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Tutela dei risparmiatori meno spazio per lAntitrust

01 luglio 2009

01 luglio 2009

Pier Luigi Parcu - Studio economico Parcu e associati

Negli ultimi anni l'Autorità Antitrust ha intrapreso la strada della tutela diretta dei consumatori anche, ma non solo, attraverso la sua nuova competenza ad applicare le norme in materia di correttezza informativa e commerciale contenute nel Codice del Consumo. Un recente parere del Consiglio di Stato nega, però, l'applicabilità di queste norme al settore finanziario e potrebbe, quindi, frenare la spinta consumeristica dell'AGCM.

Lo scorso 11 novembre 2008, l'AGCM, secondo quanto si legge nel parere della Sezione Prima del Consiglio di Stato n. 3999/2008, ha posto un quesito sull'applicabilità del Titolo III del Codice del Consumo e della proprie competenze al settore dei servizi finanziari. In pratica, l'AGCM, prima di affrontare con gli strumenti del Codice del Consumo i casi di possibile scorrettezza di comportamenti verso consumatori/risparmiatori da parte di imprese finanziarie, ha sentito l'esigenza di sapere dal Consiglio di Stato se ritenesse sussistente la competenza ad intervenire in presenza di una dettagliata normativa settoriale di tutela degli investitori/risparmiatori.

La risposta del Consiglio di Stato si basa sul principio di specialità, quale criterio di disposizione generale dell'ordinamento, nel caso di rischi di sovrapposizioni o duplicazioni non esplicitamente trattati dalla legge. In sintesi, dove, come nei mercati finanziari, esiste una normativa settoriale dettagliata e vi è la presenza di un'autorità indipendente, come la CONSOB, dotata degli opportuni strumenti di intervento, non vi è spazio per la tutela "generale" del Codice del Consumo e dell'AGCM.

La prima questione da porsi riguarda la possibile estensione delle conclusioni del Consiglio di Stato alla materia della tutela della concorrenza nei settori contemporaneamente affidati alla cura dell'Autorità Antitrust e di un'autorità indipendente di settore. Sul punto sembra importante richiamare la sentenza della Corte di Cassazione n. 4630 del 2007, che afferma sussistere nel corpus normativo antitrust un limite estrinseco all'applicazione del criterio di specialità, in quanto la normativa sia comunitaria sia nazionale prevedono esplicitamente l'applicazione generalizzata della normativa a tutela della concorrenza da parte dell'AGCM. Si può quindi sostenere, con un alto livello di certezza, che il parere non avrà conseguenze sull'attività dell'Antitrust in materia di tutela della concorrenza.

Pertanto, appurato che l'effetto del parere appare circoscritto all'ambito della tutela dei consumatori in materia di informazione e correttezza commerciale, sorge la seconda questione, più incerta, riguardante la possibile estensione dal settore finanziario, per il quale il parere è stato formulato, a eventuali altri settori con un ordinamento "similare", segnatamente il settore bancario e assicurativo, quello delle telecomunicazioni e quello dell'energia.

In questo ambito più limitato, se non sembrano esserci dubbi per quanto concerne il settore finanziario, dove l'AGCM dovrà fare un passo indietro a favore della CONSOB, per tutti gli altri settori la questione appare incerta. Probabilmente, sarà ancora una volta il Consiglio di Stato, ma questa volta nella veste di giudice di appello dei provvedimenti dell'AGCM, a dover disegnare le frontiere della competenza tra le diverse Autorità.

Ma la tutela dei consumatori uscirà alla fine rafforzata o indebolita? La normativa di ispirazione comunitaria contenuta nel Codice del Consumo era pensata per offrire una tutela unitaria attraverso il suo affidamento ad un'Autorità Antitrust esperta nella gestione di situazioni di asimmetria di potere di mercato, quali inevitabilmente si configurano tra professionisti e consumatori. Lo spezzettamento della tutela potrebbe quindi costituire un elemento che contribuisce ad indebolirla.


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