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Carta Vacanze: Tim condannata per pubblicità ingannevole

19 aprile 2013
carta vacanze tim

19 aprile 2013

Dopo la nostra segnalazione, l’Antitrust ha deciso di condannare la Tim al pagamento di una sanzione di 90.000 euro. La pubblicità della Carta Vacanze (quella che ha come protagonista Marco Polo) è ingannevole.

La pubblicità della Carta Vacanze Tim (quella che ha come protagonista Marco Polo) è ingannevole. Lo ha deciso l’Antitrust che, su nostra segnalazione, ha condannato l’azienda al pagamento di una sanzione di 90.000 euro.

Le motivazioni del provvedimento

Il collegamento che la pubblicità fa tra il notevole costo del viaggio (“costa troppo andare in Cina”) e il vantaggio economico che deriva dall’uso della carta (“ma io ho Tim e con Carta Vacanze risparmio”) portava il consumatore a credere che la carta fosse conveniente, per chiamare e navigare, soprattutto quando si va all’estero. Peccato, però, che Carta Vacanze Tim potesse essere utilizzata solo in Italia.

Pubblicità ingannevole, anche online

Lo spot era quello di Carta Vacanze Tim, con protagonista Neri Marcorè nei panni di Marco Polo: uno spot fortemente incentrato su un viaggio in Cina, per pubblicizzare una particolare offerta telefonica valida per l'estate, che lasciava presupporre che questa fosse valida anche all'estero. Peccato che la Carta Vacanze fosse valida esclusivamente in Italia e che questa informazione arrivasse soltanto alla fine dello spot, con una fugace scritta "valida 30 gg in Italia" e poi "Carta Vacanze senza limiti in Italia". Si rimandava anche al sito internet Tim dove, alla sezione Carta Vacanze, non veniva specificato che questa è valida solo su territorio nazionale.

Da vostra segnalazione, la nostra azione

Grazie alla segnalazione di un consumatore sulla nostra pagina Facebook, avevamo deciso di segnalare la pubblicità all'Antitrust inviandole una lettera. L'Autorità, riscontrando i presupposti per una sospensione della pubblicità, aveva aperto un procedimento cautelare. La cosa non deve esser piaciuta a Telecom che, sentendo aria di condanna, aveva deciso di sospendere definitivamente lo spot su su tutti i canali dal 16 giugno 2012, una settimana prima di quanto programmato. Strategia che però non è servita a evitare la condanna.


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