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Pratica sportiva non agonistica: l’elettrocardiogramma non serve

25 novembre 2013

25 novembre 2013

Quando muore un giovane atleta, l’impatto emotivo è fortissimo e si torna a chiedere che sia reso obbligatorio l’elettrocardiogramma preventivo per chiunque voglia fare qualsiasi sport. Ma i dati dicono che è una pratica inutile e potenzialmente dannosa.

Benché la legge non sia precisa in merito, è consuetudine che per praticare un’attività sportiva non agonistica (palestra, danza, ginnastica artistica…) si debba presentare un certificato medico, rilasciato di solito dai medici di base, non gratuitamente, ma a carico dell’assistito.

Il certificato di idoneità

Per rilasciare il certificato di idoneità, il medico fino a oggi non è stato obbligato dalla legge a richiedere che il paziente si sottoponga a un elettrocardiogramma (può farlo a sua discrezione). Si  levano però da più parti voci che – in particolare quando si verifica un incidente mortale in un campo sportivo – chiedono che sia reso obbligatorio l’elettrocardiogramma per chiunque voglia praticare attività sportiva non agonistica. Qualche mese fa, un decreto ministeriale aveva in effetti introdotto questo obbligo, con spesa a carico del paziente. Ma un successivo decreto ha sospeso la questione, rimandando l’esecuzione dell’elettrocardiogramma a linee guida apposite, che dovranno essere approvate in futuro dal ministero della Salute.

L’elettrocardiogramma non previene le morti improvvise degli atleti

Bisogna però dirlo con chiarezza: i dati scientifici dicono che l’elettrocardiogramma per chiunque voglia praticare uno sport non agonistico, bambini inclusi, è una pratica inutile e scorretta. Infatti:

  • non ci sono prove scientifiche che dimostrino che l’elettrocardiogramma è utile in assenza di fattori di rischio;
  • le morti sul campo, incidenti con enorme impatto emotivo, ma per fortuna rarissimi, sono nella maggior parte dei casi legati a problemi che un elettrocardiogramma ben difficilmente è in grado di evidenziare e dai dati non risulta che la pratica dell’elettrocardiogramma possa ridurne l’incidenza;
  • l’utilità di un elettrocardiogramma preventivo è discussa persino per chi pratica sport agonistico e per i bambini che devono essere sottoposti a un intervento chirurgico.

Non a caso, il progetto Usa Choosing Wisely , che si propone di valutare in base alle evidenze scientifiche le pratiche mediche più comuni, ha incluso l’elettrocardiogramma preventivo in assenza di sintomi tra le pratiche inappropriate.

Il rischio di disincentivare lo sport

Come tutti gli esami non appropriati, l’elettrocardiogramma obbligatorio per legge avrebbe una serie di conseguenze negative:

  • disincentivare la pratica sportiva, per problemi di costo e scomodità, dando oltretutto l’idea che si tratti di un’attività pericolosa, quando al contrario è salutare;
  • portare a falsi positivi, ovvero alla diagnosi di problemi in realtà inesistenti, con la conseguenza di ulteriori indagini mediche inutili;
  • portare a sovradiagnosi, cioè a identificare piccole anomalie che non avrebbero mai portato a problemi, ma che una volta trovate richiedono ulteriori accertamenti e cure.
    Insieme all’associazione Slow Medicine e a Partecipasalute, che hanno preso posizione contro l’obbligatorietà dell’elettrocardiogramma per chiunque voglia praticare un’attività sportiva, chiediamo che non si proceda a una ulteriore medicalizzazione della vita quotidiana né a ulteriori costi addossati alle famiglie.

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