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Produzione di scarpe a caro prezzo per i lavorator

08 marzo 2012

08 marzo 2012

Dai Paesi emergenti alle vetrine europee, il business delle calzature costa caro per lavoratori e bestiame. Poche le aziende che si impegnano sul piano socioambientale. Guarda il video.

Cosa si cela dietro la filiera produttiva delle scarpe in pelle? Come si comportano le grandi aziende del settore dal punto di vista economico, sociale e ambientale? L’inchiesta è stata realizzata grazie al supporto di Danwatch, l’organizzazione danese indipendente di investigazione sull’etica sociale. L’indagine sul campo è stata fatta in Brasile e in India, due tra i Paesi più rappresentativi della filiera delle scarpe di pelle. Inoltre, attraverso un questionario sottoposto alle aziende, abbiamo valutato la condotta più o meno etica dei principali colossi internazionali delle calzature.

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Coltivare l’etica sociale
Sei i marchi bocciati per la poca trasparenza e per le politiche insufficienti a tutela di lavoratori e ambiente. Sono: Camper, Merrel, Birkenstock, Mephisto, Bata e Tod’s. In linea generale il settore conciario si è rivelato poco trasparente, sono poche le aziende che si son prestate a collaborare all’inchiesta e che hanno fornito informazioni sufficienti sul proprio impegno etico. Alcune, come Timberland e Veja, si sono distinte per le politiche sociali e ambientali più trasparenti rispetto al panorama generale, ma nel complesso l’intero settore ha bisogno di un forte rinnovamento in senso etico.

La lavorazione della pelle è inquinante
Il settore conciario è particolarmente inquinante. Esiste un obbligo di trattare le acque utilizzate per conciare le pelli, ma si tratta di procedure costose, generalmente non rispettate fuori dall’Europa. Le acque reflue possono contenere acidi, sali e metalli pesanti, in particolare il cromo. Spesso le falde acquifere e le aree coltivate nei pressi delle concerie sono contaminate. A rischio, oltre alla salute umana, sono la flora e la fauna acquatica.

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