News

Saldi di fine stagione un negozio su cinque trucca gli sconti

01 gennaio 2009

01 gennaio 2009

I ribassi anticipati a causa della crisi dei consumi dimostrano l'insensatezza di una legge che limita i saldi a due periodi dell'anno. La nostra inchiesta lo conferma.

Saldi tutto l'anno?
Che senso hanno ancora i saldi, quando tutto l'anno si susseguono sconti speciali, offerte promozionali, svendite e liquidazioni? Sarebbe meglio liberalizzarli, non ha nessuna ragion d'essere una legge che li restringe a due soli periodi, quando in Italia per fortuna vige il principio della libertà dei prezzi. L'importante è intensificare i controlli e le sanzioni, perché i saldi, essendo una forma di pubblicità, possono essere ingannevoli. E la nostra inchiesta, condotta in cinque grandi città italiane lo scorso luglio, lo dimostra. I saldi si trasformano in un gioco allo sconto truccato per un negozio su cinque. Ben nel 20% delle 178 boutique da noi visitate, abbiamo rilevato subdole manomissioni sui prezzi nel periodo dei saldi. Il fine è di fare del "sensazionalismo" sulle percentuali di sconto per attirare i clienti, rinunciando il meno possibile al loro margine di guadagno. Quando non sono fittizi, gli sconti sono pompati: si maggiora artificialmente il prezzo pieno, lo si sconta con una percentuale consistente che attira i consumatori, cosicché il prezzo finale risulta di poco più basso rispetto a quello di partenza. In pratica si gioca sull'illusione del grande risparmio, mentre si tratta di pochi spiccioli.

Il buco nella trasparenza
Prezzo pieno, percentuale di sconto, prezzo finale. Sono tre elementi imprescindibili per determinare la correttezza dell'informazione quando si compra in saldo. Però non bastano, perché occorre che tutti e tre siano dotati della stessa caratteristica: la veridicità. Sui cartellini spesso si perde qualche pezzo o, peggio ancora, viene alterato un elemento chiave come il prezzo di partenza. È successo nel 44% dei negozi visitati.


Stampa Invia