News

Treni a due velocita

01 marzo 2009

01 marzo 2009

L'Italia su rotaia tenta di entrare nell'Europa ad alta velocità, ma è uno sforzo che suona come un tentativo disperato.
La verità è che i nostri treni corrono su due binari, quello veloce e privilegiato della nuova Tav (su cui viaggiano convogli a oltre 300 km orari) e quello vecchio e lento su cui si affannano ogni giorno 2 milioni di pendolari. Due mondi lontani, accomunati da problemi. L'introduzione della flotta "Freccia rossa", i treni con livrea fiammante (in realtà gli Etr500 che di nuovo hanno solo la motrice), è coincisa con l'ennesima riformulazione dell'orario ferroviario. Il cambiamento è stato necessario per dare precedenza ai bolidi veloci. Sacrificando il resto.

Ancora tanti treni in ritardo
Risultato: treni spariti, orari penalizzanti per i lavoratori, tempi di percorrenza prolungati, regionali dirottati in stazioni periferiche, ritardi all'ordine del giorno. Un'Italia a due velocità. Il nuovo scenario non ha per nulla ridimensionato il cronico problema della mancanza di puntualità. Anzi, i ritardi continuano ad essere la norma. Su 571 treni monitorati a Natale il 64% è arrivato oltre l'orario previsto.

Prezzi maggiorati
Come se non bastasse, la nuova geografia dei binari ha portato con sé un aumento di spesa, soprattutto a carico di chi, come i pendolari, per ragioni economiche non utilizzerebbe treni veloci per andare al lavoro. Ma la nuova offerta ferroviaria non lascia molta scelta. Un esempio? Se prima si pagava un prezzo accettabile per accedere ai treni di categoria superiore ai regionali, oggi la spesa di chi viaggia ogni giorno rischia di raddoppiare. Questo è il risultato del malizioso gioco di sigle, di orari diversi, di stazioni alternative, un rimescolamento di carte che anche questa volta tenta di nascondere quel rincaro delle tariffe che il governo da anni non concedeva all'azienda ferroviaria.


Stampa Invia