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Intervista a: Bebe Vio

Bisogna vivere leggeri - ci spiega Bebe Vio - ma proiettati verso i propri obiettivi. E lei lo fa: con lo sguardo puntato allo sport e il cuore aperto agli altri.

  • di
  • Manuela Cervilli
01 settembre 2019
  • di
  • Manuela Cervilli
Bebe Vio

Bebe è impegnatissima. Ci sono gli allenamenti, le gare, c'è l'apertura delle Universiadi a Napoli. Ma tempo fa lei ha fatto una promessa fondando con i suoi genitori l’associazione onlus Art4sport: quella di permettere a tanti bambini di ricominciare a vivere tirando di scherma, correndo, nuotando o giocando a pallone. Così Bebe trova il tempo anche per la nostra intervista, per parlarci di lei, di loro. E farci capire che le "difficoltà di Bebe" sono le difficoltà di tutti i bambini che subiscono un’amputazione. 

A 11 anni non è facile ragionare da grandi e - con lucidità - pensare che la vita può prendere altre pieghe. Tu come hai fatto a trovare questa forza?

«Io vivo alla giornata! Bisognerebbe vivere tutta la vita alla giornata senza stare troppo a pensare, impegnandosi per raggiungere i propri obiettivi ma vivendo “scialli”. La mia forza, nei momenti belli e in quelli meno belli, è sempre stata la mia famiglia: mia mamma, mio papà, mio fratello Nicolò, mia sorella Sole, i nonni… senza di loro non ce l’avrei mai fatta».

La tua famiglia si è scontrata con la sconcertante situazione italiana dove regna l’assoluta mancanza di supporto da parte del Sistema sanitario nazionale su luoghi e attrezzature sportive per disabili…

«Esattamente. Dopo essere stata colpita dalla meningite nel 2008, l’unica cosa che volevo fare mentre ero in ospedale era tornare a tirare di scherma. Purtroppo, però, non era per niente così semplice. Quando i miei genitori hanno iniziato a informarsi per capire come fare, hanno realizzato quanto, per lo Stato, non fosse importante per una persona amputata fare sport. Le protesi e le attrezzature sono molto costose e, soprattutto nei bambini che sono in costante crescita, necessitano di adattamenti frequenti. Molte famiglie, tutto questo, non se lo possono permettere e di conseguenza non posso far praticare sport ai loro bambini».

Sei la prima atleta che tira di scherma con quattro protesi agli arti. Quanto è stata importante per il tuo caso l’innovazione tecnologica e le sue applicazioni nello sport?

«Sì, proprio così: sono la prima e unica atleta quadriamputata al mondo a tirare di scherma senza il braccio armato cioè quello che tiene il fioretto. Quando volevo ricominciare a far scherma, mio papà, insieme ai super tecnici dell’Arte Ortopedica di Budrio (BO), si sono messi a progettare una protesi che mi permettesse di tornare a tirare. È stato un percorso lungo e non proprio semplice. C’è stato anche chi mi ha detto che non avrei più potuto fare scherma… Sbagliava. Il lavoro di squadra ha ripagato».

L’innovazione però non può essere solo tecnologica, ma anche di pensiero. Tu sostieni l'integrazione sociale grazie allo sport dei bambini che hanno subìto amputazioni. Che cosa fai concretamente?

«Ho creato Art4sport, che è nata proprio per sopperire alla mancanza dello Stato. L’associazione punta a migliorare la qualità della vita di bambini e di ragazzi con amputazioni d’arto e quella delle C'è stato anche chi mi ha detto che non avrei più potuto fare scherma. Il lavoro invece ha ripagato loro famiglie utilizzando lo sport come terapia. E poi promuove la conoscenza del mondo paralimpico. Insieme a tecnici specializzati, studia, realizza e - soprattutto - finanzia le costosissime protesi che sono indispensabili per praticare un’attività sportiva. Ma non solo. Ancora prima, aiuta i bambini a trovare il percorso sportivo più adatto a loro e le strutture dove poterlo praticare». 

Ai bambini bisogna insegnare la resilienza, la capacità di resistere agli urti della vita, alla fatica dello sport, alla sconfitta in una gara o a un brutto voto… I ragazzi di Art4sport valgono più di mille parole. Parlaci di loro.

«Siamo 29 ragazzi nell'associazione, me compresa: formiamo l’Art4sport team. Ognuno di noi ha la sua storia, ma tutti abbiamo un elemento che ci accomuna: deve mancarci un “pezzettino” per poter far parte dell’associazione! C’è chi è amputato dalla nascita, chi ha subito un incidente e chi è stato colpito da una malattia… queste sono le tre “casistiche”. Pratichiamo molti sport differenti tra cui scherma in carrozzina, atletica, nuoto, snowboard,  triathlon, taekwondo, equitazione, basket in carrozzina e altri ancora. È bello fare gruppo tra di noi e quando ci vediamo agli eventi dell’associazione, come ai Giochi Senza Barriere, oppure nel weekend sulla neve quando andiamo a sciare o al compleanno di Art4sport, i più grandi aiutano i piccoli e sono per loro un esempio da seguire».

Nella bellissima foto che ci hai mandato siete tutti insieme. Chi desiderasse seguire da vicino le vostre imprese che cosa può fare?

«Per saperne di più sull’Associazione e sull’Art4sport team può visitare il sito www.art4sport.org. Ci sono anche le foto di tutti i ragazzi del team, le storie di ognuno, gli sport praticati, le passioni. Non importa quale sport si sceglie o il livello “agonistico” che si raggiunge...». Siamo d'accordo, Bebe, non importa davvero quale sport si sceglie o il livello: siete davvero tutti campioni...