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Aborto parlano le donne

01 ottobre 2010

01 ottobre 2010

Dopo un lungo dibattito, nel dicembre 2009 è stata introdotta anche nel nostro paese la possibilità di abortire farmacologicamente, con la pillola RU486. Un metodo contestato dai movimenti antiabortisti, perché considerato "troppo facile".
In realtà, dalle risposte che abbiamo ricevuto nei paesi in cui la RU486 è in uso da più tempo, non risulta che l'aborto farmacologico sia un'esperienza meno pesante. Al di là della nuova pillola, di troppo recente introduzione per essere inclusa in questa inchiesta, abbiamo voluto gettare una luce sull'esperienza delle donne che affrontano la difficile esperienza di interrompere volontariamente la gravidanza.

Contraccezione: un terzo non l'ha usata
Dalla nostra indagine emerge chiaramente che il primo motivo di ricorso all'aborto è il mancato uso della contraccezione. Il 35% delle donne che hanno risposto al questionario ha dichiarato di non aver usato alcun metodo contraccettivo nei tre mesi precedenti la gravidanza indesiderata. E dopo l'aborto, ancora il 5% dichiara di continuare a non usarne: troppo, questo aspetto dovrebbe essere affrontato con più decisione nelle strutture sanitarie.

A quale settimana?
La maggioranza delle donne decide di abortire entro la sesta settimana di gravidanza e ne parla come prima cosa con il proprio ginecologo. Quasi tutte dichiarano di essere state messe a proprio agio dai medici e consulenti con cui hanno parlato durante il primo colloquio e quasi tutte hanno subito ricevuto spiegazioni e informazioni sulle procedure da seguire.

Come prevede la legge 194, le donne italiane sono state anche informate del periodo di riflessione: una settimana da quando si ottiene il certificato a quando si può effettivamente interrompere la gravidanza. Sette giorni che il legislatore italiano ha ritenuto importanti per tornare eventualmente sulla propria decisione, ma che fanno notevolmente aumentare, rispetto agli altri paesi, il tempo complessivo di attesa (in Spagna non esiste questo periodo e in Portogallo è solo di tre giorni).

Privacy e sostegno
Quando ci si trova a dover affrontare un evento delicato e difficile come un'interruzione di gravidanza, rispetto e sostegno sono due componenti d'aiuto fondamentali. Dalle risposte al nostro questionario emerge che è molto alta la soddisfazione per la professionalità dei medici e degli infermieri e per il rispetto della privacy delle pazienti. Ma viene fuori anche che le donne italiane e straniere residenti molto spesso affrontano l'iter da sole e senza parlarne con nessuno. L'aborto è ancora un tabù o qualcosa da nascondere.

Percezione del dolore
Il 15% di chi ha risposto al questionario ritiene che l'aborto sia stato molto doloroso, molto più di quanto si aspettasse. Contrariamente a quanto si pensa, l'aborto farmacologico sembra invece essere il più difficile da sopportare, almeno nella percezione delle pazienti. È anche quello con gli effetti collaterali maggiori: nausea, vomito e dolori addominali. E, dato che simula in tutto e per tutto un aborto spontaneo, anche il sanguinamento è molto più forte.


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