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Controversie civili: ora è d'obbligo la conciliazione

22 marzo 2011

22 marzo 2011

I cittadini coinvolti in liti civile (in molti settori di interesse consumeristico), prima di poter andare in giudizio, da ora in poi dovranno fare un tentativo obbligatorio di conciliazione presso uno degli organismi accreditati dal Ministero di Giustizia.

Da ora in poi ogni cittadino coinvolto in una lite civile, dalle successioni ai contratti bancari, dalle locazioni al danno da responabilità del medico, prima di poter andare in giudizio dovrà fare un tentativo obbligatorio di conciliazione. Entra in vigore il decreto legislativo 28 del 4 marzo 2010, la nuova legge sulla mediazione, da presentare presso uno degli appositi organismi accreditati dal Ministero della Giustizia; il decreto Milleproroghe ha previsto invece (in extremis) uno slittamento di un anno per l’obbligo di conciliazione per quanto riguarda le controversie condominiali e quelle in materia di Rc auto.

Per il consumatore oltre al danno, la beffa
Noi siamo sempre stati favorevoli (e continuiamo ad esserlo) a risoluzioni alternative al Giudice in fatto di controversie, tuttavia non riteniamo che lo strumento più efficace per facilitare un’ampia partecipazione a questi sistemi sia quello di renderli obbligatori per legge. Il successo degli ADR (Alternative Dispute Resolution) risiede nel loro buon funzionamento che potrebbe essere messo in crisi in partenza se l’accesso, anche da parte delle imprese, è obbligato e non volontario. Il rischio, in tal caso, è che si trasformi tutto in una perdita di tempo o in un vuoto e formale passaggio burocratico. Un passaggio obbligatorio che per il consumatore, già oggetto di un danno, può trasformarsi in beffa, poiché si vedrà costretto a dover sborsare subito le 40 euro della conciliazione. In questo modo, in netta contraddizione rispetto a quanto indicato nella Raccomandazione 98/257/CE, si preclude il suo libero accesso alla giustizia garantito dalla nostra Costituzione.

Valorizzare la “conciliazione paritetica”
Non da molto è scaduto il termine per rispondere alla consultazione lanciata dalla Commissione europea per migliorare il ricorso ai sistemi alternativi per la risoluzione delle dispute nell'ambito dei Paesi membri dell’Unione europea. Noi abbiamo fatto presente che, per quanto concerne l’Italia, andrebbe presa in considerazione e valorizzata l’esperienza della cosiddetta “conciliazione paritetica”; si tratta di un modello sviluppato sulla base di protocolli d’intesa tra associazioni di consumatori e imprese (o associazioni di imprese) che non prevede un conciliatore o arbitro terzo ma una commissione di conciliazione composta da un rappresentante dell’associazione di consumatori e un rappresentante dell’impresa. I rappresentanti sono chiamati a individuare una proposta di soluzione della controversia che viene poi sottoposta in ultima analisi (per l’accettazione) al consumatore che resta comunque libero, in caso di insoddisfazione, di intraprendere ogni altra azione a difesa dei propri diritti.

Meglio strade gratuite per il consumatore
La conciliazione paritetica, oltre ad essere in completa sintonia con le Raccomandazioni europee, ha il vantaggio anche di essere gratuita per il consumatore, tuttavia questa nuova legge sulla mediazione obbligatoria sembra non prendere in considerazione questa soluzione. In realtà queste due modalità di accesso alla giustizia non possono e non devono essere destinate a rimanere estranee: infatti anche il decreto ministeriale 10 ottobre 2010, n. 180 (seppur in modo piuttosto criptico) sembra riconoscere agli organismi di mediazione la possibilità di “utilizzare i risultati delle negoziazioni paritetiche”.
Il nostro auspicio è che, anche a fronte di questa apertura nel nuovo dettato legislativo nazionale, la consultazione lanciata dalla Commissione europea possa rivelarsi un momento di confronto positivo per aprire finalmente la strada al pieno riconoscimento delle conciliazione paritetiche nel novero dei sistemi di risoluzione alternativa delle controversie a livello europeo.


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