News

Il reddito delle famiglie e la crisi economica

20 ottobre 2010

20 ottobre 2010

Fedele De Novellis e Valentina Ferraris - Ref Ricerche per l'Economia e la Finanza

La crisi del 2008-2009 ha colpito gravemente le famiglie, anche se in misura inferiore rispetto a quanto sarebbe stato possibile sulla base della caduta del Pil. Ad attenuare la dimensione della caduta del reddito e dei consumi sono intervenuti alcuni fattori di natura estemporanea.

Nel corso dell'ultimo biennio anche l'economia italiana è stata colpita duramente dalla crisi. In particolare, l'economia italiana è fra quelle che hanno registrato le maggiori perdite di prodotto, con una contrazione complessiva del Pil di oltre il 6% nel biennio 2008-09. Peraltro, già nel biennio precedente la crescita italiana era stata particolarmente modesta nel panorama internazionale, sollevando un dibattito circa le cause della debolezza strutturale dell'economia. La recessione, sovrapponendosi al trend di sviluppo già modesto, ha portato a registrare una contrazione del prodotto tale da riportare l'economia sui livelli di inizio decennio. Questo ha significato un arretramento del prodotto pro capite.

Naturalmente, le famiglie non sono state risparmiate dalla crisi: i redditi hanno perso posizioni, ma in misura contenuta rispetto a quanto ci si sarebbe potuti attendere sulla base della caduta del Pil. Sono in particolare tre i fattori che hanno consentito di smorzare l'impatto della crisi sui bilanci familiari: la politica fiscale, l'evoluzione delle ragioni di scambio e la relazione tra crescita ed occupazione.

In Italia la politica fiscale si è limitata a lasciare operare liberamente gli stabilizzatori automatici del ciclo economico; non sono state invece adottate misure di carattere discrezionale a sostegno della domanda interna, come è avvenuto nella maggior parte degli altri paesi. La finanza pubblica ha fornito un contributo positivo all'andamento del reddito disponibile, grazie alla contrazione delle imposte versate e al maggior ricorso agli ammortizzatori sociali.

La contrazione dei prezzi delle materie prime osservata nel corso del 2009 ha comportato, per tutti i paesi industrializzati, un miglioramento delle ragioni di scambio e una caduta dell'inflazione, con un effetto positivo sul potere d'acquisto delle famiglie. Il contributo è stato significativo in prospettiva storica e permette di spiegare l'andamento apparentemente paradossale di una dinamica salariale, in termini reali, in accelerazione nel corso di un periodo di crisi.

Il terzo elemento da considerare è costituito dalla caduta ciclica della produttività, legata a fenomeni di labour hoarding, espressione con la quale ci si riferisce al mantenimento dello stock di lavoratori (o di parte di essi) da parte di un datore di lavoro durante una recessione. Il labour hoarding, ha permesso di mantenere molto bassa l'elasticità dell'occupazione rispetto al ciclo economico e le perdite nei posti di lavoro sono risultate finora complessivamente contenute. Oltre alla produttività oraria, si sono ridotte anche le ore lavorate per occupato, per effetto della caduta delle ore di straordinario, l'incremento dell'incidenza del part-time anche involontario, e soprattutto l'aumento del numero di lavoratori in Cassa Integrazione.

I fattori che hanno agito limitando la contrazione del reddito, sono stati peraltro condivisi dalle maggiori economie; il nostro paese, peraltro, è quello che presenta fra le maggiori economie europee la performance peggiore dal punto di vista dei redditi delle famiglie. La contrazione dei consumi è stata in parte attenuata grazie all'andamento cedente del tasso di risparmio. Se nelle altre maggiori economie europee si è osservato nel corso degli ultimi due anni un incremento del tasso di risparmio, questo non è avvenuto invece nel nostro paese. Viceversa, a fronte dell'aumento della quota di consumi sul reddito dei consumatori, si è ridotta la quota di investimenti. Se l'evoluzione della propensione al consumo è stata anticiclica, quello della propensione ad investire ha operato invece pro-ciclicamente. Ne è derivata una caduta soprattutto degli acquisti di case.

A livello micro, comunque, gli esiti sui redditi delle famiglie possono essere piuttosto differenziati: elaborazioni svolte sugli ultimi dati disponibili, relativi al 2008 e che colgono solo i primissimi effetti della crisi, mostrano comunque come l'impatto redistributivo sia stato limitato: non c'è stato un aumento significativo del grado di disuguaglianza nella distribuzione dei redditi. Un'analisi distinta per decili, però, evidenzia come le maggiori perdite si siano registrate agli estremi della distribuzione, ovvero per le famiglie molto povere (i cui redditi sono più sensibili alla perdita dell'impiego) e per quelle molto ricche. Preoccupa l'incremento dell'indebitamento soprattutto delle famiglie più povere, la cui esposizione (espressa in termini di debito su ricchezza detenuta) è più che triplicata rispetto ad inizio decennio.

In conclusione, tenendo presente che i fattori che hanno sostenuto i redditi nel corso della crisi hanno carattere temporaneo, e sono quindi destinati a venire meno già da quest'anno, è plausibile che alcuni effetti avversi si trascineranno anche in questi anni: le conseguenze della crisi sulle famiglie non si sono ancora esaurite.


Stampa Invia