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La ricchezza delle famiglie confronto internazionale

14 dicembre 2010

14 dicembre 2010

Riccardo De Bonis - Banca d'Italia

L'articolo confronta la ricchezza delle famiglie italiane con quella di altri sei Paesi industrializzati. Le famiglie italiane occupano una posizione intermedia per valori della ricchezza finanziaria lorda rispetto al reddito disponibile. Durante la crisi finanziaria, hanno ridotto i loro investimenti in azioni e fondi comuni, privilegiando depositi e titoli. Nonostante la crescita degli ultimi anni, i debiti delle famiglie italiane rimangono i più bassi tra i maggiori Paesi industrializzati. Tenuto conto delle elevate attività reali possedute dagli italiani, la loro ricchezza netta totale è dunque alta, se messa a confronto a livello internazionale.

Obiettivo dell'articolo è riassumere l'evoluzione recente della ricchezza delle famiglie italiane, mettendola a confronto con quella di altri Paesi industrializzati: Stati Uniti, Regno Unito, Giappone, Francia, Germania e Spagna. La ricchezza finanziaria comprende tutti gli strumenti (o prodotti) finanziari che le famiglie detengono. Per ricchezza netta si intende la ricchezza finanziaria al netto dei debiti che le famiglie contraggono; la ricchezza totale netta è la somma delle due precedenti.

La ricchezza fornisce segnali non solo sulla domanda dei risparmiatori, ma anche sulle caratteristiche dei sistemi finanziari, perché in ogni Paese gli intermediari offrono alcuni strumenti piuttosto che altri. Con la crisi dei sistemi pensionistici pubblici è diventato più importante rispetto al passato lo studio degli strumenti che le famiglie utilizzano per far fronte alla vecchiaia. Più di recente, la crisi finanziaria e la caduta dei prezzi azionari e delle case hanno alimentato la discussione sull'importanza dei prezzi di queste attività non solo per la conduzione della politica monetaria, ma anche per gli effetti sul ciclo economico e sulla stabilità finanziaria. È consuetudine esprimere la ricchezza finanziaria delle famiglie in rapporto al loro reddito disponibile. I sette Paesi considerati possono essere divisi in due gruppi. Nel primo vi sono Stati Uniti, Regno Unito e Giappone, nel secondo i Paesi dell'area dell'euro. La ricchezza finanziaria è pari a più di quattro volte il reddito disponibile delle famiglie nel primo gruppo. Il rapporto è, invece, tra due volte e mezzo e tre volte e mezzo il reddito nei Paesi dell'area dell'euro, con l'Italia in posizione preminente. Una prima spiegazione delle differenze tra i due gruppi di Paesi è che la percentuale di abitanti che investono in azioni direttamente o indirettamente attraverso fondi pensione, fondi comuni e compagnie assicurative è più alta nel Regno Unito, negli Stati Uniti e in Giappone. In altre parole, nei primi tre Paesi le famiglie possono beneficiare in misura maggiore che negli altri dei guadagni in conto capitale derivanti dalle rivalutazioni dei prezzi azionari, anche se sono ovviamente più esposte ai rischi legati alle cadute delle Borse. Ciò conferma che per comprendere lo sviluppo di un sistema finanziario occorre guardare sia ai mercati sia agli intermediari.

Un secondo motivo che spiega le differenze tra i due gruppi di Paesi è che le pensioni pubbliche sono meno rilevanti negli Stati Uniti e nel Regno Unito che nell'area dell'euro. Un terzo elemento è che in Paesi come la Spagna e l'Italia le famiglie beneficiano di una ricchezza reale elevata. La relazione tra ricchezza reale e ricchezza finanziaria è peraltro complessa, dato che ci sono Paesi, per esempio il Regno Unito, dove le due componenti appaiono complementari piuttosto che sostitutive. Nonostante le differenze nazionali, negli ultimi 15 anni il rapporto tra attività finanziarie delle famiglie e reddito disponibile è cresciuto in tutti i Paesi.

Nel lungo periodo i Paesi industrializzati hanno registrato un aumento del peso delle attività finanziarie. Questa tendenza è derivata da molti fattori. A partire dagli anni 80 del Novecento, la deregolamentazione della finanza ha allargato lo spettro dei prodotti disponibili per i risparmiatori. L'armonizzazione della regolamentazione finanziaria in Europa e la libertà dei movimenti di capitale hanno agito nello stesso senso, portando a un aumento nel portafoglio delle famiglie di strumenti emessi da soggetti non residenti. La composizione della ricchezza finanziaria delle famiglie vede sia tendenze comuni ai vari Paesi sia il permanere di specificità nazionali, legate al peso dei depositi bancari e postali, delle obbligazioni emesse dallo Stato e dalle banche, dell'importanza delle piccole imprese. Dagli ultimi anni del secolo scorso fino all'inizio della crisi finanziaria, nel 2007, il rapporto tra debiti finanziari delle famiglie e reddito disponibile è cresciuto nella maggior parte dei Paesi industriali in un contesto di inflazione contenuta e tassi di interesse bassi. L'aumento del debito delle famiglie era stato valutato in termini prevalentemente positivi, visto che aveva accresciuto la possibilità per gli individui di acquistare una casa o di far fronte a difficoltà economiche temporanee. Al contrario, la crisi dei mutui subprime negli Stati Uniti, la caduta dei prezzi delle case, le difficoltà dei debitori nel rimborso dei prestiti contratti e le conseguenze negative per le banche hanno rafforzato l'idea che un debito eccessivo delle famiglie possa avere conseguenze negative sulla stabilità finanziaria e sul ciclo economico. Con la crisi finanziaria, nel 2008 e 2009 la decelerazione del credito bancario si è tradotta in una diminuzione del rapporto tra debito e reddito disponibile delle famiglie nella gran parte dei Paesi. Il livello di debito più elevato si registra nel Regno Unito, con un valore che supera il 150% del reddito disponibile. In Italia i debiti finanziari delle famiglie sono pari a circa il 60% del reddito disponibile, un valore molto basso. Nei Paesi anglosassoni i livelli elevati di debito sono stati sostenuti dalla diffusione di un meccanismo, assente in Italia, secondo il quale le banche offrono un'automatica estensione del mutuo se è cresciuto il valore dell'immobile offerto in garanzia dalle famiglie. Nonostante la finanziarizzazione delle economie degli ultimi vent'anni, le attività reali sono il pezzo prevalente della ricchezza delle famiglie nella gran parte dei Paesi, con due eccezioni importanti rappresentate da Stati Uniti e Giappone.

Come abbiamo detto, la ricchezza reale delle famiglie raggiunge i suoi valori massimi in Spagna, dove, fino a prima della crisi finanziaria, i prestiti per l'acquisto della casa avevano registrato la crescita più elevata dei Paesi dell'area dell'euro, intrecciandosi con un raddoppio dei prezzi delle case tra il 1998 e il 2007. In Italia l'aumento dei prezzi delle case è stato minore che in Spagna, Regno Unito e Francia, così come lo sono state le riduzioni del 2008-09.


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