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Violenze familiare la nostra inchiesta

01 febbraio 2009

01 febbraio 2009

Oggi è la Giornata internazionale contro la violenza alle donne. Intimidazioni, ricatti, percosse sono un dramma privato troppo sottovalutato. Le vittime non denunciano le esperienze umilianti vissute tra le mura di casa. Che riguardano le donne, ma non solo, come dimostra la nostra inchiesta.

Un problema frequente
In Italia negli ultimi dodici mesi un cittadino su dieci è rimasto vittima di violenza tra le mura di casa. Il problema riguarda tutte le fasce sociali, culturali e religiose e non colpisce unicamente le donne né riguarda solo l'ambito della coppia. Il teatro della violenza, secondo le statistiche, è principalmente la casa. In famiglia si subiscono più forme di violenza. Si passa da atti di violenza verbale e fisica, fino a quella sessuale. Il dramma è silenzioso perché è percepito nella coscienza collettiva come un fenomeno assolutamente privato, piuttosto che un problema pubblico.

E questo purtroppo tiene lontane dalle famiglie le istituzioni e le forze dell'ordine. Le vittime di violenza domestica sopportano esperienze orribili, che alla lunga riducono drasticamente l'autostima e portano a un progressivo isolamento. Molto di rado gli abusi vengono denunciati, anche quando si protraggono per anni.

Maggiore sostegno e più informazione
Nella quasi totalità dei casi questo genere di reati resta impunito, perché non viene denunciato. Spesso la violenza familiare non è percepita nella sua reale gravità. È molto difficile denunciare chi si ama e trovare le parole per dirlo. Uscire dall'isolamento e dal silenzio, però, è l'unico modo per venirne fuori. Come rivela la nostra inchiesta, i cittadini non hanno abbastanza fiducia nelle istituzioni. Lo Stato deve essere più presente. Bisogna fare solide campagne di informazione, perché il silenzio lascia sole le vittime di violenza. Ma l'aiuto deve essere anche concreto. Oggi il sostegno alle famiglie è garantito quasi esclusivamente dalle associazioni di volontariato, che faticano a sopravvivere, perché non ricevono un adeguato sostegno economico da parte del governo.

I problemi maggiormente deunciati
L'aggressione verbale è il problema più frequente denunciato tra le mura domestiche. Ma nelle dinamiche tra parenti prendono corpo anche l'aggressione fisica e le minacce, fino ai casi più rari di molestie.

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Cause e conseguenze
Sono molto varie le cause all'origine dei conflitti familiari. Divergenze di opinioni in vetta, cui seguono frustrazione, depressione, difficoltà economiche e gelosia. In risposta alle manifestazioni aggressive insorgono disturbi anche fisici, stress, insonnia e ansia. Sempre e comunque ne risente la qualità della vita degli interessati. 

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Familiari sfiduciati
Molto spesso le vittime non trovano il coraggio di denunciare un familiare e di iniziare l'iter giudiziario per tenerlo alla larga. Il primo motivo di resa risiede nella paura di peggiorare la situazione. La maggioranza degli intervistati considera la violenza domestica un problema sociale importante, per il quale sarebbero necessarie leggi più severe. 

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"Donne da tutelare". Intervista a Alessandra Bagnara, presidente dell'associazione Linea Rosa di Ravenna e di D.i.re, l'Associazione nazionale che raccoglie oltre 50 centri antiviolenza d'Italia.
Famiglia uguale violenza?
L'85-90% dei casi di violenza alle donne si verifica in famiglia.

Come agite?
Diamo ascolto e protezione alle donne, che spesso hanno paura di non essere credute, temono il giudizio degli altri. Da noi prendono coscienza di ciò che vivono. Non è facile: avevano fiducia nei loro aggressori, spesso hanno avuto figli da loro. I centri antiviolenza offrono consulenze legali, collaborano con le realtà sociosanitarie e le forze dell'ordine.

E sono preparati?
Serve più formazione e informazione in un'ottica di intervento integrato e multidisciplinare di aiuto che coinvolga forze dell'ordine, servizi sociali, ospedali, medici di base, insomma tutti i soggetti.

La legge è adeguata?
Manca una legislazione nazionale per i centri antiviolenza e la situazione è a macchia di leopardo: alcuni ottengono finanziamenti dagli enti locali più sensibili; altri stentano a sopravvivere. Da parte del governo non c'è un piano organico. Per questo è necessaria una sinergia fra tutti i soggetti coinvolti per fornire risposte adeguate alle donne che chiedono aiuto.

Cosa bisogna migliorare?
Stiamo chiedendo al governo un piano d'azione nazionale affinché tutte le cittadine abbiano ovunque le stesse possibilità. Manca inoltre una legge sullo stalking, che riconosca come reato le persecuzioni subite dalle donne da parte di partner ed ex.

Ci sono casi di successo?
Spesso l'esito è positivo. Molte donne che si rivolgono ai Centri trovano lavoro e indipendenza economica grazie ad un percorso personale di consapevolezza che restituisce loro autostima. Alcune donne riescono anche a tornare a casa.

Parole amare
La violenza tra le mura di casa si esprime sotto varie forme, che spesso si compenetrano. Ecco un breve glossario per capire di più.

Violenza domestica
Uno dei coniugi esercita un controllo autoritario sull'altro partner, che sfocia in violenza verbale (con ricatti e imposizioni), ma anche fisica o sessuale. Possono esserne coinvolti anche i figli.

Violenza psicologica
Anche se apparentemente è meno evidente della violenza fisica o sessuale, consiste in una serie di gravi denigrazioni, umiliazioni, minacce e strategie di isolamento, che limitano molto la vita della vittima. Spesso incapace di rendersi conto di subire tanto.

Violenza economica
Sono tutti gli atteggiamenti che limitano l'indipendenza economica (di solito della donna). Piegando la dignità della persona, le si sottrae lo stipendio, la si costringe a contrarre debiti, le si impone di lasciare il lavoro. Il controllo economico è poco riconosciuto, anche perché ancora oggi è considerato normale che sia l'uomo a "mandare avanti la famiglia".

Stalking
Il termine inglese ("perseguitare") indica una serie di atteggiamenti ripetuti verso un'altra persona, spesso di sesso opposto, che generano stati di ansia e paura e possono comprometterne la quotidianità. La persecuzione avviene di solito mediante intrusioni nella vita privata: telefonate, lettere, email, inseguimenti, appostamenti, che possono riguardare anche persone legate affettivamente alla vittima. Lo stalker può essere un estraneo, ma più spesso è un conoscente, un collega o un ex partner.