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Etf che cosa sono e come funzionano

Sono dei fondi comuni e sono negoziati sul segmento di Borsa italiana Etf Plus e possono essere comprati e venduti sul mercato esattamente come succede per le azioni.

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    Etf: che cosa sono e come funzionano 3 mesi fa - mercoledì 19 luglio 2017

    Etf è l’acronimo di Exchange traded funds. Sono, nella pratica, dei fondi comuni e sono negoziati sul segmento di Borsa italiana Etf Plus e possono essere comprati e venduti sul mercato esattamente come succede per le azioni. Gli Etf si limitano per lo più a fotografare il mercato in cui investono, ossia, diversamente dalla maggioranza dei fondi comuni non hanno una gestione attiva, ma replicano gli indici di mercato.

    Etf che cosa sono e come funzionano

    Etf che cosa sono e come funzionano

    Etf: che cosa sono e come funzionano

    Etf è l’acronimo di Exchange traded funds. Sono, nella pratica, dei fondi comuni e sono negoziati sul segmento di Borsa italiana Etf Plus e possono essere comprati e venduti sul mercato esattamente come succede per le azioni. Gli Etf si limitano per lo più a fotografare il mercato in cui investono, ossia, diversamente dalla maggioranza dei fondi comuni non hanno una gestione attiva, ma replicano gli indici di mercato.

    Quali sono i vantaggi degli Etf

    I vantaggi degli Etf possono essere riassunti nella facilità di acquisto (si comprano come un’azione sul un mercato italiano, la maggior parte delle banche consente queste operazioni senza problemi), nella possibilità di investire anche cifre contenute, dato che il minimo di negoziazione è pari a una quota e nella certezza di poter vendere in ogni momento il proprio Etf sul mercato, grazie alla garanzia di una negoziazione continua.

    Quanto costa investire in Etf.

    Gli Etf, solitamente, hanno costi inferiori rispetto ai fondi comuni, e questo è uno dei loro punti di forza. Non sono previste, per esempio, commissioni di ingresso o di uscita e nemmeno spese di performance, in quanto richiedono solo il pagamento dei costi di compravendita in Borsa richiesti dalla banca. Inoltre le spese di gestione rappresentate nel Ter (Total Expense Ratio) degli Etf raramente superano lo 0,7% nel caso in cui investano in mercati emergenti e sono solitamente inferiori allo 0,3% nel caso in cui investono nelle Borse dei Paesi sviluppati.

    Etf a leva, short e long…

    Esistono anche Etf strutturati che non si limitano a replicare un indice, ma che permettono di amplificare i movimenti dell’indice di riferimento (Etf a leva), di replicarli al contrario (Etf short o long) oppure di proteggere il proprio portafoglio (Etf protective put). Anch’essi hanno una gestione automatica: definito il modello matematico alla base del calcolo, lo implementano passivamente.

    Etf a replica fisica o Etf a replica sintetica?

    Gli Etf si suddividono anche in Etf a replica fisica, comprano cioè direttamente i titoli che fanno parte degli indici che replicano, oppure Etf a replica sintetica. Questi ultimi non comprano direttamente i titoli del listino fotografato, ma investono in titoli diversi e poi replicano l’indice di riferimento grazie a un contratto di swap, un particolare prodotto finanziario che permette loro di imitare il mercato.

    Quali sono i rischi degli Etf?

    I rischi degli Etf dipendono principalmente dal mercato d’investimento. Quindi gli Etf azionari sono più rischiosi degli Etf obbligazionari e gli Etf a leva (che moltiplicano l’andamento dei mercati) sono anch’essi più rischiosi. Per il resto gli Etf sono come dei fondi comuni, per cui il portafoglio dell’Etf è distinto da quello del gestore: solo i possessori delle quote vantano credito nei confronti del fondo. In poche parole il patrimonio dell’Etf è distinto dal possibile fallimento di chi lo gestisce. C’è poi un rischio distinto tra Etf sintetici e Etf fisici. Gli Etf sintetici, avendo al loro interno uno swap, sono soggetti al rischio che la controparte dello swap possa fallire. Lo swap non supera comunque mai il 10% del valore del patrimonio e nell’esperienza reale è in genere molto meno. Gli Etf sintetici possono prestare i titoli che hanno in portafoglio ad altri (in genere lo fanno per abbassare le spese), in teoria ciò gli espone a un eventuale fallimento di chi si fa prestare i titoli che potrebbe non essere in grado di restituirli. Stiamo comunque parlando di rischi piuttosto remoti e di eventi estremi. Ulteriori approfondimenti sui rischi degli Etf li trovi qui (www.altroconsumo.it/finanza/investire/fondi-e-etf/analisi/2010/05/i-rischi-nascosti-dietro-gli-etf)

    La differenza tra Etf e Etfs

    L’Etf è un fondo comune, scambiato in Borsa come una normale azione. L’Etfs invece non lo è. È un contratto che replica l’andamento del cambio di una valuta, del prezzo di una materia prima oppure di un indice azionario o obbligazionario. Quando l’Etfs replica l’andamento di una materia prima è chiamato Etc, negli gli altri casi si chiama Etn. Vediamo cosa sono in dettaglio. Gli Etc (Exchange traded commodities) funzionano in tutto e per tutto come gli Etf, ma replicano indici di materie prime fisiche o contratti derivati su materie prime. Gli Etn, e anche gli Etc, invece, pur essendo compravenduti come azioni sul mercato Etf plus e pur replicando passivamente un indice, non sono un fondo e non possiedono direttamente nessun titolo. Questo si traduce in una differenza fondamentale: gli Etf hanno un patrimonio separato rispetto a quello delle società che ne curano le attività di costituzione, gestione, amministrazione, ecc… e non sono esposti al rischio di insolvenza neppure in caso di fallimento delle banche, per esempio, che li emettono. Gli Etn, invece, non hanno questo “cuscino”. Se l’emittente fallisce, i titolari dell’Etn si dovranno mettere in fila assieme a tutti gli altri creditori. 

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    Quant’è lungo il lungo periodo? 6 mesi fa - venerdì 28 aprile 2017
    A guardare la storia delle Borse: non meno di 15 anni!
    Scommesse

    Scommesse

    Una delle grosse sfide per chi, come noi, spiega la finanza, è farsi intendere quando usa arnesi concettuali qualitativi tipo “lungo periodo”, “medio termine” e “breve termine”. Se ti diciamo che puoi acquistare azioni, ma lo devi fare in un’ottica di lungo periodo, tu, per esempio che cosa capisci? Sei anni, che è il tempo che ci impiega un bambino per venire al mondo e iniziare le scuole elementari? Dieci anni, che è lo spazio temporale di quelle che un tempo si chiamavano nozze di stagno? O addirittura di più, quanto il tempo che ci vuole per traghettare un figlio dalla culla alla maggiore età? La risposta è determinante, perché ne discende fatalmente la bontà o meno delle tue scelte di investimento. Lo chiariamo qui una volta per tutte: per noi lungo periodo significa un lasso temporale di circa 15/20 anni. Ti pare troppo? Non sarà così dopo che ti avremo detto come lo abbiamo calcolato.

     

    Un confronto col passato

    In generale parlando di lungo periodo pensiamo al cosiddetto holding period delle azioni, ossia al lasso temporale entro cui è ragionevole che un investimento in Borsa non vada in rosso e che, anzi, inizi magari a produrre qualche utile. Posto che nessuno ha in mano la boccia di cristallo per sapere come andranno le cose in futuro, per averne un’idea andiamo a guardare come si sono comportate le azioni in passato e quanti anni ci hanno messo per dare mediamente buone soddisfazioni. Attenzione, quindi, non stiamo parlando di un tempo di attesa minimo (un investimento azionario può regalare grandissime soddisfazioni anche dall’oggi al domani), ma di un tempo di attesa massimo, in maniera, diciamo anche “ragionevole”.

     

     

    New York: dopo 12 anni sei al sicuro 

     

     iTALY

    15/20 anni è il tempo ideale di permanenza in Borsa, come è il caso di New York, perché è il tempo chiesto dalle annate peggiori (in grassetto) per dare un rendimento annuo che non si discosti troppo dalla media (linea sottile).

     

    “Ragionevole” nel senso che non c’è alcuna pretesa che sia impossibile trovare delle eccezioni che sforano tale tetto. Quello che ci importa è che siano, appunto delle eccezioni e pertanto rare. Ci torneremo.

     

    Qualche calcolo per affinare le cose

    Nei grafici di queste pagine vedi tre esempi. La Borsa di New York, la Borsa di Milano e quella di Tokio. Quello di Tokio è un grafico “normale”, ma che cosa abbiamo fatto per creare quelli su New York e Milano? Abbiamo preso tutti i dati trimestrali dal 1973 a marzo 2017 delle Borse nella loro valuta di riferimento, includendo i dividendi, quindi su un lasso temporale di 43 anni. Abbiamo quindi calcolato tutte le variazioni possibili: su 3 mesi, 6 mesi, 9 mesi, su 1 anno, 1 anno e 3 mesi, 1 anno e 6 mesi… Quindi abbiamo ricavato due indicatori. Il primo è il rendimento medio della Borsa nell’intero arco temporale che abbiamo preso in considerazione. È circa l’11% per la Borsa Usa, quasi il 10% per Piazza Affari, circa 5% per Tokio. Il secondo è il peggiore rendimento a 1 anno, 1 anno 3 mesi, 1 anno 6 mesi e via dicendo. Il risultato che salta evidente è che mai, negli ultimi 43 anni, un investimento nella Borsa Usa è rimasto in rosso più di 12 anni. Dopo circa vent’anni anche l’investimento più sfortunato a New York rende almeno l‘8%.

     

    Piazza Affari: dopo 17 anni sei al sicuro

     

     ny

    La lista dei peggiori rendimenti (in grassetto) tende a zero dopo 17 anni, ma occorre attendere molto di più per avvicinarsi con certezza alla media (linea sottile).

    Tokio: non sei mai al sicuro

     

     JAPAN

    Dopo circa trent’anni un dai picchi di Borsa del 1989 Tokio (il dato ovviamente è in yen) è ancora ancora al di sotto di quei massimi, pur considerando i dividendi staccati nel periodo.

     

    Da qui il dato generico di 15 anni (ci siamo presi un po’ di margine) come minimo holding period e di 20 anni come holding period in cui si è quasi certi di avere un rendimento decente. Da qui la nostra dicitura 15/20 anni. Come vedi, però, a Milano è andata peggio: almeno 17 anni per non andare in rosso, e oltre 30 per avvicinarsi a rendimenti decenti, per non parlare di Tokio dove il periodo in rosso si prolunga ancora di più: infatti siamo a tutt’oggi sotto i massimi toccati da quella Borsa nel 1989 (e basta il grafico usuale a mostrarcelo). In questo senso New York rappresenta il caso scuola. Milano si avvicina al caso scuola. Tokio è l’eccezione, determinata dai venticinque anni di crescita economica perduta del Giappone. È l’eccezione di cui tenere conto. Ovviamente questi dati sono il risultato di una simulazione sui periodi più recenti. Allargando il raggio d’azione le cose possono cambiare. Ad esempio dopo i picchi del 1929 New York ha messo più di 12 anni a tornare ai livelli precedenti, e così Piazza Affari ci ha messo quarant’anni a ritoccare i livelli del boom degli anni Cinquanta/Sessanta. Ma erano epoche diverse: nel primo caso stiamo parlando degli anni della grande depressione, nel secondo degli anni che culminarono con gli anni di piombo e la crisi energetica. Insomma un’altra epoca.

     

    HAI DAVANTI 15/20 ANNI? CONSIGLI PRATICI SUL NOSTRO SITO

    Hai letto le nostre riflessioni su che cosa si intende per lungo periodo e ti si è accesa dentro una lampadina? Ti sei reso conto che i soldi che investi oggi non ti serviranno prima del 2035? A questo punto magari ti starai pure domandando qual è la strategia d’investimento più giusta per te. La risposta è quella dell’investitore dinamico che trovi qui Per investitore dinamico intendiamo un investitore che non teme di correre qualche rischio in più pur di portare a casa rendimenti interessanti. Bene: visto che nel lungo periodo, come hai visto, il rischio si stempera, è anche la strategia più adatta per chi ha holding period lungo. A partire dal link che ti abbiamo indicato qui sopra trovi non solo in quali mercati devi investire i tuoi soldi, ma anche quali prodotti puoi utilizzare per mettere in atto questa strategia. Se la somma che puoi permetterti di tenere investita così a lungo è relativamente modesta (tipo 20.000 euro) e ti viene troppo costoso e complicato riprodurre il nostro portafoglio fatto di diversi fondi e bond, non preoccuparti. Anche qui abbiamo la soluzione. Puoi limitarti ad acquistare un fondo o un Etf azionario internazionale. Quale scegliere lo trovi qui selezionando “Azionari internazionali” nel filtro “Politica d’investimento” e “Acquista” nel filtro “Consiglio”.

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