Gli aggiornamenti quotidiani di World Nuclear News mostrano come governi, regolatori, industrie e operatori stiano accelerando piani, snellendo iter autorizzativi, firmando accordi e definendo quadri normativi in più continenti, non solo nei tradizionali Paesi “nuclearizzati”, ma anche in nazioni che si apprestano a entrare nel mercato atomico per la prima volta.
Questa dinamica riflette tre ragioni strutturali profonde: la crescente domanda di elettricità in economie in espansione, la necessità di ridurre l’impronta di carbonio di grandi sistemi energetici ancora dominati da fossili, e la consapevolezza che il nucleare può offrire capacità programmabile, sicura e stabile per reti elettriche moderne.
Francia: un forte rilancio con strategia nazionale definita
La Francia resta uno dei poli più significativi nel nucleo dell’energia atomica mondiale. Storicamente già dipendente dal nucleare per la maggior parte della sua elettricità, Parigi ha recentemente aggiornato la sua strategia nazionale per riaffermare il ruolo dell’atomo come pilastro centrale della produzione di energia low-carbon.
Nel dettaglio: la priorità delle autorità francesi è accelerare la costruzione di nuovi reattori EPR (European Pressurized Reactor) e di versioni evolute come gli EPR2, con l’obiettivo di sostituire gradualmente la flotta esistente e innalzare la capacità complessiva. Oltre ai gigawatt tradizionali, la Francia ha attivato programmi di ricerca e sviluppo su tecnologie avanzate, inclusi progetti SMR (piccoli reattori modulari) e concetti di reattori a sale fuso, che combinano dimensioni ridotte con standard di sicurezza evoluti. Infine, organismi francesi ed europei stanno collaborando per definire nuovi quadri normativi che supportino non solo la costruzione ma anche le fasi di licenza, gestione operativa e smantellamento, riducendo incertezze e accelerando le tempistiche autorizzative.
Queste mosse si inseriscono nel quadro più ampio dell’Unione Europea, dove il nucleare è riconosciuto come tecnologia ammissibile nei piani di decarbonizzazione se rispettano criteri stringenti di sicurezza e gestione dei rifiuti.
Slovenia: JEK2 e la pianificazione di nuove unità
La Slovenia si trova oggi in un momento cruciale per il proprio programma nucleare. Dopo decenni in cui l’energia atomica ha fornito una quota significativa dell’elettricità nazionale attraverso la centrale di Krško, il governo ha lanciato la pianificazione per una nuova unità, il progetto JEK2, con obiettivi ambiziosi ma realistici.
Gli sviluppi principali includono un pianificazione concreta con tempistiche fissate: il governo ha confermato che il processo autorizzativo e di pianificazione proseguirà nei prossimi anni, con un referendum nazionale da tenere prima dell’avvio della fase di costruzione, in un percorso che punta a una decisione finale di investimento entro il 2028 per dare il via libera definitivo al nuovo reattore. Fonti pubbliche indicano che diverse tecnologie, dagli AP1000 statunitensi ai modelli EPR e EPR1200 francesi, sono tutte considerate opzioni valide per JEK2, aprendo la porta a competizioni industriali su forniture e partnership. Infine, la natura del progetto implica un intenso dialogo con regolatori ed enti esteri, oltre all’impegno diretto dei principali produttori di reattori globali per adattare soluzioni tecniche e di sicurezza al contesto sloveno.
Per la Slovenia, JEK2 non è solo un investimento energetico: rappresenta una pietra miliare nella costruzione di capacità tecnologica, nella creazione di competenze nazionali e nella sicurezza energetica a lungo termine.
Filippine: passo decisivo verso licenze e quadro normativo per il 2032
Negli ultimi mesi anche le Filippine sono entrate con decisione nel novero dei Paesi che preparano il loro ingresso nel nucleare civile. Un titolo recente di World Nuclear News segnala che il governo ha completato un quadro integrato di licenze e permessi per progetti di centrali nucleari, un passaggio chiave per rendere operativo un programma di costruzione entro la metà del prossimo decennio. In particolare il nuovo “licensing and permitting flowchart” definisce tutte le fasi necessarie (da permessi commerciali e ambientali fino alle licenze rilasciate dall’ente regolatore nucleare, la Philippine Atomic Energy Regulatory Authority) con l’obiettivo di rendere il processo chiaro, prevedibile e trasparente per gli investitori. Manila punta ad avere centrali operative entro il 2032, con una prima capacità di circa 1.200 MW, da espandere nel corso degli anni successivi. Già nei primi anni Venti il governo aveva definito un orientamento favorevole al nucleare, e nel 2025 ha presentato piani per dare priorità agli impianti nucleari e introdotto strumenti contrattuali e incentivi per attrarre investimenti, oltre a modifiche regolatorie per sostenere progetti nei mercati elettrici locali. Negli ultimi anni le Filippine avevano già istituito comitati nazionali per l’energia nucleare e avviato collaborazioni con agenzie internazionali come l’AIEA per sviluppare infrastrutture, competenze e regolamenti di sicurezza: segnali che il paese non sta solo pianificando, ma sta costruendo le basi istituzionali per un ingresso sostenibile nel nucleare.
Polonia: progressi nel programma e focus sugli SMR
La Polonia rappresenta un altro caso emblematico di Paese che sta trasformando un programma nucleare teorico in una serie di mosse concrete. Stando agli aggiornamenti di World Nuclear News, tra il 2023 e l’inizio del 2026, con tappe chiave a gennaio‑febbraio 2026, si sono registrate importanti iniziative nei piani atomici di Varsavia. Orlen Synthos Green Energy ha siglato un accordo con la Łukasiewicz Research Network per sviluppare il design tecnico di un BWRX-300 — un piccolo reattore modulare adattato alle normative e condizioni polacche. La stessa partnership includerà la creazione di un centro di formazione nucleare, pensato per sviluppare competenze locali su reattori modulari avanzati. Inoltre Polskie Elektrownie Jądrowe ha firmato un accordo di finanziamento con l’Export-Import Bank statunitense per supportare le attività di progettazione per la futura centrale nucleare principale della Polonia. Queste mosse si inseriscono in una strategia nazionale più ampia che prevede la prima centrale nucleare commerciale intorno al 2036 e una progressiva riduzione della dipendenza dal carbone, che ancora domina la produzione elettrica interna.
Non solo nuove centrali: il rafforzamento silenzioso del nucleare mondiale
Accanto ai nuovi progetti, un elemento centrale del 2026 è il consolidamento della flotta esistente. A livello globale sono operativi circa 440 reattori, che producono intorno al 10% dell’elettricità mondiale, mentre una sessantina di unità è in costruzione. Una parte significativa della strategia nucleare dei Paesi industrializzati non riguarda solo nuove centrali, ma l’estensione della vita operativa degli impianti attuali. Negli Stati Uniti diversi reattori hanno ottenuto o stanno richiedendo autorizzazioni per operare fino a 60 anni, con studi in corso per arrivare a 80 anni; in Europa si registrano decisioni analoghe per mantenere in servizio capacità già ammortizzate e low-carbon, evitando di sostituirle con fonti fossili. Parallelamente si sta rafforzando la filiera del combustibile, tema diventato strategico dopo le tensioni geopolitiche degli ultimi anni. Stati Uniti, Canada ed Europa stanno investendo nella produzione di uranio arricchito avanzato (HALEU), necessario per molti piccoli reattori modulari, e nel potenziamento di conversione e arricchimento per ridurre la dipendenza da fornitori esterni. Anche il Canada si sta ritagliando un ruolo di primo piano nello sviluppo degli SMR, con l’avanzamento del progetto BWRX-300 in Ontario come possibile modello replicabile in altre giurisdizioni, mentre in Medio Oriente la piena operatività della centrale di Barakah negli Emirati Arabi Uniti e i progressi normativi dell’Arabia Saudita mostrano come il nucleare stia diventando una componente strutturale delle strategie energetiche della regione. Nel loro insieme, questi sviluppi indicano che il rilancio del settore non si limita a singoli annunci nazionali, ma coinvolge l’intera catena del valore: dall’estensione degli impianti esistenti alla costruzione di nuove unità, fino alla sicurezza dell’approvvigionamento di combustibile e alla diffusione di tecnologie modulari.
Un settore in movimento reale
Le ultime notizie mostrano un settore nucleare che non è più confinato alle grandi economie consolidate, ma che si espande in geografie e contesti diversi, con approcci regolatori, industriali e tecnologici sempre più articolati. Da Parigi a Manila, da Lubiana a Varsavia, governi e industrie stanno traducendo ambizioni in piani concreti: licenze, design tecnico, accordi di cooperazione e percorsi normativi chiari.
In ogni caso, la sfida resta complessa: richiede investimenti di lungo periodo, sistemi regolatori indipendenti ed efficaci, e un dialogo aperto con cittadini e stakeholder. Ma se l’energia nucleare vuole affermarsi come componente centrale del sistema energetico globale nei prossimi decenni, le dinamiche attuali suggeriscono che quella transizione è già in corso, e con passo deciso. Per puntare sul settore diversificando ti confermiamo il consiglio su VanEck Uranium and Nuclear Technologies (55,65 euro al 26/2; Isin IE000M7V94E1, qui il link al prodotto). Come abbiamo ricordato anche la volta scorsa: va comprato in un’ottica di lungo periodo, coerentemente con la tempistica lunga di ogni progetto nel campo dell’energia nucleare.