Settore petrolifero: il risveglio?
Dall’inizio del 2026, il settore petrolifero si è rimesso bruscamente in moto.
Dall’inizio del 2026, il settore petrolifero si è rimesso bruscamente in moto.
Il 2025, nonostante un contesto complicato, ha mostrato la resilienza del settore petrolifero, aspetto apprezzato dagli azionisti. I risultati sono rimasti complessivamente solidi, anche se inferiori ai picchi del 2022-2023, in un contesto in cui il Brent si è attestato intorno ai 69 dollari al barile. ExxonMobil ha visto l’utile netto diminuire del 15% a 28,8 miliardi di dollari, mentre TotalEnergies è stata penalizzata da prezzi più bassi. Tuttavia, grazie a una rigorosa disciplina finanziaria, i flussi di cassa sono stati preservati. L’aumento dei volumi, in particolare negli Stati Uniti (Permian), in Guyana e nel GNL, ha inoltre sostenuto le grandi società del settore. Nel corso degli anni, infatti, queste aziende hanno imparato a rimanere redditizie anche con un prezzo del barile molto più basso, riducendo i costi e selezionando meglio gli investimenti.
Dividendi e riacquisti: priorità alla liquidità per gli azionisti
Per quanto riguarda gli azionisti, i dividendi restano la priorità assoluta. Nel 2025, la maggior parte delle major ha preferito adeguare i riacquisti di azioni piuttosto che toccare il dividendo. ExxonMobil ha distribuito 17,2 miliardi di dollari in dividendi, affiancati da 20 miliardi in riacquisti di azioni, importo confermato per il 2026, con un dividendo ancora in aumento. TotalEnergies aumenta nuovamente il dividendo ma rallenta progressivamente i riacquisti per preservare gli investimenti. Shell prosegue i riacquisti all’inizio del 2026, mentre BP li mette in pausa per ridurre il debito. Il messaggio è chiaro: il dividendo è considerato intoccabile, mentre i riacquisti fungono da variabile di aggiustamento. Per gli investitori orientati a un flusso regolare di cedole, un dividendo stabile o in lieve aumento è un segnale di solidità. Al contrario, un taglio sarebbe percepito molto negativamente.
Qual è il nostro consiglio?
La nostra raccomandazione resta prudente. La performance delle azioni petrolifere dipende molto direttamente dal prezzo del barile, a sua volta influenzato da tensioni geopolitiche difficilmente prevedibili. Il rimbalzo attuale è in gran parte legato alle tensioni tra Iran e Stati Uniti. Se la situazione si distende, i prezzi possono scendere rapidamente; se peggiora, possono impennarsi.
Al di là dei rischi geopolitici, il mercato resta ben approvvigionato, mentre lo sviluppo delle energie rinnovabili continua a progredire.
Le previsioni dell’EIA indicano una traiettoria ribassista per il Brent: da 69 dollari nel 2025 a 58 dollari nel 2026, fino a 53 dollari nel 2027. In assenza di uno shock rilevante, questa tendenza limita il potenziale di crescita degli utili e, di conseguenza, delle quotazioni del settore.
Per questo, nonostante la valutazione del settore energia sia interessante, preferiamo non consigliare Etf sul settore petrolifero. Vi confermiamo pertanto le conclusioni della nostra ultima analisi preferendo, piuttosto, nel campo energetico il nucleare di cui tra l’altro torneremo a parlare tra qualche giorno, per cui continuate a seguirci.