Il 7 maggio 2022 consigliavamo per la prima volta L&G Clean Energy Ucits (13,448 euro; Isin IE00BK5BCH80). Quotava 10,53 euro. Da quel momento ha conosciuto un andamento non facile: dopo un leggero rialzo iniziale, ha progressivamente perso terreno, raggiungendo un minimo di soli 7,11 euro ai primi di aprile 2025. In tutto questo lasso di tempo è sempre stato consigliato all'acquisto. Dai minimi toccati il 9 aprile 2025, l'ETF è tornato a guadagnare terreno e ha saputo sovraperformare addirittura lo Standard & Poor's 500. Oggi si trova a 13,448 euro: parliamo quindi di un +27,7% dal primo consiglio e di +89% dai minimi. Diversi sono stati i motivi di questa risalita.
Dopo le elezioni di Trump, la narrazione comune era che, essendo egli contrario al mondo ESG, anche le rinnovabili avrebbero perso terreno. In realtà, abbiamo continuato a posizionarci su questa tipologia di investimenti perché un conto sono le politiche USA, un conto è il resto del mondo. A livello globale, le politiche energetiche — anche al di fuori dell'Europa — sono state propulsive nei confronti dello sviluppo delle rinnovabili. La crescita delle rinnovabili è stata elevata, sostenuta sia dal concetto di diversificazione energetica — che, come dimostra il periodo che stiamo vivendo, si rivela strategica non solo a livello economico ma anche politico — sia dalla combinazione favorevole di costi di produzione in ribasso ed efficienza produttiva in aumento.
Tutto ciò ha portato l'ETF a raggiungere un picco di 13,95 euro il 25 febbraio scorsa, proprio due giorni prima del conflitto in Iran. Da quel momento l'andamento è stato volatile, e in negativo. Sembra contro-intuitivo: il petrolio sale, quindi le rinnovabili si avvantaggeranno. Tuttavia, non è così. Il petrolio alto avvantaggia le compagnie petrolifere non le rinnovabili. La clean energy compete sul prezzo dell'elettricità, non del greggio. Anzi, un contesto inflazionistico da materie prime — tipicamente correlato al petrolio alto — fa salire i costi di costruzione degli impianti, danneggiando proprio le rinnovabili. Entrare oggi sulle rinnovabili, sperando che quanto sta succedendo possa ulteriormente spingerne i prezzi delle azioni della clean energy non trova quindi una fondatezza diretta, e non è questo il motivo per puntare su questo settore. I motivi validi restano altri: una crescita continua nel lungo periodo, dato che la diversificazione energetica è ormai riconosciuta come cruciale a livello energetico, ma anche economico e politico. Tuttavia, un processo di crescita di lungo periodo deve sempre essere confrontato con i costi di entrata. Oggi questo ETF quota a un livello nettamente superiore rispetto al passato: quando era arrivato a 7,11euro era fortemente sottovalutato, ed è proprio per questo — e per tutti i motivi illustrati — che abbiamo continuato a consigliarlo. Da oggi invece il giudizio passa a mantenere. Può sembrare un paradosso non spingere più su questo prodotto proprio nel momento in cui accade quello che sta succedendo in Iran, ma le motivazioni sono state spiegate – e il tutto ha una sua logica.