Italian Sea Group: cosa fare
Italian sea group
Italian sea group
Oggi 19 febbraio il titolo Tisg (2,7 euro nel momento in cui scriviamo - 19/02, ore 15:08) è arrivato a perdere anche il 40%. Cosa è successo? Cosa fare?
Qualche mese fa, dopo il taglio del giudizio di una banca d’affari, il titolo era sceso fino a toccare 3,62 euro l’11 novembre. In quel frangente, dopo la pubblicazione della trimestrale con la quale la società confermava gli obiettivi del 2025, a quelle quotazioni il titolo era sottovalutato. Da allora, primo del crollo odierno, il titolo era tornato a recuperare terreno: ai prezzi di chiusura del 18 febbraio quotava a 4,14 euro (quindi +14% rispetto ai minimi dell’11 novembre) ed era arrivato a toccare addirittura 4,75 euro (+31% dai minimi). Quotazioni lontane dai prezzi dei consigli precedenti, ovviamente, ma la dinamica in Borsa era coerente con una situazione in cui il mercato aveva già penalizzato il titolo. Dai dati del terzo trimestre non si evidenziavano situazioni di stress sulla società, tanto che lo stesso consensus di mercato sul titolo rimaneva positivo, con 3 valutazioni a Buy – acquista - da parte delle diverse case d’investimento – ed un solo Sell – vendi. Inoltre, di recente la società ha sottoscritto due nuovi contratti per la realizzazione di gigayacht di lunghezza superiore agli 80 metri. Un quadro, quindi, che non mostrava indizi allarmanti, semmai di una situazione che tornava, lentamente, alla calma.
Oggi invece il titolo è crollato, in scia alla notizia della presa d’atto della situazione della gestione operativa, che ha mostrato l’emergere di costi extra nella maggioranza delle commesse in progresso. La società ha definito un intervento di rafforzamento finanziario che prevede un finanziamento soci da parte dell'azionista di maggioranza per un importo pari a 25 milioni anche in considerazione della prevista ripresa del mercato. Data la situazione, il Consiglio di amministrazione ha individuato le seguenti misure: individuare le cause attraverso un’analisi (audit) indipendente e approfondito sulla gestione operativa e sulle commesse svolto da una primaria società di revisione; sviluppare un piano di rafforzamento patrimoniale del gruppo che implichi anche un dialogo con gli istituti finanziari. Insomma, il crollo deriva dal fatto che la società si è ritrovata con costi che non si aspettava, necessari tra l’altro per sostenere la produzione. È dunque avvenuto un evento completamente inatteso e imprevedibile, che ha sorpreso la società stessa, tanto che il consiglio di amministrazione vuole ancora capire come si sia arrivati a questa situazione, affidando il compito a una revisione esterna.
Che cosa fare ora? Il titolo TISG è entrato all’acquisto il 27/03/2023 al prezzo di 7,28 euro, per passare a mantenere il 22/02/2024. È tornato poi all’acquisto il 16/09/2024, al prezzo di 8,21 euro. Il saldo, quindi, dipende molto da quando l’hai acquistato, le perdite possono arrivare fino al 70% (non stiamo contando i dividendi). Le azioni della zona euro non sono in portafoglio, dunque, neppure quelle italiane. Per cui, il titolo Italian Sea Group, e il suo consiglio di acquista, rientra nella quota extra-portafoglio che deve pesare al massimo, considerando tutti gli investimenti extra-portafoglio, il 10%. Qualora tu abbia dedicato l’intero 10% extra portafoglio a TISG e l’abbia comprato sui massimi, l’impatto sul tuo portafoglio è del 7%, ma questo è l’impatto massimo – nel caso tu l’abbia acquistata in altri momenti, quindi prezzi più bassi e gli abbia dedicato meno del 10%, l’impatto è inferiore.
Con in mente tutto questo, come comportarsi? Si potrebbe pensare che, dopo questo ulteriore evento, il prezzo dell’azione abbia perso ancora terreno, arrivando su livelli molto, molto bassi. In un piano di rafforzamento patrimoniale, un aumento di capitale è un’eventualità che non può ovviamente essere esclusa. Attenzione: non è affatto sicuro che ci sarà un aumento di capitale, ma quando si parla di rafforzamento patrimoniale, ricorrere a un aumento di capitale è una delle strade che spesso vengono prese in considerazione. Questo vorrebbe dire, per te che sei azionista, che se non vuoi vedere diluita la tua quota e il valore della tua partecipazione in TISG, dovresti investire ulteriori soldi. Ma anche nel caso in cui non avvenisse un aumento di capitale e l’azienda ricorresse comunque a prestiti bancari o ad altre linee di finanziamento per coprire tutte le necessità di cassa, mantenere le azioni vorrebbe dire scommettere su un recupero della situazione e su una forte risalita delle quotazioni del titolo.
Non è assolutamente detto che un recupero ci sarà, né che, qualora avvenisse, non richieda molto tempo; e non è neppure detto che, anche con quotazioni in rialzo, si riescano a compensare tutte le perdite subite. Inoltre, la pubblicazione dei risultati arriverà solo a fine marzo, quindi bisognerà aspettare: non c’è, come è accaduto per esempio a novembre, una trimestrale a pochi giorni di distanza che possa fornire ulteriori informazioni sui conti.
In più, il fatto che la società abbia preso atto di costi extra e che debba ricorrere a una società di revisione per capire che cosa è successo crea sfiducia nella società stessa. Data la mancanza di visibilità su ulteriori dati sull’andamento della società, considerando anche i rischi di un possibile aumento di capitale — che, ripetiamo, non è detto che avvenga, ma che non possiamo escludere — e una generale sfiducia nei confronti dell’azienda, ciò che è successo oggi è un evento che cambia completamente le carte in tavola: oggi Italian Sea Group non è più una società su cui valga la pena continuare a puntare.
È una di quelle situazioni in cui è preferibile vendere, chiudere l’investimento, capitalizzare la perdita e reinvestire per cercare di recuperare quanto perso. Anche un eventuale recupero del titolo, come detto, potrebbe essere lungo e non sufficiente a compensare tutte le perdite. Vendere in perdita è una scelta sicuramente drastica e mai facile, ma le alternative — cioè mantenere l’investimento sperando in un recupero — potrebbero non solo non dare i risultati sperati, ma addirittura comportare ulteriori esborsi o perdite.
RECUPERARE LE MINUS
Puoi però mettere subito in pratica un piano per recuperare le minus. Quelle generate dalla vendita di TISG scadranno a fine 2030. Hai quindi 4 anni e 10 mesi di tempo, perché le minusvalenze scadono con l’anno solare. Puoi quindi iniziare già da ora a pianificare come recuperarle. I modi sono diversi.
Veniamo da molti anni in cui le Borse hanno corso, ed è probabile che tu possa ritrovarti con molte altre posizioni in portafoglio in guadagno, parliamo di titoli azionari: non puoi prendere in considerazione ETF o fondi, perché le plusvalenze generate da queste due tipologie di prodotti sono redditi da capitale e quindi non sono compensabili.
Se hai altre azioni su cui oggi hai un consistente guadagno, puoi anche pensare, per esempio, di venderle. Ovviamente vendile sempre dopo aver venduto TISG, in modo tale da aver generato la minusvalenza pregressa, e solo successivamente fai le operazioni sulle posizioni in guadagno. Ricordati di non fare nella stessa giornata le operazioni di vendita sia su quelle in minus sia su quelle in plusvalenza. Puoi vendere e magari poi ricomprare il giorno dopo l’azione su cui eri in guadagno, se oggi il consiglio era ancora di mantenerla o venderla. Questo ti consente di capitalizzare dei guadagni e compensare le minus. In questo caso saresti certo di aver recuperato le minusvalenze.
Puoi decidere di acquistare dei bond: in questo caso devi acquistare obbligazioni che scadranno entro fine dicembre 2030, quindi con una scadenza coerente con la strategia sulle minusvalenze. Devono essere obbligazioni in euro e con un prezzo basso; la cedola deve essere praticamente nulla. Ricordati però di non comprare zero coupon, che non sono compensabili. Non recuperi immediatamente la minusvalenza, ma sei certo che tra quattro anni sarai riuscito a compensarla. Queste sono due soluzioni che ti danno la certezza di non perdere nemmeno un euro di minusvalenze.
C’è anche un’altra possibilità: quella di utilizzare prodotti fiscalmente efficienti, come i certificati oggi consigliati all’acquisto, che staccano cedole compensabili fiscalmente. Tra l’altro hanno una scadenza precedente rispetto alla scadenza della minusvalenza che realizzi con TISG: non è un dettaglio da poco. Infatti, se hai una banca che compensa le cedole dei certificati allo stacco, sei a posto: inizierai a compensare di volta in volta, perché sono cedole mensili e quindi ogni mese potrai ridurre la minusvalenza. Se invece la tua banca compensa a scadenza, quindi alla scadenza del certificato, non ci sono problemi, perché il certificato scade prima della tua minusvalenza. In questo caso, quindi, entrambe le metodologie di compensazione applicate dalla banca ti consentono comunque di compensare. Ovviamente le cedole, come sai, sono condizionate, quindi c’è sempre l’alea che possano essere staccate o meno. Ma con una barriera profonda, l’effetto memoria e una cedola pagata con queste caratteristiche, i certificati sono uno strumento utile per pensare di compensare.
Infine, c'è un'ultima strada: quella di non fare nulla, di non compensare nulla oggi, di non reinvestire già in funzione della scadenza di queste minus e di proseguire fino al 2030 con la normale operatività, vendendo quando ci sono azioni da vendere, come se nulla fosse. Attenzione però: questo metodo ti espone a un rischio. Se c’è una correzione dei mercati e le azioni su cui sei in guadagno iniziano a perdere, potresti ritrovarti con un minor numero di titoli con cui compensare oppure non riuscire a compensare le perdite. È un rischio di cui tenere conto.