Atenor, Banca Mediolanum, Amplifon: analisi e consigli operativi
Analisi azioni
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Il gruppo immobiliare belga Atenor (2,2 euro) ha chiuso anche il 2025 in perdita, con un risultato negativo di 2,4 euro per azione. Il settore immobiliare europeo attraversa ancora una fase difficile, in particolare il mercato degli uffici, penalizzato dall'aumento dei tassi e dalla minore domanda strutturale.
La società sta attuando il piano strategico triennale 2025-2027, che punta a due obiettivi principali: la riduzione dell'indebitamento e un riposizionamento geografico del portafoglio immobiliare. La strategia prevede l'uscita progressiva dai mercati più fragili dell'Europa centrale, per concentrare le risorse sull'Europa occidentale, con focus su progetti residenziali, a uso misto e uffici di nuova generazione.
Un passo concreto in questa direzione è la vendita dell'edificio per uffici @Expo a Bucarest: oltre 57.000 metri quadrati con un tasso di occupazione del 29%. L'operazione segna l'uscita dal mercato rumeno e consente di abbattere il debito di circa 52 milioni di euro.
Nonostante il contesto ancora difficile, la strategia di dismissione degli asset e di riduzione del debito procede secondo i piani. Il nostro giudizio resta: mantieni.
A febbraio Banca Mediolanum (16,73 euro) ha registrato dati positivi sulla raccolta netta, confermando la capacità del gruppo di attrarre nuova liquidità anche in un contesto di mercato incerto.
Il pilastro del modello di business resta il risparmio gestito: la consulenza finanziaria personalizzata e la gestione patrimoniale hanno garantito risultati solidi negli ultimi anni. A questo si aggiunge una crescita dei nuovi finanziamenti, segnale di una domanda ancora dinamica da parte della clientela.
Il modello è robusto, ma presenta due dipendenze strutturali da monitorare: la fiducia degli investitori retail e l'andamento dei mercati finanziari. Se il contesto macro dovesse deteriorarsi, questo ritmo di crescita potrebbe rallentare.
Per ora, il modello regge e i numeri sono incoraggianti. Il nostro giudizio resta: mantieni.
Il 2025 è stato un anno difficile per il settore dell'acustica: tensioni geopolitiche e minore fiducia dei consumatori hanno pesato sui risultati di tutto il comparto. Amplifon (10,52 euro) ha registrato un calo del fatturato dello 0,6% e un utile rettificato in contrazione del 14,1%.
In questo contesto, il gruppo ha annunciato una acquisizione strategica di grande portata: GN Hearing, rilevata per 1,69 miliardi di euro più 56 milioni di azioni Amplifon. L'operazione creerà un polo con un utile industriale atteso di circa 830 milioni di euro, rispetto ai 540 milioni attuali, rafforzando la posizione di leadership di Amplifon nel mercato globale degli apparecchi acustici e delle soluzioni per l'udito.
Nel breve periodo il gruppo rimane esposto alle incertezze di mercato, mentre i benefici dell'integrazione si materializzeranno soprattutto nel medio-lungo termine. Le nostre stime indicano un utile per azione di 0,65 euro nel 2026 e di 0,85 euro nel 2027. Dopo i recenti ribassi di Borsa, il titolo appare correttamente valutato.
Il nostro consiglio: mantieni, se il titolo è già in portafoglio.