Crisi energetica e Medio Oriente pesano su BASF, Air Liquide registra utili record
Analisi azioni
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Il gigante chimico tedesco BASF (46,43 euro) è particolarmente esposto agli effetti del conflitto in Medio Oriente. Il gruppo dipende in modo significativo da petrolio e soprattutto gas naturale per alimentare i suoi impianti produttivi, e un blocco persistente dello Stretto di Hormuz, snodo chiave per i flussi energetici globali, potrebbe pesare ulteriormente sui costi e sulla catena di approvvigionamento.
Questa nuova crisi arriva inoltre in un momento già complesso per la società. Nel 2025 il fatturato è sceso del 2,9%, segnando il terzo anno consecutivo di calo, mentre l’utile operativo industriale è diminuito del 9,7%, penalizzato anche dagli oneri di ristrutturazione.
Le prospettive per il 2026 restano incerte. BASF prevede un Ebitda (al netto delle componenti straordinarie) compreso tra 6,2 e 7 miliardi di euro, dopo i 6,5 miliardi registrati nel 2025, nonostante il proseguimento del programma di riduzione dei costi.
Per reagire alle difficoltà strutturali del settore chimico europeo — caratterizzato da elevata regolamentazione e prezzi dell’energia ancora alti — il gruppo punta sull’Asia, dove a fine 2025 ha avviato la produzione nel gigantesco complesso chimico di Zhanjiang, in Cina. Tuttavia anche il mercato cinese mostra segnali di rallentamento e la sovraccapacità produttiva del settore ha portato a un calo dei prezzi.
In questo contesto riteniamo che non sia più opportuno mantenere il titolo in portafoglio. Abbassiamo quindi le nostre previsioni su BASF. Con un rapporto prezzo/utili attesi ormai vicino a 30, la valutazione appare troppo elevata per un titolo ciclico e vulnerabile come quello del gruppo tedesco.
Il nostro giudizio passa quindi a vendi.
Nel 2025 la francese Air Liquide (170,3 euro) ha registrato un utile record di 3,5 miliardi di euro, in crescita del 6,4%, sostenuto da un significativo miglioramento della redditività. Il fatturato è aumentato del 2%, a perimetro costante e al netto degli effetti di cambio.
Per il 2026 e il 2027 il gruppo punta a un ulteriore aumento degli utili, sempre al netto delle componenti straordinarie e delle variazioni valutarie, grazie soprattutto a un ulteriore miglioramento dei margini.
Oltre al controllo dei costi, Air Liquide sostiene la crescita con investimenti mirati, in particolare in Asia, dove ha acquisito la sudcoreana DIG Airgas e l’indiana Nova Air. Il gruppo continua inoltre a rafforzare la propria presenza negli Stati Uniti, dove ha recentemente firmato nuovi contratti per la fornitura di idrogeno a due importanti raffinerie in Texas, nonostante un contesto politico meno favorevole alla decarbonizzazione.
Forte di queste prospettive, Air Liquide propone per il 2025 un dividendo in crescita del 12,1%, pari a 3,70 euro per azione.
Ai prezzi attuali, riteniamo che il titolo meriti ancora un giudizio di acquisto.