Bayer, Saipem e Vallourec: cosa aspettarsi da tre titoli europei tra petrolio e contenziosi
Analisi Azioni
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La crisi in Medio Oriente arriva in un momento già complicato per Bayer (40,02 euro), che ha chiuso anche il 2025 in perdita: –3,68 euro per azione. Il risultato è stato appesantito soprattutto dai costi legati alle cause legali negli Stati Uniti sul glifosato, ma riflette anche il rallentamento delle tre principali divisioni del gruppo. L’Ebitda, al netto delle voci straordinarie, è sceso del 4,5%.
Nel settore agrochimico il gruppo continua a risentire del calo dei prezzi del glifosato e della concorrenza dei prodotti generici, oltre che degli effetti valutari sfavorevoli. La divisione farmaceutica deve invece fare i conti con l’aumento dei costi legati al lancio di nuovi prodotti, mentre nei farmaci da banco la pressione competitiva resta elevata.
Una possibile svolta potrebbe arrivare dal contenzioso negli Stati Uniti. Bayer ha ottenuto la revisione del caso sul glifosato da parte della Corte Suprema americana e attende una decisione entro giugno. Parallelamente ha presentato in Missouri una proposta di accordo transattivo potenzialmente pari a 7,25 miliardi di dollari per chiudere gran parte delle oltre 65.000 cause pendenti e di quelle che potrebbero emergere nei prossimi anni.
Anche in caso di esito favorevole, però, le prospettive operative restano poco brillanti. Per il 2026 Bayer prevede ricavi compresi tra 44 e 46 miliardi di euro (contro 45,6 miliardi nel 2025) e un Ebitda rettificato tra 9,6 e 10,1 miliardi. Nella farmaceutica la concorrenza dei generici continuerà a pesare su prodotti chiave come Xarelto ed Eylea, mentre la crescita è affidata ai nuovi farmaci Nubeqa, Kerendia e ai recenti lanci Beyonttra e Lynkuet. Nei prodotti da banco la crescita prevista resta modesta.
Alla luce di un’attività stagnante e di una situazione finanziaria ancora fragile, il nostro giudizio sul titolo resta prudente: vendi.
Saipem (3,37 euro) ha chiuso il 2025 con risultati in miglioramento, confermando il percorso di rilancio degli ultimi anni. I ricavi sono saliti a 15,5 miliardi di euro (+6,5%), mentre l’utile industriale è cresciuto del 29% a 1,7 miliardi. L’utile netto ha raggiunto 310 milioni (0,16 euro per azione) e il dividendo è stato portato a 0,17 euro. Anche la generazione di cassa è migliorata sensibilmente, arrivando a circa 792 milioni (+57%).
La crescita è stata trainata soprattutto dalle attività di ingegneria e costruzione di infrastrutture energetiche, con un portafoglio ordini che garantisce una buona visibilità sui ricavi. Per il 2026 il gruppo prevede tuttavia una fase di consolidamento, con ricavi attorno a 15,5 miliardi e utile industriale vicino a 1,9 miliardi.
Il business di Saipem resta strettamente legato al ciclo energetico. La società non produce petrolio ma realizza infrastrutture per l’industria dell’energia, come piattaforme offshore, condotte e grandi impianti. Di conseguenza i suoi risultati dipendono dagli investimenti delle compagnie petrolifere, che tendono ad aumentare con prezzi del greggio elevati e a ridursi quando il petrolio scende.
Negli ultimi mesi le tensioni geopolitiche in Medio Oriente hanno aumentato la volatilità del petrolio. Un greggio più caro può favorire nuovi progetti energetici, ma l’incertezza geopolitica può anche rallentare alcune decisioni di investimento.
Il titolo ha già recuperato molto terreno in Borsa, passando da circa 2,5 euro a fine 2025 ai livelli attuali. Questo significa che il mercato sembra già incorporare uno scenario molto favorevole, con prezzi dell’energia sostenuti e nuovi investimenti nel settore.
Sul piano fondamentale Saipem appare oggi più solida, con margini in crescita e debito sotto controllo. Tuttavia le valutazioni sono diventate meno interessanti e la stessa società prevede ricavi sostanzialmente stabili nel 2026. Per questo motivo il nostro giudizio resta vendi.
Vallourec (19,54 euro), specializzata nei tubi d’acciaio senza saldature utilizzati nell’industria energetica, prevede un inizio 2026 debole. Il calo dei prezzi del petrolio registrato alla fine del 2025 aveva spinto alcuni clienti a rallentare i loro piani di investimento, che potrebbe pesare sui risultati di breve periodo.
Nonostante queste indicazioni prudenti, il titolo ha già registrato un forte rialzo in Borsa, con un guadagno superiore al 25% dall’inizio dell’anno, spinto dalla volatilità della situazione energetica a cui stiamo assistendo nelle ultime settimane. La volatilità resta comunque elevata e il rischio del titolo è classificato al livello massimo (5 su 5 nella nostra scala).
Per gli investitori con un’elevata tolleranza al rischio il titolo può ancora offrire opportunità speculative, grazie alla forte esposizione al ciclo degli investimenti energetici. Il nostro giudizio resta quindi acquista, ma solo per chi accetta un profilo di rischio molto elevato.
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