bpost e Telefónica: risultati 2025 deludenti tra perdite, concorrenza e niente dividendi
Analisi azioni
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bpost (1,89 euro)
Il gruppo logistico belga bpost ha chiuso il 2025 con una crescita moderata dei ricavi ma con una redditività in netto deterioramento. I risultati riflettono l’impatto dell’integrazione di Staci, acquisizione strategica nel settore della logistica per l’e-commerce, oltre a diversi fattori sfavorevoli che hanno pesato sui margini operativi.
I ricavi sono aumentati del 3,2% raggiungendo 4,5 miliardi di euro. La crescita è stata sostenuta principalmente dal consolidamento per dodici mesi di Staci nella divisione dedicata alla logistica per l’e-commerce. Nonostante l’aumento del fatturato, la redditività del gruppo ha subito una contrazione significativa.
L’utile operativo ricorrente è diminuito del 20%, scendendo a 180 milioni di euro. Il quarto trimestre ha mostrato un lieve miglioramento (+1,5%), sostenuto da una buona performance del mercato domestico. Il risultato netto dell’esercizio si è invece chiuso con una perdita superiore a 40 milioni di euro, dovuta soprattutto a oneri straordinari legati alla razionalizzazione del patrimonio immobiliare, alla semplificazione dei sistemi IT e all’aumento degli oneri finanziari connessi all’acquisizione di Staci.
Il calo della redditività operativa è legato anche ad altri fattori: il rallentamento dei volumi nell’e-commerce nordamericano, la perdita della concessione per la distribuzione della stampa in Belgio e l’effetto diluitivo sui margini derivante dall’integrazione di Staci.
Per affrontare le sfide del settore logistico e accelerare la trasformazione del business, il gruppo sta riorganizzando le proprie attività attorno a tre marchi principali: bpost, focalizzato sull’ultimo miglio nel Benelux; Paxon, dedicato alla logistica contrattuale e ai servizi per l’e-commerce; e Landmark Global, specializzato nelle spedizioni e nel commercio transfrontaliero.
Per il 2026 bpost prevede un utile operativo compreso tra 165 e 195 milioni di euro, indicando una prospettiva complessivamente stabile. Un miglioramento moderato resta possibile se le sinergie legate all’integrazione di Staci si concretizzeranno pienamente. Tuttavia, il processo di trasformazione rimane costoso e i benefici economici non sono ancora pienamente visibili. In questo contesto il gruppo ha deciso di non distribuire dividendi per il secondo anno consecutivo. Confermiamo il nostro consiglio di mantenere, se già presente in portafoglio, il titolo.
Telefónica (3,58 euro)
Il gruppo spagnolo delle telecomunicazioni Telefónica ha chiuso il 2025 con una perdita netta di 0,81 euro per azione, nettamente superiore al rosso registrato nel 2024 (-0,06 euro). Il risultato è stato penalizzato da importanti oneri di ristrutturazione e svalutazioni, in gran parte legati alla cessione di diverse attività in America Latina, tra cui Argentina, Perù, Uruguay ed Ecuador.
Anche escludendo le componenti straordinarie, la performance resta debole: l’utile per azione rettificato è diminuito del 21% su base annua. A pesare sono soprattutto le persistenti difficoltà nei due principali mercati del gruppo, Spagna (36% dei ricavi) e Germania (23%), dove la concorrenza rimane particolarmente intensa.
Telefónica ha comunque confermato gli obiettivi strategici al 2030 annunciati lo scorso novembre, che prevedono una crescita moderata sia dei ricavi sia dell’utile operativo. Prospettive che restano tuttavia poco dinamiche e che difficilmente basteranno, a nostro avviso, a sostenere il titolo nei prossimi anni.
Pesa inoltre il livello ancora elevato del debito, che porterà il gruppo a ridurre del 50% il dividendo nel 2026. Le nostre stime indicano un utile per azione di 0,30 euro nel 2026 e di 0,33 euro nel 2027. Nonostante il calo del titolo, il nostro giudizio resta invariato: vendi.