Dopo Verallia è il momento di Vetropack e Zignago Vetro
Il settore vetro ha vissuto un 2025 difficile. Ora incombe pure il caropetrolio legato alla guerra.
Il settore vetro ha vissuto un 2025 difficile. Ora incombe pure il caropetrolio legato alla guerra.
Nel 2025 Vetropack (19,92 franchi svizzeri al 19/3; Isin CH0530235594) ha operato in un contesto di mercato ancora sfavorevole, segnato da pressioni sui prezzi, calo dei volumi e persistente sovraccapacità produttiva. I ricavi netti sono in diminuzione del 7,5% rispetto al 2024, mentre l’utile netto è crollato a 3,8 milioni (-72,3%), evidenziando una forte contrazione della redditività. Pesano i costi straordinari legati alla chiusura di impianti e a svalutazioni, oltre che da una struttura dei costi fissi elevata tipica del settore. Nonostante le difficoltà, il gruppo ha reagito con misure di contenimento dei costi e adeguamento della capacità produttiva, cercando il più possibile di limitare l’impatto negativo sui margini. Gli investimenti oggi sono concentrati soprattutto su efficienza energetica e innovazione produttiva, come lo sviluppo di bottiglie in vetro leggero e impianti fotovoltaici. Le prospettive restano caute: per il 2026 si prevedono ricavi ancora in calo e margini sotto pressione, a causa dell’incertezza geopolitica e della volatilità dei costi energetici. Le misure intraprese dovrebbero comunque favorire un lieve miglioramento della redditività. Nel complesso, il gruppo punta a rafforzare la propria competitività attraverso efficienza operativa, disciplina finanziaria e revisione strategica, mantenendo una visione di crescita sostenibile nel medio-lungo periodo. In questo contesto il prezzo di mercato valuta Vetropack con cautela nel breve periodo per via di domanda debole, sovraccapacità e pressione sui margini nel settore del vetro. Nonostante, ciò gli va riconosciuta una certa solidità finanziaria e capacità di innovazione, con potenziale di recupero nel medio termine. Vetropack può essere visto come un investimento ciclico, interessante ma legato alla ripresa del mercato e alla stabilizzazione dei costi energetici. L’ultima volta che ne abbiamo parlato le nostre attese di utile erano di 1,2 franchi per azione nel 2026 e 3,4 nel 2027. Ora ci sentiamo di fare ulteriori tagli a 0,9 franchi per azione nel 2026 e a 2 nel 2027. I cali di Borsa continuano a mantenere il titolo su multipli bassi (e questo è anche il frutto del momentum negativo). Ciò detto resta aperto il capitolo guerra in Iran con il suo impatto sul costo dell’energia che per questo settore è una componente importante. Per questo passiamo il consiglio da acquista a mantieni.
Zignago Vetro (6,42 euro al 19/3; Isin IT0004171440) ha approvato il bilancio 2025 evidenziando un andamento misto: i ricavi si attestano a 596 milioni di euro (-3,2% sul 2024), mentre la redditività registra un calo significativo, con utile netto a 27,3 milioni (-47,3%). Tuttavia, si segnala un miglioramento della marginalità rispetto al primo semestre. La domanda nel settore alimentare e bevande è in ripresa, mentre cosmetica e profumeria restano deboli, influenzati da smaltimenti degli stock e consumi incerti. Il gruppo resta focalizzato su efficienza produttiva, controllo costi e sostenibilità. Le prospettive restano prudenti nel breve periodo, ma positive nel medio-lungo termine, nonostante il contesto competitivo e le incertezze geopolitiche. Abbiamo abbassato le nostre stime rispetto all’ultima analisi di novembre portando le nostre attese di utile da 0,58 euro per azione nel 2026 e 0,74 nel 2027 a 0,5 euro e 0,55 euro rispettivamente (un filo più alte dei dati di consensus, fonte Refinitiv, che parlano di 0,39 e 0,5 euro rispettivamente). Dopo i cali recenti il titolo ci sembra comunque ancora correttamente valutato. Restiamo fiduciosi che nel medio lungo periodo il vetro resti una soluzione amata per la conservazione dei cibi e per i profumi. Il consiglio resta mantieni. Tutti i dati sulla società qui.