Energia: EDPR cresce, Shell sfrutta il rialzo degli idrocarburi
Energia e rinnovabili
Energia e rinnovabili
Nel settore energetico convivono dinamiche molto diverse: da un lato la crescita strutturale della domanda di elettricità rinnovabile, dall’altro l’impatto delle tensioni geopolitiche sui prezzi degli idrocarburi. In questo contesto, EDP Renováveis e Shell presentano profili differenti ma entrambi sostenuti da fattori favorevoli nel medio periodo.
Per EDP Renováveis (12,91 euro), il 2025 segna un miglioramento rispetto all’anno precedente, pur con risultati ancora inferiori alle attese. Dopo le perdite registrate nel 2024 a causa di componenti straordinarie, il gruppo ha chiuso il 2025 con un utile netto per azione di 0,21 euro. Escludendo gli elementi straordinari, l’utile è cresciuto del 50%, sostenuto soprattutto dall’espansione delle attività in Europa e negli Stati Uniti.
I ricavi sono aumentati del 16% e l’Ebitda, al netto delle componenti straordinarie, del 17%. A trainare i risultati è stato l’incremento dell’11% della produzione di energia elettrica, legato all’aumento della capacità installata del 14%. Il prezzo medio di vendita dell’energia è tuttavia sceso del 10%, limitando la crescita complessiva.
Per il 2026 la società prevede un aumento dell’Ebitda del 6%, in linea con le aspettative del mercato. Parallelamente, il gruppo ha adottato una maggiore prudenza negli investimenti, ridotti del 40% nel 2025. EDPR distribuirà inoltre un dividendo di 0,13 euro per azione (0,08 euro nel 2024), con la possibilità per gli azionisti di riceverlo in contanti o in azioni. Restano confermate le stime di utile per azione a 0,37 euro per il 2026 e 0,43 euro per il 2027. In prospettiva, il gruppo dovrebbe beneficiare dell’aumento strutturale della domanda di energia elettrica. Giudizio: mantieni.
Situazione diversa ma ugualmente favorevole per Shell (36,73 euro), che sta beneficiando dell’impennata dei prezzi del gas e del petrolio, nonostante la forte esposizione al Medio Oriente. Circa il 20% della produzione di idrocarburi del gruppo proviene infatti dalla regione. Shell è presente in particolare in Qatar, dove opera nel Gnl (gas naturale liquefatto) in partnership con Qatar Energy, e in Oman per il gas naturale e il petrolio.
Il gas e il Gnl rappresentano pilastri fondamentali della crescita del gruppo: pesano per circa il 30% della produzione e generano circa il 40% della liquidità operativa al netto degli investimenti. Tuttavia, gli attacchi con droni iraniani agli impianti di Qatar Energy hanno costretto il partner a interrompere temporaneamente la produzione di Gnl, con conseguente perdita di una parte della produzione regionale nel primo trimestre.
Nonostante questo, Shell può contare su una presenza globale – dagli Stati Uniti alla Nigeria fino all’Australia – e su una rete molto sviluppata, che consente di riorientare rapidamente le spedizioni verso i mercati più remunerativi. Parallelamente il gruppo sta diversificando geograficamente la propria produzione, rafforzando le riserve petrolifere in Brasile, che oggi rappresenta circa il 17% della produzione globale.
Il contesto di prezzi energetici elevati resta quindi favorevole per il gruppo, che ha confermato anche il programma di riacquisto di azioni proprie per 3,5 miliardi di dollari nel primo trimestre del 2026, lo stesso importo dei trimestri precedenti. Giudizio: mantieni.