Italgas: risultati 2025 in crescita mentre il prezzo del gas torna a correre
Italgas, quali impatti avrà la volatilità dei prezzi del gas?
Italgas, quali impatti avrà la volatilità dei prezzi del gas?
Il 2025 si chiude con risultati solidi per Italgas (10,41 euro alla chiusura di ieri 3 marzo 2026, Isin IT0005211237). Il gruppo italiano che gestisce la distribuzione del gas ha pubblicato ieri i conti dell’anno e una serie di comunicati che riguardano anche le prossime decisioni degli azionisti e lo sviluppo industriale. Numeri che confermano una tendenza ormai consolidata: la crescita del gruppo continua grazie agli investimenti nella rete e all’allargamento del perimetro di attività.
Ma l’attenzione sui conti dell’anno passato è stata, inevitabilmente, solo parziale, con i riflettori puntati su un mercato energetico che torna a vivere momenti di forte tensione e il prezzo del gas in Europa che ha registrato negli ultimi giorni un’impennata legata alla crisi geopolitica in Medio Oriente. Le quotazioni sono arrivate praticamente a raddoppiare in meno di una settimana, spinte dalle tensioni legate allo Stretto di Hormuz e agli attacchi a infrastrutture energetiche nella regione.
Per questo, più che valutare i conti del 2025, gli investitori si stanno concentrando su un’altra domanda fondamentale: se il gas torna a salire, cosa succede ai conti di società come Italgas, ma anche altri gruppi del settore come Snam?
La risposta è meno intuitiva di quanto si possa pensare. Perché, a differenza delle aziende che vendono gas o producono energia, le società che gestiscono le infrastrutture di trasporto e distribuzione sono molto meno esposte alla volatilità dei prezzi delle materie prime.
Ma per capirlo meglio, facciamo un passo indietro e torniamo, come punto di partenza, ai conti del 2025.
Il 2025 conferma il percorso di espansione intrapreso dal gruppo negli ultimi anni. I risultati riflettono anche il consolidamento di nuove attività e gli investimenti nella digitalizzazione della rete. Nel corso dell’anno Italgas ha continuato a rafforzare i principali indicatori economici. L’anno si chiude, così, con ricavi in aumento del 45,7%, un utile industriale cresciuto a grandi linee con lo stesso ritmo dei ricavi (+46,9%) e un utile netto cresciuto del 33,1% a 0,83 euro per azione, superiore alle nostre stime ma anche agli obiettivi che il gruppo stesso si era prefissato. Grazie a tutto questo, il gruppo distribuirà un dividendo di 0,432 euro per azione, anche in questo caso superiore alle aspettative.
L’andamento positivo dei conti è stato sostenuto soprattutto da due fattori:
Entrando più nel dettaglio nel meccanismo economico che regola i conti del gruppo, c’è da ricordare una caratteristica fondamentale: i ricavi delle società di distribuzione sono regolati dall’autorità pubblica. In Italia è l’ARERA (Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente) a stabilire i criteri con cui vengono remunerati gli investimenti nelle infrastrutture.
Questo significa che i guadagni di Italgas dipendono principalmente da tre fattori. Primo, la dimensione e valore della rete gestita, secondo, gli investimenti realizzati, e terzo, l’efficienza operativa, mentre dipendono molto meno dall’andamento delle quotazioni del gas.
In sintesi:
Italgas appartiene a quest’ultima categoria. La sua attività principale consiste nella distribuzione del gas, cioè nella gestione delle reti locali che portano il gas fino alle case e alle imprese. Il guadagno della società deriva quindi da una tariffa regolata, pagata per l’utilizzo della rete.
Questa struttura rende i ricavi molto più stabili rispetto alle società energetiche tradizionali. Anche quando il prezzo del gas aumenta o diminuisce rapidamente sui mercati internazionali, come è il caso in questi giorni, l’impatto diretto sul bilancio di Italgas è limitato. In altre parole: Italgas guadagna dal servizio di distribuzione, non dalla vendita del gas.
Tra le notizie pubblicate ieri dal gruppo c’è anche il completamento di un’operazione industriale che rafforza la presenza nel settore della distribuzione. Il gruppo ha infatti comunicato la conclusione dell’accordo con il consorzio formato da Plures, Estra e Centria, che riguarda attività nel settore delle reti gas. L’operazione rientra nella strategia di consolidamento del mercato italiano della distribuzione, ancora molto frammentato. L’obiettivo è chiaro: aumentare la dimensione della rete gestita e migliorare l’efficienza del sistema. Nel settore delle infrastrutture energetiche, infatti, la scala conta molto. Più grande è la rete, più si possono distribuire i costi fissi e più diventa efficiente la gestione. Questo tipo di operazioni rafforza quindi la posizione competitiva del gruppo nel lungo periodo.
Chiarito il “modello di attività” della società, torniamo all’attualità geopolitica e alla fiammata dei prezzi a cui stiamo assistendo in questi giorni, caratterizzati anche da una nuova fase di forte volatilità per il mercato energetico (petrolio ma, in misura ancora maggiore, il gas).
Com’è ormai tristemente noto, la crisi è legata in particolare agli attacchi a infrastrutture energetiche e alle tensioni nello Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più importanti per il commercio globale di petrolio e gas. Le tensioni hanno portato a un forte nervosismo sui mercati energetici. Alcuni analisti hanno ipotizzato che, in caso di blocco prolungato delle forniture, il prezzo del gas europeo potrebbe arrivare anche tra 80 e 100 euro per MWh.
Nel breve periodo, inoltre, le quotazioni sono molto volatili: in poche ore il prezzo può salire o scendere di decine di punti percentuali, come dimostrano le oscillazioni registrate negli ultimi giorni.
Come ti abbiamo già spiegato prima, per aziende come Italgas la relazione è molto indiretta. La ragione principale è che il prezzo della materia prima non entra direttamente nei ricavi della società.
Le tariffe di distribuzione sono stabilite da un sistema regolato. Questo significa che il gruppo riceve una remunerazione per l’utilizzo delle infrastrutture indipendentemente dal prezzo del gas sul mercato. In altre parole: se il gas costa di più o meno, la rete continua a essere utilizzata per trasportarlo. Attenzione: questo non significa che il gruppo sia totalmente immune dalla attuale volatilità del mercato, perché ci sono effetti indiretti. Per esempio: un prezzo molto alto potrebbe ridurre i consumi di gas, oppure accelerare la transizione verso altre fonti energetiche: se un prezzo troppo alto causa un drastico calo dei consumi (domanda), i volumi trasportati potrebbero ridursi, impattando leggermente la componente variabile dei ricavi. Oltre a questo, Italgas (come le colleghe) è responsabile del “bilanciamento” il che significa che deve acquistare gas per coprire le differenze tra immissioni e prelievi di rete.
Un discorso simile vale anche per Snam (6,37 euro, Isin IT0003153415), l’altra grande infrastruttura energetica italiana. Se Italgas si occupa della distribuzione locale, Snam gestisce la rete di trasporto nazionale del gas, cioè i grandi gasdotti che portano il gas dall’estero fino alle reti locali. Anche per Snam il modello economico è, quindi, basato su tariffe regolate e su investimenti infrastrutturali. Questo significa che la società è relativamente poco esposta alle oscillazioni delle materie prime.
Nonostante la transizione energetica e la crescita delle rinnovabili, il gas naturale continua a svolgere un ruolo importante nel sistema energetico europeo. Secondo le analisi del settore, la domanda globale di gas dovrebbe tornare a crescere nel 2026 dopo una fase di rallentamento nel 2025.
Questo significa che le infrastrutture di trasporto e distribuzione continueranno a essere centrali per molti anni. Proprio per questo motivo società come Italgas stanno investendo anche nella digitalizzazione delle reti e nella loro evoluzione per trasportare gas rinnovabili, come il biometano e in prospettiva l’idrogeno.
Guardando al futuro, le sfide per il settore sono diverse.
Da un lato c’è la necessità di modernizzare le infrastrutture e renderle compatibili con i nuovi gas rinnovabili. Dall’altro lato c’è la crescente attenzione alla sicurezza energetica, tornata al centro del dibattito dopo le crisi degli ultimi anni.
Le tensioni geopolitiche ricordano quanto il sistema energetico europeo sia ancora esposto agli eventi internazionali. Ma proprio per questo le infrastrutture di trasporto e distribuzione assumono un ruolo sempre più strategico.
Più nello specifico per Italgas, il percorso di crescita sembra destinato a proseguire soprattutto attraverso: investimenti nella rete, acquisizioni mirate e innovazione tecnologica.
Riassumendo, i risultati 2025 di Italgas confermano la solidità del gruppo e la crescita del suo business infrastrutturale. Allo stesso tempo il ritorno della volatilità sui mercati energetici, con il prezzo del gas spinto dalla crisi in Medio Oriente, ricorda quanto il contesto geopolitico possa influenzare il settore, ma senza allarmismi per i conti del gruppo visto il modello di attività e gli impatti solo indiretti, come ti abbiamo spiegato, e quindi una maggior stabilità rispetto a società che producono o vendono energia – confermato anche dall’andamento delle azioni in questi giorni, più volatile per le società produttrici e con oscillazioni più contenute per i distributori come Snam.
Alla luce di tutte queste considerazioni, stimiamo utili 2026 e 2027 pari rispettivamente a 0,83 e 0,84 euro per azione, sostanzialmente allineati al risultato 2025 nonostante il contesto di mercato attuale sia, ovviamente, molto diverso. Confermiamo anche la nostra valutazione (correttamente valutata) e il consiglio. Mantieni.