Poste Italiane annuncia un'Opas su Telecom Italia
Opas Poste su Telecom
Opas Poste su Telecom
A sorpresa, Poste Italiane (21,45 euro, Isin IT0003796171) accelera su Telecom Italia e lancia un’Offerta pubblica di acquisto e scambio (Opas) totalitaria sulle azioni TIM (0,58 euro, Isin IT0003497168), con l’obiettivo di arrivare al controllo del gruppo e procedere al ritiro del titolo dalla quotazione su Piazza Affari.
È un’operazione tra le più rilevanti nel panorama delle telecomunicazioni in Italia, non solo per il valore complessivo (circa 10,8 miliardi di euro) ma anche per il fatto che, se andrà a buon fine, potrebbe ridisegnare gli equilibri tra infrastrutture, servizi digitali e distribuzione. Ma andiamo con ordine.
I dettagli dell’offerta
L’offerta pubblica di acquisto e scambio di Poste Italiane sulle azioni Telecom Italia prevede una componente mista in contanti e titoli: saranno infatti offerti 0,0218 azioni Poste più 0,167 euro in contanti per ogni azione Telecom conferita.
Questa struttura consente a Poste di limitare l’esborso in liquidità (circa 2,8 miliardi di euro) e allo stesso tempo di coinvolgere gli attuali azionisti Telecom Italia nel futuro del gruppo integrato, ma senza che lo Stato (oggi azionista di Poste con circa il 65% del capitale) perda il controllo del nuovo gruppo. Anche in caso di adesione al 100%, infatti, lo Stato avrebbe oltre la metà del capitale della nuova realtà.
Perché Poste vuole Telecom Italia
L’Opas su Telecom Italia non è un’operazione puramente finanziaria, ma ha una forte logica industriale. Poste Italiane punta, infatti, a costruire un polo integrato tra telecomunicazioni, servizi finanziari e distribuzione, sfruttando i rispettivi punti di forza. E tra questi, c’è sicuramente la “potenza di fuoco” di una rete di vendita capillare, unendo circa 13000 uffici postali con circa 4000 punti Tim. In altre parole, l’unione delle due società permetterebbe da un lato di offrire sempre più i prodotti in pacchetti integrati (ricordiamo che già da anni l’attività di Poste non comprende più solo la corrispondenza, da cui viene meno di un terzo dei ricavi complessivi, ma anche servizi finanziari, assicurativi, energia e connettività) e dall’altro di vendere questo “ecosistema” integrato a una platea allargata agli attuali clienti di entrambe le società.
Non a caso, dei 700 milioni di benefici annui previsti dall’operazione, 200 milioni vengono proprio dalla previsione di vendita di prodotti Poste ai clienti Telecom, e viceversa. Gli altri 500 milioni annui di benefici, invece, verrebbero dai risparmi finanziari: il nuovo gruppo, più “solido” dal punto di vista del debito rispetto all’attuale Telecom, pagherebbe interessi meno elevati.
Oltre ai benefici, sono previsti anche dei costi per l’integrazione, ma in questo caso la cifra prevista (anche qui 700 milioni di euro) sarebbe una tantum e non annua.
Cosa succede se sei azionista?
Se oggi hai azioni Telecom Italia, nell’immediato non accade nulla: le azioni restano regolarmente quotate, anche perché l’operazione sarà finalizzata solo verso la fine dell’anno. Quando sarà, nel concreto, lanciata l’offerta, avrai due possibilità: accettarla, e diventare quindi azionista di Poste, oppure non fare nulla e tenerti le azioni Telecom. In questo secondo caso, ti assumi però il rischio di trovarti con azioni non quotate: se la maggior parte degli azionisti aderirà all’offerta, l’obiettivo di Poste è il ritiro di Telecom dal listino di Borsa. Ma in ogni caso, al momento del lancio effettivo dell’offerta torneremo a parlartene, con i pro e i contro dei vari scenari a cui andrai incontro aderendo, o meno.
E se sei azionista di Poste? Anche in questo caso, non devi fare nulla. Se l’operazione andrà in porto, sarai azionista di un gruppo più grande, ma con un maggior numero di azioni in circolazione. Dal punto di vista dei diritti di voto la tua quota sarà “diluita” rispetto ad ora, ma per i piccoli azionisti questo è un elemento di solito ininfluente. Dal punto di vista economico, invece, considerate anche le sinergie di cui ti abbiamo parlato, non ci aspettiamo una diluizione del valore dei tuoi titoli: anzi, se tutto andrà come nei piani le azioni ne beneficeranno, ma ci sono anche da considerare le incognite per cui l’operazione potrebbe non andare a buon fine (per esempio, l’offerta è subordinata al fatto che le adesioni portino Poste ad avere almeno il 66,67% del capitale di Telecom).
In sintesi, il nostro consiglio per entrambe le azioni non cambia: mantieni.
Ci sono margini per speculare?
Se non sei già azionista del gruppo, c’è spazio per speculare sulle azioni Telecom in vista dell’offerta? A nostro avviso purtroppo no, il potenziale guadagno è troppo limitato. Rispetto al prezzo di chiusura di venerdì 21 marzo (ultimo giorno prima del lancio dell’offerta), il “premio” offerto da Poste italiane è di circa il 9%, non molto elevato e per di più già in parte coperto dal rialzo realizzato questa mattina (lunedì 23 marzo) dal titolo Telecom. Il gioco, insomma, non vale la candela.