La settimana delle Borse: il petrolio domina i mercati
settimana delle Borse 1646
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Mentre la stagione della pubblicazione dei conti 2025, seppur con qualche “ritardataria”, si avvia verso la conclusione, è stato il prezzo del petrolio a dominare gli umori degli investitori. Le incertezze sul Medio Oriente, anziché attenuarsi, si sono intensificate, e le prospettive di una risoluzione in poche settimane stanno lentamente scivolando verso tempi decisamente più lunghi, con un conflitto che rischia di allargarsi o perlomeno di rimanere in fase di stallo. In questo scenario, il prezzo del petrolio (brent) è ulteriormente balzato del 10,8%, passando da 92,6 a 102,7 dollari al barile. Quanto peserà sull’inflazione? Molto dipende, appunto, dalla durata del conflitto: più sarà estesa, più il prezzo del petrolio resterà sotto pressione, più il rialzo dell’oro nero rischia di allargarsi a macchia d’olio su tutti i beni (che in un modo o nell’altro per essere prodotti e trasportati richiedono energia). In altre parole, tornano le preoccupazioni sull’inflazione, complicando le scelte di politica monetaria delle Banche centrali.
Tutto questo ha portato gli investitori a mostrarsi prudenti e i listini hanno, di nuovo, virato verso il rosso. Il bilancio è un -1,6% per l’indice S&P500 negli Usa, mentre l’eurozona limita i danni a uno -0,1%, ma con bilanci più pesanti per alcune Borse come Parigi (-1%) e Francoforte (-0,6%).
Nel contesto di cui ti abbiamo appena parlato, non stupisce che il comparto dell’energia sia tra i pochi con un segno positivo, ma attenzione a non fare di tutta l’erba un fascio. Il fatto che la variazione settimanale (+2,6%) sia inferiore al rialzo del petrolio è, tra le altre cose, una riprova che non tutte le società del settore avranno effetti sul bilancio della stessa portata. Se per società produttrici di petrolio come Repsol (23 euro, Isin ES0173516115, +10,8%), Eni (22,35 euro, Isin IT0003132476, +8,9%) o Shell (38,95 Usd, Isin GB00BP6MXD84, +7,7%) l’impatto sui conti è facilmente intuibile (mantieni tutte e tre le azioni), per altre società come Saipem l’effetto è solo indiretto: più il prezzo del petrolio sale, più le società produttrici hanno interesse a investire in infrastrutture, e quindi ad affidare nuove commesse a Saipem, ma questo si verifica solo se il rincaro del petrolio non è una fiammata temporanea, ma più stabile. La stessa cosa vale anche nel gas, l’effetto non è uguale per tutti. Società distributrici, per esempio, beneficiano solo marginalmente dei rialzi, perché le tariffe sono regolamentate. Per questo, non abbiamo modificato il nostro giudizio su titoli come Italgas (10,20 euro, Isin IT0005211237, -2,1%, mantieni). Vuoi conoscere meglio i meccanismi che legano il prezzo del gas alle società del settore? Leggi l’approfondimento su Italgas che trovi qui.
Altro settore che riesce a strappare un segno più è quello dei semiconduttori (+0,3%) dopo i solidi risultati trimestrali pubblicati dal gigante del software e del cloud Oracle, che prevede una domanda prolungata legata all’intelligenza artificiale. Il sottosettore dei semiconduttori si distingue ancora una volta con un guadagno dell’1,5%. Ma proprio l’AI è alla base di incognite su altri comparti del settore, non modifichiamo perciò il nostro giudizio sulle società del settore.
Melexis (53,2 euro, Isin BE0165385973), il produttore belga di chip destinati soprattutto al settore automobilistico, ha creato una società in Cina per operare in autonomia (senza un partner locale) in questo mercato. La creazione di questa controllata cinese rientra nella strategia del gruppo, che mira a rafforzare la sua posizione e ad accelerare la crescita in Cina, dove genera circa il 30% del fatturato. Ai prezzi attuali l’azione resta, secondo noi, sottovalutata. Acquista.