La settimana delle Borse: ancora venti di guerra sui listini
La settimana delle Borse 1647
La settimana delle Borse 1647
Come temuto, e come già ti abbiamo detto settimana scorsa, la prospettiva di una “guerra-lampo” sta sempre più scemando, e con l’allungarsi dei tempi si stanno sempre più complicando gli scenari e le scelte delle Banche centrali nel divario tra inflazione e crescita. L’esito di tutto questo è un’altra settimana in rosso, sia negli Usa (-1,9% per l’indice S&P500, -2,1% per il Nasdaq) sia nell’eurozona (-3,8%). E con il brent salito ulteriormente da 102,7 a 112,4 dollari al barile, non stupisce che sia ancora una volta il comparto dei titoli dell’energia l’unico col segno più (+2,2%). Tra i titoli del settore, spicca anche questa settimana Eni (23,62 euro, Isin IT0003132476, +5,7% questa settimana) spinta anche dalle notizie sul piano industriale.
Archiviato il bilancio 2025 con utili di 0,78 euro per azione, è stato il nuovo piano strategico 2026-2030 a catalizzare l’attenzione. La novità più rilevante è il riassetto di Plenitude, per la quale ci sarà un aumento di capitale, per due terzi sottoscritto da Ares, dopo il quale la quota di Eni in Plenitude sarà di circa il 65% (sufficiente quindi a mantenere il controllo, ma con un minor impegno finanziario). Perché è importante? Questo tipo di operazione serve a “far emergere valore”: attività diverse (come petrolio tradizionale e rinnovabili) hanno profili di crescita e rischi differenti. Separarle, almeno in parte, permette al mercato di valutarle meglio e, potenzialmente, di attrarre nuovi investitori specifici. Si tratta di un’operazione coerente con la strategia di Eni: mantenere una forte disciplina sugli investimenti, “sfruttando” l’apporto del capitale di partner esterni per far crescere le attività senza impiegare più capitale del necessario. In questo contesto si inserisce anche l’ipotesi di un dividendo straordinario nel caso in cui i prezzi del petrolio restino elevati (per il momento, vista l’incertezza sui mercati, manteniamo prudenzialmente invariate le nostre stime sul dividendo 2026). In sintesi, le mosse recenti vanno tutte nella stessa direzione: rendere il gruppo più flessibile e valorizzare le diverse attività. Per ora, Eni resta un titolo legato al ciclo del petrolio, ma con una crescente componente “ibrida” che potrebbe, nel tempo, ridurre la volatilità. Confermiamo il consiglio: mantieni.
A sorpresa, Poste Italiane (21,45 euro, Isin IT0003796171) lancia un’Offerta pubblica di acquisto e scambio (Opas) sulle azioni Telecom Italia (0,58 euro, Isin IT0003497168), con l’obiettivo di arrivare al controllo del gruppo e procedere al ritiro del titolo dalla quotazione su Piazza Affari. L’offerta, che dovrebbe concretizzarsi verso fine anno, prevede una componente mista in contanti e titoli: saranno infatti offerti 0,0218 azioni Poste più 0,167 euro in contanti per ogni azione Telecom conferita. Che fare? Per ora mantieni entrambi i titoli se già li hai: ti terremo comunque informato sugli sviluppi. Visto il prezzo offerto, non troppo generoso, non vediamo margini di speculazione. Per conoscere più dettagli sulle motivazioni dell’operazione e sulle prospettive del mercato dopo l’operazione, leggi il nostro report approfondito.
La crisi in Medio Oriente ha effetti “a catena”: dopo il petrolio, comincia a farsi sentire anche in altri settori come la chimica. Il gruppo chimico tedesco BASF (46 euro, Isin DE000BASF111, -4,9% questa settimana) ha, infatti, appena annunciato aumenti dei prezzi fino al 30%, o anche di più, per i prodotti della sua divisione Care Chemicals, che comprende i prodotti per la cura della persona e quelli per le pulizie venduti in Europa. Rincari che rischiano di pesare ulteriormente su una domanda già debole. Se la crisi dovesse protrarsi a lungo, i suoi effetti rischiano di penalizzare l’intera attività di BASF. Vendi.
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