Cosa ha mosso i mercati
A inizio settimana le Borse hanno tentato di rialzare la testa, reagendo immediatamente ogni volta che sembrava aprirsi qualche spiraglio di speranza per una risoluzione del conflitto in Medio Oriente. Purtroppo, però, queste speranze sono state, ogni volta, disattese: nella seconda parte della settimana e nel weekend la tensione tra le parti è tornata a salire, con gli Usa che minacciano interventi anche via terra, nel caso in cui le proposte di trattative non siano prese in seria considerazione dall’Iran, e quest’ultimo che invece alza il tiro con risposte ben poco concilianti.
Il risultato, ancora una volta, è che lo spettro di una guerra lunga si fa sempre più concreto, così come le ripercussioni economiche del conflitto su crescita e inflazione. Di conseguenza, le Borse statunitensi chiudono la settimana ancora in rosso: -2,1% l’indice S&P500, -3,2% il Nasdaq appesantito dal settore tecnologico.
Tecnologia in rosso
All’interno del comparto tecnologico, il calo è significativo per i semiconduttori (-3.2%), ma ancora di più per quello dei software (-7,1%). Da un lato, tutto il comparto (tradizionalmente molto volatile) soffre della prospettiva di un rallentamento economico, nonché dei timori sugli impatti dell’intelligenza artificiale. Dall’altro lato, però, la settimana è stata zavorrata anche da notizie negative sulle singole società, e in particolare dalle sentenze di condanna nei confronti di Meta Platforms (525,72 Usd, Isin US30303M1027, -11,4% questa settimana) e Alphabet (274,34 Usd, Isin US02079K3059, -8,9% questa settimana) per potenziali danni nei confronti dei minori. Pur alla luce di queste notizie, non modifichiamo il nostro consiglio sui due titoli: acquista Alphabet, mantieni Meta Platforms.
L’Europa si salva… ma per quanto?
Meno esposta al settore tecnologico, le Borse dell’eurozona chiudono con un +0,1% per l’indice dei 50 titoli principali. Il “merito” è di settori difensivi come la farmacia (+0,8% a livello mondiale, +2,3% a livello europeo), ma questo non basta a far dimenticare che gli impatti del conflitto stanno cominciando a farsi sentire in modo sensibile anche sul Vecchio continente, come dimostrano per esempio i primi dati sull’inflazione (vedi a pag. 10).
Petrolio, ancora rialzi
E ad alimentare ulteriormente questi timori di inflazione c’è un nuovo rincaro (+0,9%) dell’oro nero, con il brent che ha superato i 113 dollari al barile. Certo questo porta le società del settore energia a segnare in media un +2,2%, con rialzi anche più consistenti per società come Saipem (3,72 euro, Isin IT0005495657, +8,6% questa settimana, vendi) o per società indirettamente legate al petrolio come Vallourec (vedi qui a lato), ma ciò non toglie che sull’economia nel suo complesso il rincaro dell’energia, trasmettendosi ai prezzi di tutti i beni prodotti, avrà un impatto negativo sui consumi e quindi sulla crescita, alimentando così anche le preoccupazioni degli investitori sulle prospettive dei listini.
Il caro-petrolio favorisce Vallourec
La francese Vallourec, specializzata nei tubi d’acciaio senza saldature utilizzati nell’industria energetica, beneficia dell’impennata dei prezzi degli idrocarburi che spinge le compagnie petrolifere a investire di più. Non a caso, questa settimana il titolo (21,21 euro, Isin FR0013506730) ha segnato un +5,8%. Ultimamente il gruppo si è rafforzato in Indonesia, dove ha firmato due contratti per la vendita di circa 36.000 tonnellate di tubi per attività petrolifere e nel gas in acque profonde. Anche se è salita di oltre il 30% da inizio anno, l’azione, seppur molto rischiosa, resta, secondo noi, sottovalu-tata. Il nostro consiglio, quindi, non cambia: anche ai prezzi attuali, l’azione merita ancora un acquisto.