Il vetro è fragile?
Per il 2026 la società prevede di portare l’utile industriale prima di spesare la quota parte dei costi pluriennali a 700 milioni di euro.
Per il 2026 la società prevede di portare l’utile industriale prima di spesare la quota parte dei costi pluriennali a 700 milioni di euro.
Verallia (17,76 euro al 10/3; Isin FR0013447729) sembra non farcela, almeno in Borsa, ed è calata non poco dalla nostra ultima analisi. Ai mercati non piace il calo dei ricavi (-3,6%) che, tuttavia, non è dovuto a un calo dei volumi, ma dei prezzi. In questo contesto l’utile industriale prima di spesare la quota parte dei costi pluriennali, tenendo conto solo delle componenti non straordinarie, è calato da 842,5 a 692,5 milioni di euro. A questo calo si aggiungono delle svalutazioni in Germania e Gran Bretagna col risultato che l’utile netto è crollato a 0,77 euro per azione dai precedenti 2,01, anche se, senza considerare il costo contabile legato all’acquisizione di Saint-Gobain in passato, che di qui al 2027 finirà di impattare sui conti, il dato mostra un calo da 2,38 a 1,14. Comunque vada si tratta di risultati inferiori alle nostre attese che erano 1,35 euro per azione. Per migliorare competitività in Europa il gruppo valuta: la chiusura del sito di Essen (Germania) lo spegnimento di un forno a Châteaubernard (Francia) e lo spegnimento di un forno a Knottingley (UK) con riavvio di uno più efficiente a Leeds. Nel 2025 ha inaugurato poi investimenti a Campo Bom (Brasile) e Pescia (Italia)ò La società punta poi sull’introduzione di tecnologie per ridurre le emissioni con l’obiettivo di abbattere entro il 2040 quelle dirette e da energia acquista. Il che può sembrare che serva soprattutto per fare un po’ di ambientalismo, ma nel campo di una attività energivora come quella della produzione del vetro passa senz’altro per una maggiore efficienza dei forni, il che potrebbe avere ricadute buone nel lungo periodo anche sui costi.
Per il 2026 la società prevede di portare l’utile industriale prima di spesare la quota parte dei costi pluriennali a 700 milioni di euro, in linea con l’anno appena chiuso, ma focalizzandosi sul miglioramento della competitività. Tagliamo, quindi le attese di utile per azione 2026 da 1,75 a 1,15 euro per azione e quelli del 2027 da 2 a 1,6 in linea con le stime medie degli analisti (fonte Refinitiv). A questi prezzi i multipli continuano a essere non cari, ma il momentum negativo impone prudenza e una domanda: non sarà una trappola del valore? Cioè un titolo che sembra molto economico secondo i fondamentali, ma in realtà è destinato a rimanere economico o a scendere perché il business ha problemi strutturali. In soldoni pare un affare, ma non lo è? A nostro avviso è vero che per ora non si vedono all’orizzonte utili come quelli del 2023 (4,02 euro per azione), però il vetro, se pur soggetto in questo periodo a consumi di birra e vino non esaltanti, resta comunque un materiale che nel campo alimentare garantisce standard di conservazione elevati e appetibilità per il pubblico. E Verallia è pur sempre uno dei maggiori operatori del settore. Certo, se la guerra in Iran dovesse durare più del dovuto con impatti significativi sui prezzi energetici questo sarebbe un danno per Verallia, tuttavia in un’ottica di lungo periodo chi ha il titolo può pensare di conservarlo. Certo non è un titolo ad alta crescita, ma finché il vetro non sarà sostituito resta comunque uno dei principali attori di un settore ai i prodotti non sembrano sul viale del tramonto.