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Unicredit punta a CariOrvieto

Unicredit punta a CariOrvieto

Data di pubblicazione 22 settembre 2026
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Autore: Pia Miglio

Unicredit riparte da Orvieto per crescere in Italia

Dopo i tentativi sfumati su Mps e Banco Bpm, Unicredit avrebbe offerto 110 milioni di euro per CariOrvieto. L’operazione è piccola per il gruppo, ma può diventare la sua prima acquisizione bancaria in Italia da molti anni.

Unicredit IT0005239360

22/09/2026 Milano

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Dopo aver cercato a lungo una grande operazione, Unicredit potrebbe tornare a crescere in Italia partendo da una banca locale. Secondo indiscrezioni di stampa, Unicredit avrebbe offerto 110 milioni di euro per acquistare l’85,3% della Cassa di Risparmio di Orvieto, oggi controllato da Mediocredito Centrale.

Se l’operazione andasse in porto, sarebbe la prima acquisizione bancaria italiana da diversi anni. Un risultato tutt’altro che scontato, considerando i tentativi precedenti. Nel 2021 Unicredit aveva trattato l’acquisto di Monte dei Paschi di Siena, ma il negoziato era terminato senza un accordo. Alla fine del 2024 aveva poi lanciato un’offerta su Banco Bpm, ritirata nel luglio 2025 dopo mesi di contrasti con il Governo sulle condizioni imposte attraverso i poteri speciali riservati alle operazioni considerate strategiche.

CariOrvieto ha dimensioni molto più contenute rispetto a Mps o Banco Bpm. Proprio per questo presenta meno ostacoli finanziari e politici. Per Unicredit sarebbe un’operazione facilmente sostenibile, che permetterebbe di rafforzarsi nel Centro Italia senza affrontare una fusione complessa da diversi miliardi.

Un’offerta superiore a quella del Fucino

CariOrvieto era già stata venduta una prima volta, almeno sulla carta. Nel gennaio 2025 Mediocredito Centrale aveva firmato un contratto con Banca del Fucino per cedere l’85,3%. Il passaggio di proprietà era subordinato al rispetto di diverse condizioni e alle autorizzazioni delle autorità di vigilanza, ma, dopo numerosi rinvii, non è stato completato.

Il prezzo, però, non sarà necessariamente l’unico criterio di scelta. L’accordo con Banca del Fucino prevedeva garanzie precise: conservazione del marchio, mantenimento della sede a Orvieto, autonomia operativa, presidio dell’Umbria e del Lazio e attenzione ai livelli occupazionali.

Una piccola banca con conti solidi

CariOrvieto è una banca locale, ma non arriva alla vendita in una situazione di crisi. Nel 2025 ha ottenuto un utile netto di 10,8 milioni di euro, sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente. Gli impieghi netti alla clientela ammontavano a 1,34 miliardi, mentre la raccolta complessiva raggiungeva quasi 1,8 miliardi.

Unicredit comprerebbe quindi un istituto redditizio, ben capitalizzato e con una clientela radicata soprattutto in Umbria e Lazio. CariOrvieto porta inoltre una rete di circa quaranta sportelli e rapporti costruiti nel tempo con famiglie e piccole e medie imprese.

Che cosa ci guadagna Unicredit

Il primo vantaggio è la possibilità di acquisire in blocco clienti, depositi e finanziamenti. Aprire nuove filiali e conquistare uno alla volta i clienti di un’altra banca sarebbe più lento e costoso. Con CariOrvieto, Unicredit entrerebbe immediatamente in possesso di una rete già funzionante e di relazioni consolidate sul territorio.

Il secondo vantaggio riguarda i ricavi. Ai clienti della banca umbra Unicredit potrebbe offrire una gamma più ampia di servizi, dal risparmio gestito alle assicurazioni, dai finanziamenti alle imprese ai servizi internazionali. La raccolta di CariOrvieto potrebbe quindi generare commissioni più elevate una volta inserita nella struttura commerciale del gruppo.

Ci sono poi i possibili risparmi. CariOrvieto ha chiuso il 2025 con un rapporto tra costi e ricavi del 65,9%, superiore a quello di un grande gruppo efficiente come Unicredit. L’utilizzo delle piattaforme informatiche, dei sistemi di pagamento e delle strutture centrali dell’acquirente potrebbe ridurre una parte delle spese. È proprio la capacità di realizzare questi risparmi a spiegare perché Unicredit possa offrire più di un compratore di dimensioni minori.

L’operazione, tuttavia, non cambierebbe da sola il volto del gruppo: CariOrvieto è troppo piccola per incidere sensibilmente sui conti di Unicredit. Il suo valore sarebbe soprattutto strategico. Dopo tante operazioni tentate e non concluse, Unicredit dimostrerebbe di poter finalmente portare a termine un’acquisizione in Italia. Orvieto potrebbe diventare un primo passo, prudente e facilmente gestibile, prima di eventuali mosse più grandi.

Resta da capire quanto spazio sarà lasciato all’identità della banca locale. Per Unicredit i maggiori benefici deriverebbero dall’integrazione dei sistemi e dalla riduzione delle attività duplicate. Per il venditore e per il territorio conteranno invece la tutela dell’occupazione, la presenza delle filiali e la sopravvivenza del marchio. Il prezzo mette Unicredit in una posizione forte, ma la gara si deciderà anche sull’equilibrio tra queste esigenze.

Ti confermiamo il nostro consiglio sul titolo Unicredit (83,09 euro al 18/09; Isin IT0005239360), che trovi qui.

 

CariOrvieto in breve

La Cassa di Risparmio di Orvieto nasce nel 1852 per raccogliere il risparmio locale e finanziare famiglie e attività del territorio. Trasformata in società per azioni nel 1991, è passata prima sotto il controllo della Cassa di Risparmio di Firenze, poi di Banca Popolare di Bari e, dal 2020, di Mediocredito Centrale. Nel 2025 era stata concordata la vendita a Banca del Fucino, ma l’operazione non si è conclusa. Oggi la banca conta circa quaranta sportelli, soprattutto in Umbria e Lazio.

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