Sottostante certificate sotto stress? Il ruolo di barriere e memoria
Certificate: barriere ed effetto memoria
Certificate: barriere ed effetto memoria
I recenti cali dei mercati finanziari stanno mettendo sotto pressione un'ampia gamma di strumenti d'investimento: azioni, obbligazioni, fondi, ETF e certificati. Proprio questi ultimi, tuttavia, presentano caratteristiche strutturali che li rendono particolarmente adatti ad attraversare fasi di elevata volatilità — a patto di comprenderle a fondo e non cedere alla tentazione di liquidare la posizione nel momento sbagliato.
Il funzionamento della protezione condizionale
I certificati a capitale condizionatamente protetto garantiscono il rimborso del valore nominale — solitamente 1.000 euro o 100 euro a seconda della denominazione — esclusivamente a scadenza e soltanto se il sottostante (o il peggiore dei sottostanti) non ha violato il livello barriera a scadenza. È fondamentale ricordare che questa protezione non opera in modo continuo durante la vita del prodotto: il prezzo di mercato del certificato può quindi oscillare anche quando il sottostante si trova ancora al di sopra della barriera, risentendo di altri fattori come la volatilità implicita, il tempo residuo alla scadenza e le cedole già staccate. Proprio il meccanismo di stacco delle cedole incide sul prezzo di quotazione: ogni volta che viene distribuita una cedola, il prezzo del certificato si riduce di un ammontare equivalente, esattamente come accade con i dividendi sulle azioni. Questo è un elemento che va tenuto sempre presente quando si valuta la performance apparente del prodotto sul mercato secondario.
Perché vendere vicino alla barriera è spesso un errore
Quando un sottostante si avvicina — o addirittura scende sotto — il livello barriera, la reazione istintiva di molti investitori è quella di vendere per limitare le perdite. In realtà, questa scelta rischia di cristallizzare una perdita che, con il tempo, potrebbe non esserci.
Per capirlo, è utile un confronto concreto. Supponiamo che la barriera sia posizionata al 60% del valore iniziale del sottostante, il che significa che il capitale è protetto finché il ribasso non supera il 40%. Se oggi il sottostante ha perso il 41% rispetto al prezzo di riferimento iniziale, chi avesse investito direttamente nell'azione avrebbe bisogno di un recupero di circa il 70% per tornare al pareggio (da 59 a 100 ipotizzando il prezzo di partenza del sottostante pari a 100). Chi detiene invece il certificato ha bisogno che il sottostante recuperi solo circa il 2% — da 59 a 60 — per rientrare nell'area di protezione del capitale a scadenza. La differenza è enorme, e illustra chiaramente quanto sia diverso il profilo di rischio tra i due strumenti. Liquidare il certificato in questa fase significa rinunciare a questa asimmetria favorevole, incassando una perdita pesante senza aver dato al prodotto il tempo di svolgere il proprio ruolo. La regola generale è: vendere un certificato a capitale condizionatamente protetto in un momento di stress di mercato, quando il prodotto non ha ancora avuto il tempo e la possibilità di esercitare la propria funzione protettiva, significa spesso trasformare una perdita temporanea e potenzialmente recuperabile in una perdita definitiva e reale.
L'effetto memoria: un alleato nelle fasi di stress
Un ulteriore elemento a favore del mantenimento del certificato, soprattutto nei momenti di mercato difficili, è il cosiddetto effetto memoria. Questo meccanismo consente di recuperare tutte le cedole non pagate nei periodi precedenti nel momento in cui la condizione di pagamento torna a essere soddisfatta.
In pratica: anche se per diversi mesi consecutivi il sottostante si trova al di sotto del livello barriera previsto per il pagamento della cedola, è sufficiente che in un'unica data di osservazione successiva il sottostante torni sopra quel livello per ricevere l'intero ammontare delle cedole cumulate non distribuite. L'effetto memoria trasforma quindi la mancata distribuzione delle cedole in un credito che rimane a disposizione dell'investitore, senza che venga perso definitivamente.
Questo meccanismo è particolarmente prezioso durante le fasi di elevata volatilità: i mercati possono scendere bruscamente e poi recuperare altrettanto rapidamente, e il certificato con effetto memoria permette di beneficiare appieno di questi rimbalzi in termini di flussi cedolari. Per tutte le ragioni illustrate, i certificati attualmente in portafoglio sono da mantenere e in alcuni casi sono all’acquisto. Le indicazioni di vendita fornite su alcuni certificate hanno riguardato esclusivamente situazioni specifiche — prodotti acquistati con finalità diverse dal mantenimento fino a scadenza oppure perché il sottostante era salito a tal punto da rendere conveniente la vendita per poi reinvestire - e non sono mai state motivate dal fatto che il sottostante avesse perso terreno.