Tra i diversi certificati a cedola all’acquisto, in tutto sono quattro, ce ne sono due che investono in settori simili, quelli dei materiali, miniere e materie prime. Non si tratta di prodotti identici, e quindi non si tratta di perfetti sostituti. Le differenze tra i due prodotti riguardano sia la tipologia di certificato sia i sottostanti su cui investono.
CH1484582098 è un soft callable. Ciò significa che a ogni data di osservazione della cedola mensile si controlla anche il livello dei sottostanti: se tutti sono al di sopra del livello di riferimento iniziale, l'emittente ha il diritto, ma non l'obbligo, di richiamare anticipatamente il certificato al prezzo di 1.000 euro, più le eventuali cedole dovute. Non è quindi affatto scontato che, anche qualora tutti i sottostanti abbiano guadagnato rispetto al valore di riferimento iniziale, il certificato venga effettivamente rimborsato: si tratta di una facoltà in capo all'emittente, che può tranquillamente decidere di lasciarlo quotato sul mercato. Esistono diversi certificati consigliati in passato che, pur avendo sottostanti sopra il livello di riferimento iniziale, non sono ancora stati rimborsati ma sono stati mantenuti in negoziazione dall'emittente.
CH1505584347 è invece un autocallable. In questo caso, a ogni data di osservazione mensile, contestualmente alla verifica del diritto alla cedola, si controlla anche se sia stata soddisfatta la condizione per il richiamo automatico: se tutti i sottostanti si trovano al di sopra del livello di riferimento iniziale, il certificato viene rimborsato in automatico, senza alcuna facoltà discrezionale da parte dell'emittente. Il rimborso scatta quindi automaticamente, naturalmente a 1.000 euro più le cedole dovute.
Impatto sulla durata e sul flusso cedolare
Questa prima distinzione non è affatto trascurabile, soprattutto per quanto riguarda la durata dell'investimento e, di conseguenza, il flusso cedolare ottenibile. Per rendere il confronto più chiaro: immaginiamo due certificati identici, sugli stessi sottostanti, con gli stessi valori di riferimento iniziale e le stesse date di osservazione. A parità di performance dei sottostanti, l'autocallable verrebbe rimborsato alla prima data utile, mentre il soft callable potrebbe essere lasciato sul mercato dall'emittente. Ciò implica che il soft callable può — non necessariamente deve — garantire un flusso cedolare cumulato più elevato, poiché potrebbe rimanere attivo più a lungo.
Tuttavia, non bisogna sempre preferire il soft callable all'autocallable solo nella speranza di intascare più cedole fino alla scadenza naturale. Gli autocallable, in particolare quelli con una prima data di richiamo molto ravvicinata rispetto all'emissione (i cosiddetti certificati fast), possono permettersi di offrire cedole più elevate a parità di altre condizioni. Detto questo, occorre evitare anche l'errore opposto: scegliere un certificato basandosi esclusivamente sull'entità della cedola. Cedole più alte possono riflettere un prodotto più rischioso, ma anche a parità di rischio un autocallable con cedola più alta potrebbe generare un flusso cumulato inferiore rispetto a un soft callable con cedola più bassa, semplicemente perché viene rimborsato prima.
Va considerato anche lo scenario in cui i sottostanti rimangano al di sopra della barriera ma al di sotto del livello di riferimento iniziale: in questo caso il certificato non verrebbe mai rimborsato anticipatamente, ma continuerebbe a pagare le cedole per tutta la sua durata. Per un investitore che punta proprio all'incasso delle cedole, questa è probabilmente la situazione ideale, e in tale contesto la scelta dell'autocallable si rivelerebbe particolarmente vantaggiosa.
Posizionamento tattico
Da un punto di vista tattico, va inoltre considerato che un autocallable con una prima data di richiamo ravvicinata consente di posizionarsi su sottostanti più volatili offrendo cedole più elevate. Sottostanti particolarmente volatili, come le singole azioni, possono subire cali ma anche rimbalzi repentini: in questi casi, un autocallable permette di chiudere l'investimento in guadagno cogliendo una fiammata rialzista, eliminando al tempo stesso il rischio che il sottostante torni successivamente sotto la barriera. Anche qualora una cedola elevata — ad esempio il 15% annuo — venisse pagata solo per pochi mesi, il rendimento realizzato risulterebbe comunque molto interessante se confrontato con investimenti di breve termine.
Compensazione delle minusvalenze
C'è poi un ulteriore aspetto da considerare: la possibilità di compensare le minusvalenze in scadenza a breve termine, ad esempio entro il 2026. Per gli investitori che si avvalgono di una banca che compensa le minusvalenze al momento della chiusura dell'investimento — ovvero alla vendita, alla scadenza o al rimborso — i certificati autocallable possono rappresentare l'unica soluzione percorribile per recuperare in tempi rapidi tali minus. Tuttavia, il condizionale è d'obbligo: tutto dipende dall'effettivo verificarsi del richiamo automatico, che non è garantito. Non si tratta quindi di una soluzione universale e certo, ma di uno strumento da valutare con attenzione in base alla propria situazione specifica.
La differenza nei sottostanti
L'altra differenza rilevante tra i due prodotti riguarda i sottostanti. Uno investe su ETF di miniere d'oro, argento e rame — ovvero panieri diversificati di società minerarie — mentre l'altro investe su tre singole società, il cui profilo è stato presentato al momento della prima raccomandazione del prodotto. Si tratta quindi di tipologie di sottostanti strutturalmente diverse. Il rischio associato a un paniere di titoli è generalmente inferiore a quello di un singolo titolo, il che spiega in parte le differenze nelle cedole offerte dai due certificati. Le singole azioni, pur beneficiando dell'andamento delle materie prime, sono esposte anche a dinamiche specifiche delle rispettive società, rendendole più volatili rispetto agli ETF.
Quale scegliere?
Come emerge dai diversi scenari analizzati, non è possibile stabilire in assoluto se sia sempre preferibile un soft callable o un autocallable: il rendimento ottenibile dipende inevitabilmente dall'andamento dei mercati. Proprio per questo motivo, la scelta migliore passa ancora una volta per la diversificazione: è importante diversificare anche all'interno della stessa asset class, combinando prodotti di tipologia diversa. Per la quota del proprio patrimonio da dedicare ai certificati la soluzione ottimale consiste nel ripartire tra soft callable e autocallable — ricordiamo, al massimo il 10% in qualità di investimenti extra-portafoglio, salvo i casi in cui vengano inseriti all'interno di portafogli per avere una rendita oppure nei casi, fino ad ora sono stati solo due, in cui li abbiamo consigliati nei 3 portafogli generali.
Lacune linee guide per aiutare nella scelta
I due prodotti non sono sostituti perfetti: differiscono per struttura (soft callable vs. autocallable), per tipologia di sottostante (ETF vs. singole azioni). Le strategie di selezione possibili sono molteplici: si può scegliere solo uno dei due per mantenere la flessibilità di allocare il capitale residuo su altri certificati che puntano su sottostanti di settori diversi e di emittenti diversi oppure di natura di diversa (se si sceglie il soft callable, si può poi scegliere un autocallable). Si vogliono entrambi? Essendo dello stesso emittente, bisogna sempre pensare alla diversificazione: dividi a metà la quota tra i due prodotti. Per esempio: 5% totale sui due prodotti, così diversifichi, hai margine ancora per investire su altri certificati di emittenti diversi.