Con i prodotti a capitale protetto si ha la possibilità di investire garantendosi un rimborso pari al 100% del valore nominale. Questo significa che, se un certificato ha un valore nominale di 1.000 euro e prevede il rimborso integrale, qualunque cosa accada al sottostante, alla scadenza verranno comunque restituiti almeno 1.000 euro. L’unica circostanza in cui questo potrebbe non avvenire è il default dell’emittente: i certificati, infatti, presentano un rischio emittente, esattamente come le obbligazioni. Anche queste ultime, nella maggior parte dei casi, rimborsano il 100% del valore nominale (di solito 100), a meno che l’emittente — che sia una società o uno Stato — non fallisca.
OLTRE ALLA PROTEZIONE: LA PARTECIPAZIONE
Se, oltre alla protezione del capitale, il certificato prevede anche una partecipazione all’andamento del sottostante, allora consente di beneficiare degli eventuali rialzi. Questa partecipazione può avvenire con o senza leva: può essere superiore al 100% (in presenza di leva) oppure inferiore. Ad esempio, una partecipazione del 110% implica che, a fronte di un rialzo del sottostante del 10%, il rendimento sarà dell’11%. Viceversa, una partecipazione al 90% significa che, a fronte di un +10% del sottostante, si otterrà un +9%. In alcuni casi può essere previsto anche un limite massimo ai guadagni, il cosiddetto cap: ad esempio, un certificato può permettere di partecipare al 100% dei rialzi fino a un massimo del 30%. Ciò significa che, anche se il sottostante salisse del 40%, il rendimento massimo riconosciuto sarebbe comunque del 30%.
IL PREMIO PER LA PROTEZIONE
Queste sono le principali modalità di partecipazione nei certificati a capitale protetto. Tuttavia, l’aspetto più interessante emerge nelle fasi di stress di mercato, quando i prezzi dei sottostanti scendono. In queste situazioni, il prezzo del certificato può scendere sotto il valore di rimborso (ad esempio sotto 1.000). Se si acquista il prodotto a 980, si ha comunque la certezza — in assenza di default dell’emittente — di ricevere 1.000 a scadenza, ottenendo quindi un rendimento minimo certo. In pratica, ci si assicura contro eventuali ribassi di mercato senza pagare un premio, ma anzi ottenendone uno implicito.
Spesso, osservando il grafico dei possibili valori di rimborso, il certificato a capitale garantito presenta un profilo simile a quello di una call. Tuttavia, mentre con una call si paga un premio iniziale e si guadagna solo se il sottostante supera lo strike, in caso contrario la call scade senza valore e si perde il premio pagato, il certificato funziona in modo diverso. Anche acquistando un certificato sopra 1.000 (ad esempio a 1.010), si paga di fatto un “premio”, ma la perdita massima è nota fin dall’inizio: nel nostro esempio, non si potranno perdere più di 10 euro ogni 1.000, cioè l’1%. Si crea quindi un’asimmetria positiva per l’investitore: le perdite sono limitate e conosciute, mentre i guadagni restano potenzialmente illimitati.
Se invece il certificato viene acquistato sotto 1.000, come nell’esempio precedente a 980, il premio scompare e si trasforma in un guadagno minimo certo. Nella peggiore delle ipotesi non si registra una perdita, ma un rendimento minimo garantito.
Per i motivi appena visti, il certificato a capitale garantito rappresenta una soluzione interessante in qualsiasi contesto di mercato.
SE IL MERCATO SALE? UTILE LO STESSO
Anche acquistandolo sopra 1.000, consente di partecipare ai rialzi con la certezza di una perdita massima contenuta. Nei mercati rialzisti si tende spesso a sottovalutare la necessità di protezione, come accaduto negli ultimi anni, ma eventi recenti — come le tensioni legate all’Iran o episodi passati come il Liberation Day di aprile 2025 — dimostrano quanto rapidamente possano verificarsi cali significativi. La protezione, infatti, è più efficace se costruita quando i mercati crescono, non quando stanno già scendendo, perché in quei momenti il rischio percepito è inferiore a quello reale.
In questo momento, in particolare, il capitale garantito risulta interessante perché consente di entrare a prezzi convenienti, talvolta anche sotto 1.000, offrendo quindi un rendimento minimo certo e protezione dai ribassi futuri, senza rinunciare alla partecipazione ai rialzi. Nel caso specifico del certificato attualmente consigliato, la partecipazione ai rialzi del peggiore dei sottostanti avviene con una leva minima, pari al 105%.
ANCORA PIÙ UTILE IN COMBINAZIONE CON ALTRI CERTIFICATE
Il capitale garantito è quindi molto utile sia in un’ottica di allocazione complessiva del portafoglio, sia nella costruzione di una strategia sui certificati (quello attualmente consigliato lo trovi qui). Combinare certificati a capitale garantito con prodotti a cedola e capitale condizionatamente protetto consente infatti di diversificare e sfruttare le diverse caratteristiche di ciascuna tipologia. È importante ricordare che tutti i certificati presentano un rischio emittente, per cui la diversificazione è fondamentale anche sotto questo profilo. Attualmente, tra i certificati consigliati — sia a cedola sia a capitale garantito (la lista la trovi qui) — vi sono prodotti emessi da tre diversi emittenti: investire distribuendo il capitale tra questi consente di diversificare sia per tipologia di strumento sia per rischio emittente.