Tokenizzazione dei titoli finanziari
La tokenizzazione è la trasformazione di azioni, obbligazioni o quote di fondi in rappresentazioni digitali registrate su tecnologie a Registro Distribuito.
La tokenizzazione è la trasformazione di azioni, obbligazioni o quote di fondi in rappresentazioni digitali registrate su tecnologie a Registro Distribuito.
La tokenizzazione, cioè la trasformazione di azioni, obbligazioni o quote di fondi in rappresentazioni digitali registrate su tecnologie a Registro Distribuito, non è più un concetto sperimentale confinato al mondo delle criptovalute. In Europa è già entrata nell’agenda delle autorità di vigilanza e degli operatori di mercato, e anche in Italia il quadro normativo sta prendendo forma. Per i risparmiatori il fenomeno è ancora poco visibile in attesa che diventino parte dell’offerta ordinaria.
Un attivo tokenizzato resta, sotto il profilo giuridico ed economico, uno strumento finanziario tradizionale. Non cambia la sua natura di azione o obbligazione; cambia il modo in cui viene emesso, registrato e trasferito. L’utilizzo di un registro distribuito può rendere più rapido il regolamento delle operazioni, ridurre alcune inefficienze operative e, in prospettiva, comprimere i costi legati agli intermediari tecnici e alle riconciliazioni. Inoltre, la possibilità di frazionare digitalmente un’attività può abbassare la soglia minima di investimento in determinati ambiti, come alcune emissioni obbligazionarie o strumenti alternativi.
Tutto questo, però, non elimina, ovviamente, i rischi degli investimenti, ma li trasforma. Alla tradizionale analisi di merito creditizio o di mercato si aggiungono profili tecnologici e operativi: la sicurezza informatica, la continuità della piattaforma, la corretta gestione delle chiavi digitali, la solidità giuridica della prova di proprietà in caso di controversie. Per l’investitore è fondamentale comprendere che tokenizzazione non significa deregolamentazione. Quando si parla di strumenti finanziari tokenizzati si rimane nel perimetro delle norme europee sui mercati e sotto la vigilanza delle autorità competenti. È una realtà molto diversa rispetto alle criptovalute puramente speculative, che seguono logiche e regole differenti.
A livello europeo esiste già un regime pilota dedicato alle infrastrutture di mercato basate su Tecnologia a Registro Distribuito, operativo dal 2023, che consente di testare piattaforme di negoziazione e regolamento su blockchain in un contesto supervisionato. L’adozione, tuttavia, è ancora limitata e allo stato attuale non risultano infrastrutture a Tecnologia a Registro Distribuito autorizzate in Italia nell’ambito di questo regime. Ciò significa che, nel breve periodo, eventuali prodotti tokenizzati destinati anche a investitori italiani potrebbero essere emessi o gestiti tramite operatori autorizzati in altri Stati membri e distribuiti in Italia da intermediari abilitati.
Questo non implica che il nostro Paese sia fermo. L’Italia ha già introdotto una disciplina specifica per l’emissione e la circolazione in forma digitale di strumenti finanziari e ha definito la figura del responsabile del registro per la circolazione digitale, sotto la supervisione della Consob. Si tratta di un passaggio importante perché fornisce un ancoraggio giuridico chiaro alla rappresentazione digitale degli strumenti finanziari. Inoltre, alcune operazioni istituzionali hanno mostrato la direzione del mercato: nel 2024, ad esempio, Cassa Depositi e Prestiti ha emesso un digital bond su DLT, sottoscritto da un primario gruppo bancario italiano, in un contesto di sperimentazione coordinato con la Banca d’Italia. Non si tratta ancora di prodotti “da sportello” per il piccolo risparmiatore, ma indicano che la tecnologia è già entrata nei processi finanziari di alto livello.
Applicazioni a medio termine
Nel medio termine è plausibile che le prime applicazioni diffuse riguardino le obbligazioni, anche di emittenti di dimensioni più contenute, e le quote di fondi, dove l’automazione delle sottoscrizioni e dei rimborsi può migliorare efficienza e trasparenza. Si parla molto anche di frazionamento di asset reali, come immobili o infrastrutture, ma in questi casi l’investitore dovrà prestare particolare attenzione alla struttura legale sottostante, alla reale liquidità del mercato secondario e alla coerenza tra valore del token e valore dell’attività sottostante.
Di fronte a un prodotto definito “tokenizzato”, l’atteggiamento corretto non è l’entusiasmo automatico né il rifiuto pregiudiziale, bensì la richiesta di chiarezza. Occorre capire se si tratta effettivamente di uno strumento finanziario regolamentato, chi è l’emittente, quale autorità vigila sull’operazione, chi detiene e custodisce i token e con quali garanzie. È altrettanto importante comprendere dove e come sarà possibile rivendere l’investimento, perché la tecnologia non garantisce di per sé la liquidità. Un mercato giovane può essere efficiente sul piano tecnico ma ancora poco profondo sul piano degli scambi.
Anche la fiscalità merita attenzione. In linea generale, la tokenizzazione non modifica la natura fiscale del reddito generato dallo strumento sottostante. Tuttavia, la modalità di detenzione, tramite intermediario italiano o tramite piattaforme estere, può incidere sugli adempimenti dichiarativi e sulla gestione delle imposte. È quindi opportuno chiarire in anticipo quale regime fiscale si applicherà e quale documentazione verrà fornita.
Speranze e promesse
In definitiva, la tokenizzazione non rappresenta un Eldorado immediato né una rivoluzione che cancellerà l’assetto esistente dall’oggi al domani. È piuttosto un’evoluzione infrastrutturale dei mercati finanziari, destinata a incidere progressivamente sui processi più che sulla sostanza degli investimenti. Per l’investitore italiano, questa fase iniziale è soprattutto un periodo di osservazione e formazione. Comprendere come funziona il registro digitale, quali sono le responsabilità degli intermediari e quali tutele giuridiche esistono significa arrivare preparati quando l’offerta diventerà più ampia e accessibile. In un sistema finanziario sempre più digitalizzato, la competenza resta la prima forma di protezione. E, in questo caso, anche il miglior modo per non farsi trovare impreparati quando la tokenizzazione passerà da novità tecnica a normalità di mercato.