Intorno all'arte e al patrimonio culturale gira molto denaro. Nel 2024, in Italia, gli ingressi nei musei e nei luoghi della cultura statali sono aumentati del 5,3%, mentre gli incassi sono cresciuti del 23%. Anche il mercato mondiale dell'arte, dopo due anni di flessione, nel 2025 è tornato a crescere, con vendite in aumento del 4%. A beneficiare di queste attività non sono soltanto musei e gallerie. Ci sono imprese che progettano esposizioni, organizzano grandi eventi, vendono biglietti, gestiscono visite guidate e realizzano allestimenti sempre più tecnologici. Alcune sono persino quotate in Borsa. Ci si potrebbe aspettare che, con tanti visitatori e nuove opportunità, anche i loro affari vadano a gonfie vele. E invece, guardando i bilanci delle società del settore (ne parliamo qui), le cose si complicano. C'è chi aumenta i ricavi e chi li vede diminuire, chi migliora gli utili e chi fatica a coprire i costi. Una mostra di successo non garantisce necessariamente buoni risultati a chi la organizza. È una distinzione che vale anche per altri settori: possiamo intuire quali attività avranno un futuro promettente, ma questo non basta per scegliere dove investire. Chiedersi “a quale prezzo” rimane, anche qui, fondamentale. Torniamo allora alla fila davanti al museo. Per chi aspetta di entrare, il valore della cultura è già una buona ragione per comprare il biglietto. Per chi vuole investirci i propri risparmi, invece, la domanda resta aperta. La cultura paga? Sì, ma non necessariamente chi ci investe.
Alessandro Sessa
Direttore responsabile Investi

