Vaccinazione a prova di variante
Le mutazioni del coronavirus sono oggi la principale minaccia per l'economia mondiale. Sebbene i vaccini proteggano dalle varianti fin qui conosciute, prima o poi, potrebbero non essere più in grado di far fronte a una nuova variante. Il virus si adatta per aggirare la barriera vaccinale e i vaccini dovranno evolversi per tenere alta la guardia.
Vaccinazione a prova di variante
Le mutazioni del coronavirus sono oggi la principale minaccia per l'economia mondiale. Sebbene i vaccini proteggano dalle varianti fin qui conosciute, prima o poi, potrebbero non essere più in grado di far fronte a una nuova variante. Il virus si adatta per aggirare la barriera vaccinale e i vaccini dovranno evolversi per tenere alta la guardia. Questa "corsa agli armamenti" fa escludere una rapida fine dell'epidemia e quindi del rischio del ritorno di restrizioni dannose per l’economia. Questo è un problema particolarmente accentuato nei Paesi emergenti dove il basso tasso di vaccinazione espone maggiormente la popolazione. Per fortuna, però, il settore farmaceutico ora ha tutti gli strumenti per adattare rapidamente i vaccini e sotto questo punto di vista i Paesi sviluppati sono in genere pronti ad affrontare le varianti.
La fine delle misure anticrisi
Negli ultimi anni sono state spese cifre colossali per far fronte alla crisi sanitaria e attenuare il danno economico, soprattutto nei Paesi sviluppati dove si sono evitati fallimenti a cascata e si è sostenuto il reddito dei lavoratori costretti alla disoccupazione da un giorno all’altro. Con la ripresa economica, tuttavia, queste misure, molto costose per le finanze pubbliche, si avviano alla fine. Alcuni temono questo danneggi le imprese e le famiglie più fragili e alla fine interrompa la ripresa.
Secondo noi è una paura esagerata: con la ripresa, tutte le imprese sane sopravviveranno alla fine delle misure anticrisi, tanto più che la spesa pubblica rimarrà elevata per via dei pacchetti di stimolo che sono stati lanciati nella maggior parte dei Paesi. La fine della cassa Covid non dovrebbe colpire più fortemente le famiglie, con la forte ripresa economica che dà impulso all'occupazione.
Forte aumento dei prezzi
Al 3% nella zona euro e al 5,4% negli Stati Uniti, l'inflazione è a livelli che non si vedevano da un decennio. Questo fa temere un rallentamento dei consumi delle famiglie, motore della ripresa. Infatti, se le pressioni inflazionistiche rimarranno a lungo su questi livelli, i consumi e il dinamismo economico rallenteranno drasticamente. Ma l'economia mondiale non è ancora prossima a questo scenario catastrofico.
A breve termine, con i grandi risparmi realizzati durante i lockdown e grazie all'aumento dell'occupazione, la sete di consumi vincerà sull'aumento dei prezzi. E nel medio termine, un'inflazione più bassa è lo scenario più probabile. L'aumento dei prezzi è ora alimentato da fattori specifici, il cui impatto scomparirà nei prossimi mesi. Dopo essere raddoppiato nel giro di dodici mesi e raggiunto nuovi massimi a luglio, il prezzo del petrolio è già leggermente sceso negli ultimi mesi. Anche il prezzo del trasporto marittimo, che è aumentato con la fortissima ripresa del commercio mondiale e ha un impatto diretto sul prezzo delle merci, dovrebbe diminuire nel 2022.
Scarsità di forniture difficili da gestire
Anche le aziende risentono dell'aumento dei prezzi, e ancor più dei consumatori per determinati beni strumentali. Ma sono soprattutto le scarsità di forniture a preoccupare. La mancanza di semiconduttori è il problema numero 1 al mondo: porta a chiusure temporanee delle fabbriche nel settore automobilistico per mancanza di forniture sufficienti e prolunga i tempi di consegna per una moltitudine di prodotti che incorporano microchip. La scarsità sta interessando anche molti altri prodotti, compresi i beni di base come il legname. Ciò penalizza il dinamismo dei settori manifatturiero e delle costruzioni, senza tuttavia comprometterne la crescita. La scarsità di forniture pone grossi problemi ad alcune imprese ed erode il dinamismo economico, ma da sola non basta a fermare la ripresa globale.
Le banche centrali tornano alla normalità
Questo è l'incubo per gli investitori, dato l'impatto diretto dell'aumento dei tassi di interesse sulle valutazioni delle azioni. Le banche centrali non dovranno normalizzare le loro politiche prima del previsto per contenere l'impennata dei prezzi? La Banca centrale della Corea del Sud ha fatto il grande passo il 26 agosto aumentando il suo tasso di riferimento dello 0,25%. Anche diversi Paesi emergenti come Messico e Brasile, o anche la Russia, hanno già inasprito la loro politica monetaria. Tuttavia, non dobbiamo temere aumenti ripetuti e diffusi dei tassi. Questo non è quindi all'ordine del giorno su entrambe le sponde dell'Atlantico. La Federal Reserve statunitense e la Banca centrale europea non sono preoccupate per l'elevata inflazione, che dicono sia temporanea. Mirando a un'inflazione del 2%, ma in media su diversi anni, possono anche tollerare la crescita dei prezzi senza dover inasprire la loro politica.
Che cosa devi fare?
Ovviamente tutto dipende dal tuo orizzonte temporale (per quanto tempo pensi di poter tenere ragionevolmente investiti i tuoi soldi senza averne bisogno): se è molto lungo (parliamo di non meno di 10 anni) puoi anche dormire sonni più tranquilli, se è breve (qualche mese o qualche anno) devi fare i conti con le turbolenze dei mercati che, con il picco di crescita ormai alle spalle e i mercati azionari ai massimi storici potrebbero, comunque arrivare. Ricorda che a chi ha un orizzonte temporale breve da sempre consigliamo di preferire un Conto deposito, mentre portafogli diversificati tra bond e azioni più o meno rischiosi sono adatti solo a chi investe nel medio o lungo periodo (anni).
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