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Data di pubblicazione 21 gennaio 2026
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Autore: Alberto Cascione

Nuovi dazi? Ecco il parere della Bce

La Bce, tramite la presidente Lagarde e ad altri esponenti, ha detto la propria sui possibili effetti di nuovi dazi da parte degli Stati Uniti

Le nuove minacce protezionistiche provenienti dagli Stati Uniti non sembrano preoccupare più di tanto la Banca centrale europea. Secondo la presidente della BCE, Christine Lagarde, un eventuale aumento delle tariffe commerciali deciso dall’amministrazione Trump avrebbe infatti un impatto solo marginale sull’inflazione dell’area euro.

Intervenendo sul tema, Lagarde ha spiegato che, nel breve periodo, l’effetto delle nuove misure sarebbe «relativamente minore». Le stime dell’Eurotower indicano che il livello medio delle tariffe applicate agli scambi con l’Europa passerebbe dal 12% al 15%, con un conseguente aumento dei prezzi giudicato però contenuto. Anche perché l’inflazione nell’area euro è già tornata sotto controllo, attestandosi all’1,9%.

Il quadro cambia se si guarda all’economia reale. Pur minimizzando l’impatto sui prezzi, la presidente della BCE ha avvertito che i Paesi più esposti sul fronte dell’export potrebbero subire contraccolpi più significativi. Tra questi, la Germania appare particolarmente vulnerabile a un irrigidimento delle relazioni commerciali con Washington.

Ma il vero nodo, secondo Lagarde, non è tanto l’aumento delle tariffe in sé, quanto il clima di incertezza che circonda la politica economica statunitense. I continui cambi di rotta e le dichiarazioni contraddittorie del presidente americano rischiano di minare la fiducia delle imprese, alimentare volatilità sui mercati e, soprattutto, frenare gli investimenti.

Una lettura condivisa anche da altri membri del Consiglio direttivo della BCE. Joachim Nagel ha sottolineato che l’impatto potrebbe diventare rilevante solo in scenari più estremi, mentre François Villeroy de Galhau ha ribadito che gli effetti sui prezzi resterebbero comunque attenuati.

In sintesi, per Francoforte le tensioni commerciali rappresentano più un fattore di instabilità economica e psicologica che una minaccia diretta alla dinamica dell’inflazione. Un rischio meno visibile, ma non per questo trascurabile.