INFLAZIONE ZONA EURO: LA FIAMMATA DI MARZO
L'inflazione dell'area euro ha segnato a marzo 2026 il rialzo più marcato dal 2022, con il tasso annuo che è salito al 2,5% rispetto all'1,9% di febbraio, toccando il livello più alto da gennaio 2025 (seppur sotto le attese del 2,6%). Il principale responsabile è l'energia: i prezzi energetici sono balzati al +4,9% su base annua (da -3,1% di febbraio), trascinati verso l'alto dalle tensioni geopolitiche legate al conflitto in Iran e alle sue ripercussioni sui mercati di petrolio e gas naturale.
Il problema è proprio l’energia: infatti, l'inflazione core — al netto di energia e alimentari freschi — ha mostrato un certo allentamento, scendendo al 2,3%, quando le attese erano per un dato stabile al 2,4%. Anche i servizi hanno rallentato, con un tasso del 3,2% (da 3,4%), così come gli alimentari (2,4% da 2,5%) e i beni industriali non energetici (0,5% da 0,7%). Un segnale che le pressioni di fondo restano sotto controllo, ma il fronte energetico è tornato a destabilizzare il quadro complessivo. La BCE ha ribadito con fermezza che non permetterà il ripetersi dello shock del 2022. I mercati hanno già iniziato a scontare fino a tre rialzi dei tassi da 25 punti base nel corso dell'anno, a partire dal livello attuale del 2%.
Le differenze tra i principali Paesi rimangono significative: la Germania registra un'inflazione al 2,8%, la Spagna al 3,3%, mentre la Francia si mantiene più contenuta, sotto il 2%. E l’Italia?
ITALIA: L'ISTAT FOTOGRAFA UN'INFLAZIONE IN RISALITA MA ANCORA MODERATA
Secondo le stime preliminari dell'Istat, a marzo 2026 il carovita registra una variazione del +0,5% su base mensile e del +1,7% su base annua, in accelerazione rispetto al +1,5% di febbraio.
Il rimbalzo dell'inflazione è dovuto soprattutto alla netta risalita dei prezzi nel settore energetico (-2,3% da -6,6%): i beni energetici regolamentati passano da -11,6% a -1,3%, e quelli non regolamentati da -6,2% a -2,4%. Contribuisce anche l'accelerazione degli alimentari non lavorati, saliti a +4,4% da +3,7%. L'inflazione di fondo scende a +1,9% (da +2,4%), così come quella al netto dei soli beni energetici (da +2,5% a +2,1%). Un segnale positivo che indica come le pressioni strutturali si stiano moderando. Da tenere d'occhio il "carrello della spesa": la crescita annua dei prezzi di alimentari, cura della casa e della persona sale a +2,2% (da +2,0%). Un dato che pesa concretamente sulle famiglie italiane.
E COSA ASPETTARSI PER IL FUTURO?
I segnali che arrivano dalle aspettative di consumatori e imprese sono tra i più preoccupanti di questo ciclo inflazionistico. A marzo, l'indicatore della Commissione Europea che misura dove i consumatori vedono i prezzi tra un anno è schizzato a 43,4 punti, da 26,2 di febbraio: un balzo che non si vedeva da anni e che segnala come i cittadini si aspettino una fase prolungata di prezzi in rialzo. Anche le aspettative sui prezzi di vendita dei manager europei sono aumentate in modo marcato, soprattutto nell'industria, con valori ben al di sopra della media storica di lungo periodo.
Il rischio che la BCE vuole evitare a ogni costo è quello di una dinamica di aspettative che si auto-avverano, questione rilevante per le Banche centrali, tanto che è il vice-presidente della BCE a dire che se le aspettative dovessero disancorarsi dal target del 2%, la BCE «dovrà reagire».
