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Inflazione USA: ecco com'è andata e come interpretarla

Inflazione Usa febbraio 2026

Inflazione Usa febbraio 2026

Data di pubblicazione 11 marzo 2026
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Inflazione Usa febbraio 2026

Inflazione Usa febbraio 2026

Il carovita negli Stati Uniti mostra componenti in rallentamento, ma altre che rimangono pervicacemente elevate

L’ultimo dato sull’inflazione statunitense relativo al mese di febbraio 2026 offre un quadro articolato, in cui segnali di raffreddamento si intrecciano con elementi di persistenza, soprattutto all’interno della componente servizi. Il dato complessivo dell’inflazione è salito dello 0,3% su base mensile, mentre la misura di fondo – depurata da alimentari ed energia – ha mostrato un incremento dello 0,2%, stabilizzando così l’inflazione annuale di fondo al 2,5%, il livello più basso degli ultimi cinque anni – lo stesso di gennaio e lo stesso atteso dal mercato.

Uno degli elementi più rilevanti riguarda i costi legati all’alloggio (gli shelter cost), da mesi considerati il principale ostacolo alla normalizzazione dell’inflazione. A febbraio, questi costi sono aumentati dello 0,1% su base mensile, il ritmo più contenuto in un quinquennio. Si tratta di un segnale di particolare importanza, non solo perché lo shelter pesa per circa un terzo dell’intero paniere dell’inflazione generale, ma perché negli ultimi anni ha rappresentato una delle aree più “appiccicosa” dell’inflazione.

Parallelamente, l’analisi della cosiddetta supercore inflation – spesso utilizzata dalla Federal Reserve per valutare la persistenza delle pressioni inflazionistiche nei servizi – restituisce un quadro più sfumato. La componente dei servizi al netto di alloggi ed energia è cresciuta dello 0,4% nel mese, in lieve rallentamento rispetto a gennaio, ma ancora su livelli considerati elevati per gli standard della banca centrale. Poiché questo indicatore riflette in larga parte l’andamento dei salari e le dinamiche del mercato del lavoro, la sua resistenza al ribasso segnala che la domanda interna rimane robusta e che il sentiero verso una disinflazione completa dei servizi potrebbe essere più lungo di quanto suggerito dai progressi nelle altre componenti.

A complicare ulteriormente il quadro contribuiscono i fattori esogeni legati alla guerra con l’Iran. L’impennata dei prezzi dell’energia osservata nelle ultime settimane, pur non impattando interamente il dato di febbraio, rappresenta una minaccia concreta per i mesi successivi. I rincari già visibili nei carburanti e, indirettamente, in alcune categorie alimentari fanno temere un ritorno temporaneo a pressioni inflattive più accentuate, soprattutto attraverso l’aumento dei costi di trasporto e produzione. In questo senso, il dato di febbraio potrebbe rappresentare un punto di equilibrio fragile, suscettibile di essere compromesso da ulteriori tensioni geopolitiche.