Il quadro macroeconomico della Zona euro presenta segnali contraddittori: da un lato, i dati sull'inflazione mostrano una ripresa moderata ma diffusa; dall'altro, il sentimento si è deteriorato in modo brusco e preoccupante in Germania.
Sul fronte dei prezzi, il dato definitivo di febbraio 2026 parla di un'inflazione annua dell'1,9% nell'area euro, in rialzo rispetto all'1,7% di gennaio. A livello nazionale, il dato italiano di febbraio 2026 conferma questa accelerazione in modo ancora più marcato: l'inflazione sale a +1,5% su base annua (seppur più bassa delle attese e del dato preliminare che parlava di +1,6%) di gennaio, dal +1% trainata soprattutto dai Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (+4,9%) e dai Servizi di trasporto (+2,9%). Anche gli alimentari non lavorati contribuiscono alla pressione al rialzo (+3,7%), mentre l'unico elemento di contenimento degno di nota rimane il calo dei prezzi energetici (-6,6%). Ne consegue che l'inflazione di fondo — quella che esclude le componenti più volatili come energia e alimentari freschi — sale in Italia al +2,4%, dal +1,7% del mese precedente, segnalando pressioni sui prezzi sempre più radicate nel tessuto economico. A livello europeo, la stessa dinamica si ritrova nella scomposizione per voci: a febbraio i servizi contribuiscono rappresenta ben l’1,54% dell’intera inflazione generale. Le divergenze tra paesi restano significative: se Cipro registra un progresso dello 0,9%, Slovacchia e Croazia mostrano, rispettivamente, un +4% e un +3,9%.
A complicare questo scenario già articolato si aggiunge un deterioramento netto delle aspettative in Germania. L'indice ZEW, che sintetizza il sentiment di 350 economisti e analisti riguardo alle prospettive della Zona euro, è crollato a marzo a -8,5, da +39,4 di febbraio: una caduta di quasi 48 punti in un solo mese. Il saldo negativo indica che gli analisti che si attendono un peggioramento congiunturale nei prossimi mesi superano ora numericamente quelli che prevedono un miglioramento — una situazione diametralmente opposta rispetto a quanto rilevato a febbraio, quando prevaleva un ampio ottimismo. Il fattore scatenante di questo brusco cambio di rotta è la guerra in Iran, che ha spinto i prezzi energetici su nuovi massimi.