I dati macroeconomici di marzo restituiscono un'immagine dell'Asia orientale e sudorientale segnata da una doppia tensione: da un lato segnali di tenuta economica, dall'altro pressioni inflazionistiche crescenti alimentate dall'instabilità geopolitica globale, in particolare dall'escalation del conflitto in Medio Oriente tra Iran, Stati Uniti e Israele.
In Cina, il settore manifatturiero torna in espansione: l'indice PMI ufficiale è infatti salito a 50,4 a marzo da 49, superando la soglia di 50 punti, che segna lo spartiacque tra espansione e contrazione, per la prima volta nel 2026. Sale in territorio di espansione anche il PMI non manifatturiero, che sale a 50,1 da 49,5 punti. Il rimbalzo è reale, ma porta con sé una contraddizione significativa: i costi di produzione stanno aumentando al ritmo più rapido degli ultimi quattro anni. Petrolio, gas e metalli rincarano sotto la spinta del conflitto mediorientale, che comprime i trasporti e fa salire i prezzi dell'energia. Le imprese non riescono a trasferire interamente questi rincari sui prezzi finali, con una conseguente erosione dei margini. A tenere le esportazioni è la domanda globale legata all'intelligenza artificiale, un fattore strutturale che per ora compensa almeno in parte le pressioni esterne. L'economia cinese potrebbe riuscire a centrare la parte bassa del proprio obiettivo di crescita annuale, ma rimane vulnerabile a qualsiasi ulteriore deterioramento del quadro geopolitico e commerciale.
Un tono simile — segnali misti, con rischi orientati al rialzo — emerge dal Giappone. A Tokyo, l'inflazione di fondo rallenta a 1,7% a marzo, il livello più basso dall'aprile 2024, per effetto del rallentamento dei prezzi alimentari e dei sussidi energetici temporanei (il dato dell’inflazione di Tokyo è considerato un anticipatore dell’inflazione di tutto il Paese). Si tratta, tuttavia, di una tregua probabilmente di breve durata: i prezzi dell'energia stanno già ricominciando a salire, scontando le prime ricadute del conflitto in Iran. La Bank of Japan monitora con attenzione il rischio di una nuova accelerazione dei prezzi nella seconda metà del 2026, soprattutto in uno scenario di ulteriore indebolimento dello yen. A fare da contrappeso, il mercato del lavoro rimane solido — disoccupazione al 2,6%, domanda di lavoro elevata — ma la produzione industriale e le vendite al dettaglio mostrano segnali di debolezza che le tensioni geopolitiche potrebbero accentuare.
Più a sud, l'Indonesia chiude marzo con un'inflazione annua al 3,48%, in netto rallentamento rispetto al 4,76% di febbraio. Il calo è in parte tecnico: a febbraio aveva gonfiato l'indice l'effetto base degli sconti sulle tariffe elettriche concessi all'inizio del 2025. Nonostante i consumi elevati legati alle festività di Ramadan e Eid al-Fitr — che hanno spinto la componente alimentare (pesce, pollo, riso, uova, olio da cucina) — l'inflazione mensile si è fermata allo 0,41%, un risultato che le autorità locali hanno definito frutto di condizioni di domanda e offerta sostanzialmente equilibrate. Bank Indonesia ha mantenuto i tassi al 4,75% nella riunione di marzo, con l'obiettivo dichiarato di ancorare l'inflazione all’obiettivo del 2,5% ± 1% e di sostenere la stabilità della rupia, indebolita dalla fuga di capitali dai mercati emergenti innescata dalle tensioni in Medio Oriente.
In Corea del Sud, il quadro è simile nella sostanza ma più accentuato nelle dinamiche. L'inflazione annua sale al 2,2% a marzo, dal 2% di febbraio, superando leggermente l'obiettivo della Banca centrale. A trainare il rialzo sono soprattutto i prezzi dell'energia, cresciuti in modo marcato sulla scia del conflitto mediorientale. Il governo ha cercato di attenuare l'impatto con tetti ai prezzi dei carburanti e tagli fiscali, che hanno limitato il trasferimento dei costi energetici sui consumatori: non a caso, l'inflazione core è rimasta stabile al 2,2%. Resta però il fatto che la Corea del Sud dipende fortemente dalle importazioni di energia, ed è penalizzata dall'indebolimento del won. Gli economisti prevedono una graduale risalita dell'inflazione nei prossimi trimestri, con un possibile picco intorno al 3% nel corso del 2026. La Bank of Korea, in questo contesto, dovrebbe mantenere invariata la politica monetaria nella prossima riunione, adottando un approccio prudente e calibrato sui dati.
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