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Data di pubblicazione 23 aprile 2026
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Autore: Alberto Cascione

Tassi in India ed Indonesia e crescita Sud Corea. Il punto.

Si sono riunite le Banche centrali di India ed Indonesia e dalla Corea arrivano i dati sulla crescita. Ecco cosa è successo e come muoversi tra azioni ed obbligazioni

Il conflitto in Medio Oriente continua a farsi sentire ben oltre i confini della regione, condizionando le scelte delle banche centrali di alcuni tra i principali mercati emergenti asiatici. India, Indonesia e Corea del Sud si trovano a gestire uno scenario comune: uno shock d'offerta legato all'energia che impone risposte calibrate, tra la necessità di contenere l'inflazione e quella di non soffocare la crescita.

La Reserve Bank of India ha scelto la cautela, mantenendo il tasso di riferimento al 5,25% nella riunione del 6-8 aprile 2026. La decisione, unanime, riflette un approccio di "attendere e osservare": secondo il governatore Sanjay Malhotra, quello attuale è un classico shock d'offerta — guidato dai costi energetici — più che un surriscaldamento strutturale della domanda, e la politica monetaria ha strumenti limitati per contrastarlo direttamente. Il punto critico resta la chiusura del canale di Hormuz, da cui l'India importa circa la metà del proprio petrolio e gran parte del gas. L'inflazione è già salita al 3,40% a marzo e potrebbe accelerare ulteriormente se il governo decidesse di trasferire sui consumatori i maggiori costi energetici. Per il 2026-27, la RBI stima un'inflazione media del 4,6%, e la priorità dichiarata è mantenere ancorate le aspettative inflazionistiche, rinviando qualsiasi mossa sui tassi a quando i dati macroeconomici lo renderanno necessario. Scopri in quali portafogli è presente la Borsa indiana. Le obbligazioni non sono da acquistare.

Bank Indonesia si trova invece in una posizione più delicata. Anche Giacarta ha scelto di non muovere i tassi — fermi al 4,75% per la settima riunione consecutiva — ma le pressioni esterne si stanno intensificando. La rupia ha toccato minimi storici oltre quota 17.000 per dollaro, penalizzata dai deflussi di capitale, dall'aumento dei prezzi energetici e dall'ampliamento del deficit delle partite correnti, stimato tra lo 0,5% e l'1,3% del PIL. Per difendere il cambio, la banca centrale ha intensificato gli interventi sui mercati valutari — sia onshore sia offshore — riducendo le riserve ai livelli più bassi degli ultimi due anni, e ha innalzato i rendimenti dei titoli in rupie per attrarre capitali esteri. Il governatore Perry Warjiyo ha lasciato aperta la porta a un possibile inasprimento monetario in caso di ulteriori shock esterni, pur confermando prospettive di crescita per il 2026 comprese tra il 4,9% e il 5,7%, sostenute da una domanda interna più solida nel primo trimestre. Scopri in quali portafogli è presente la Borsa indonesiana. Le obbligazioni non sono da acquistare.

La Corea del Sud presenta invece un quadro più ambivalente. Il primo trimestre 2026 ha sorpreso in positivo, con un balzo del PIL dell'1,7% — la crescita più forte dal periodo post-Covid — trainato dalle esportazioni (+5,1%), che beneficiano del boom dell'intelligenza artificiale e della forte domanda globale di semiconduttori. Ma le prospettive per i mesi successivi sono meno rosee: quarto importatore mondiale di petrolio, il Paese è fortemente esposto alle perturbazioni nello Stretto di Hormuz. L'inflazione ha già superato il 2% e potrebbe salire ulteriormente, costringendo la banca centrale ad alzare i tassi, con conseguenti effetti frenanti sulla domanda interna. Se il dinamismo delle esportazioni reggesse, la crescita annua potrebbe attestarsi intorno al 2%, ma la borsa di Seul — ai massimi storici e con una volatilità strutturalmente elevata — non offre al momento margini di rialzo sufficienti a giustificare nuovi investimenti. Non acquistarla, così come non acquistare le obbligazioni.

Il filo rosso che lega questi tre Paesi è evidente: tutti e tre importano energia, tutti e tre sono esposti agli effetti indiretti del conflitto in Medio Oriente, e tutti e tre stanno cercando un equilibrio difficile tra stabilità dei prezzi, difesa del cambio e sostegno alla crescita. La fase di attesa potrebbe però rivelarsi breve: se il prezzo del petrolio dovesse restare su livelli elevati, le pressioni inflazionistiche finiranno per forzare la mano alle banche centrali, riaprendo la stagione dei rialzi dei tassi in tutta la regione.