Il mese di marzo 2026 consegna un'istantanea dell'inflazione europea ancora lontana dall'essere rassicurante, pur in un contesto profondamente diverso dai picchi del 2022–2023. A livello di area euro, l'inflazione si è attestata al 2,6% su base annua, valore superiore alle stime preliminari (2,5%) e in rialzo rispetto ai mesi precedenti. Il segnale che ne emerge è chiaro: il percorso di rientro verso l’obiettivo BCE del 2% resta irregolare, con pressioni che persistono soprattutto nel comparto dei servizi — trainati da dinamiche salariali, turismo e domanda interna — e con l'energia tornata a contribuire positivamente, in parte per effetto delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente. L’inflazione di fondo rimane al 2,3%.
In Italia, invece, a marzo 2026, l'indice nazionale dei prezzi al consumo ha registrato una variazione del +1,7% su base annua, in accelerazione rispetto al +1,5% di febbraio. La spinta principale è arrivata anch'essa dall'energia: gli energetici regolamentati sono passati da -11,6% a -1,6% e quelli non regolamentati da -6,2% a -2,%, segnalando una decisa risalita rispetto ai mesi precedenti, quando il settore deprimeva i prezzi complessivi. A questo si è aggiunta una sensibile accelerazione degli alimentari non lavorati, saliti al +4,7% dal +3,7% di febbraio. Su questo sfondo, un elemento di relativa stabilità arriva dall'inflazione di fondo: al netto degli energetici e degli alimentari freschi, si è ridotta a +1,9% dal +2,4%, un segnale che le pressioni strutturali sui prezzi tendono ad allentarsi, almeno in Italia.
Un caso particolarmente istruttivo è quello della Polonia, che a marzo ha visto l'inflazione balzare al 3% annuo dal 2,1% di febbraio. L'aumento è stato quasi interamente concentrato sui prezzi dei carburanti per trasporto, saliti del 15,4% su base mensile, mentre le pressioni in tutte le altre categorie sono rimaste contenute. I prezzi dei generi alimentari e dell'energia per le abitazioni sono rimasti stabili rispetto a febbraio, con cali mensili nei prodotti lattiero-caseari, nelle verdure e nel gas naturale per riscaldamento domestico. Lo shock, dunque, è prevalentemente dal lato dell'offerta e di natura circoscritta, almeno per ora.
Mettendo insieme i tre livelli di analisi — eurozona, Italia e Polonia — emerge un quadro coerente ma sfumato. L'energia è il fattore che più di ogni altro spiega le divergenze tra paesi e tra mesi: là dove i prezzi energetici erano ancora in territorio negativo (come in Italia nei mesi scorsi), la loro risalita amplifica il rimbalzo dell'inflazione generale senza necessariamente indicare un deterioramento strutturale. L'inflazione di fondo resta il termometro più affidabile: in Italia è in calo, in Polonia è solo marginalmente in rialzo. Il rischio vero, che le autorità monetarie osservano con attenzione, è quello di un eventuale effetto “ritardato” o di “ritorno”: che lo shock sui carburanti — per ora circoscritto — si trasferisca progressivamente agli altri beni e servizi, complicando ulteriormente la strada verso la stabilizzazione dei prezzi a livello continentale.