AMERICA LATINA: TRA PRESSIONI ESTERNE E SCELTE PRUDENTI
In Messico, l’inflazione ha accelerato toccando il 4,59% su base annua, superando il dato di febbraio (4,02%). Sebbene il rincaro dell'energia sia evidente, si nota una nota positiva nell'inflazione core, scesa al 4,45%. Questo calo suggerisce che, al netto di alimentari ed energia, le dinamiche sottostanti stanno migliorando, nonostante i prezzi di alcuni servizi (ristorazione e voli) rimangano caldi. In questo scenario, la Banco de México (Banxico) ha adottato una linea cauta: ha tagliato i tassi dello 0,25% al 6,75%, lasciando la porta aperta a futuri interventi ma monitorando con estrema attenzione i rischi al rialzo.
Situazione più tesa in Brasile, dove l'inflazione ha sorpreso con un balzo mensile dello 0,88%, portando il dato annuo al 4,14%. Qui, l’impennata dei carburanti e dei trasporti sta erodendo i progressi fatti finora. Per correre ai ripari, il governo Lula ha introdotto misure straordinarie come tagli fiscali e sussidi, cercando di proteggere il potere d'acquisto dei cittadini in vista delle elezioni. Tuttavia, l'incertezza costringe la banca centrale brasiliana a frenare il ciclo di tagli dei tassi, deludendo le aspettative di un allentamento rapido.
CINA: LA FINE DI UN'ERA DEFLATTIVA?
Dall'altra parte del globo, la Cina ha raggiunto una pietra miliare significativa: per la prima volta in oltre tre anni, il Paese è uscito dalla deflazione industriale. I prezzi alla produzione (PPI) sono cresciuti dello 0,5%, spinti proprio dal rincaro globale di petrolio e metalli (rame e alluminio).
Tuttavia, questa "vittoria" è agrodolce. Se da un lato Pechino festeggia la fine della concorrenza distruttiva sui prezzi industriali, dall'altro l'inflazione al consumo è rallentata all'1%. Questo divario indica che:
- La domanda interna cinese rimane debole.
- Le imprese faticano a trasferire l'aumento dei costi delle materie prime sui consumatori finali.
- I margini di profitto aziendali sono sotto pressione.
Di conseguenza, la People’s Bank of China sembra intenzionata a mantenere i tassi invariati per il resto dell'anno, ritenendo che lo shock attuale sia guidato temporaneamente dall'offerta piuttosto che da una reale ripresa dei consumi.
LA SINTESI DI QUANTO DETTO…
Il filo conduttore che unisce queste economie è la natura degli shock: prezzi spinti dai costi (energia e materie prime) e non da un eccesso di domanda. Mentre il Messico mostra una resilienza nel settore "core" e la Cina saluta la deflazione, il Brasile si trova a gestire la sfida più immediata sui prezzi al consumo. Per tutti, la parola d'ordine resta la prudenza: finché le tensioni in Medio Oriente non si attenueranno, la strada verso la stabilità monetaria rimarrà costellata di incertezze.
…E QUELLA PRATICA PER INVESTIRE
Le azioni brasiliane, messicane e cinesi, a seconda delle diverse strategie, sono presenti nei nostri portafogli. Quanto alle obbligazioni, controlla in quali portafogli sono presenti. Le obbligazioni in real brasiliani e in peso messicani non sono all’acquisto.