Il crollo del PMI composito: 48,6 e la fine di 15 mesi di espansione
Ad aprile 2026 il settore privato dell'eurozona è entrato in fase di contrazione, interrompendo una sequenza di crescita che durava da 15 mesi. L'indice PMI composito S&P Global Flash è sceso a 48,6 da 50,7 di marzo, ben al di sotto della soglia di 50 che separa crescita da contrazione, e nettamente peggiore delle attese degli analisti, che prevedevano un calo più modesto a 50,1. Si tratta di un segnale di allarme significativo per l'economia europea: l'area Euro appare come l'anello più debole tra le grandi aree economiche mondiali, con il PMI composite al peggior livello da novembre del 2024.
Il crollo dei servizi trascina l'Eurozona sotto la soglia critica
La flessione non è omogenea tra i comparti. La riduzione complessiva dell'attività economica si è concentrata nel settore terziario, mentre le aziende manifatturiere hanno registrato un rialzo grazie in parte alle loro scorte di sicurezza. I numeri sono eloquenti: l'indice PMI Servizi è scivolato a 47,4 punti dai 50,2 del mese precedente, segnando il valore più basso da oltre cinque anni. Al contrario, il manifatturiero è salito a 52,2 da 51,6, massimo in 47 mesi.
Germania e Francia: un quadro interno frammentato
Il deterioramento colpisce le principali economie del blocco, ma con dinamiche diverse. Anche in Germania l'attività economica è scivolata in contrazione: il PMI tedesco è tornato sotto la soglia dei 50 punti per la prima volta da quasi un anno, attestandosi a 48,3 da 51,9 di marzo, con i servizi crollati a 46,9 da 50,9 e il manifatturiero arretrato a 51,2 da 52,2. La Francia ha visto l'indice complessivo passare a 47,6 da 48,8, con il manifatturiero che ha invece accelerato a 52,8 dai 50,0 precedenti. Un'inversione di tendenza rispetto al mese precedente, che testimonia quanto il quadro interno sia disomogeneo e difficile da leggere in chiave unitaria.
Inflazione e costi: la spirale energetica che complica tutto
Al deterioramento dell'attività si aggiunge una pressione sui prezzi che rende lo scenario ancora più complesso. Con la guerra in Medio Oriente, le pressioni inflazionistiche hanno continuato a crescere, segnalando i più forti tassi di rialzo in tre anni sia per i prezzi di acquisto che di vendita. Il conflitto ha anche causato gravi disagi sulla catena di distribuzione, con il settore manifatturiero che ha registrato i ritardi maggiori sui tempi di consegna da metà 2022. Questo scenario configura un rischio di stagflazione — crescita in frenata e inflazione in risalita — che per la BCE diventa un quadro più grigio: secondo la maggioranza degli economisti, Francoforte resterà in attesa e aspetterà giugno, e ulteriori dati, prima di alzare i tassi di interesse.
IFO e ZEW: la Germania conferma il deterioramento del sentiment
Il quadro già preoccupante disegnato dai PMI trova ulteriore conferma negli indicatori di fiducia tedeschi di aprile. Sul fronte aziendale, le prospettive economiche della Germania si sono deteriorate oltre le attese: l'indice delle aspettative dell'IFO è sceso ad 83,3 in aprile da 85,9 di marzo, toccando il livello peggiore dall'agosto 2023, ben al di sotto delle stime di mercato. Secondo il presidente dell'IFO, Clemens Fuest, le aziende sono diventate "considerevolmente più pessimistiche" sulle prospettive a breve termine. Sul fronte degli investitori istituzionali, lo ZEW ha dipinto un quadro altrettanto cupo: l'indice anticipatore è calato a -17,2 punti dai -0,5 di marzo — era a 58,3 punti a febbraio — con le condizioni attuali che si portano a -73,7 da -62,9. Secondo il presidente dello ZEW, Achim Wambach, le conseguenze economiche della guerra vanno ben oltre l'aumento dei prezzi: le imprese sono preoccupate per la carenza di approvvigionamento energetico a lungo termine, il che scoraggia gli investimenti e indebolisce l'effetto degli stimoli governativi. I due indici, letti insieme, segnalano che la prima economia dell'eurozona sta attraversando una fase di deterioramento diffuso, che rischia di pesare sull'intero blocco nei prossimi mesi.