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Data di pubblicazione 28 maggio 2026
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Autore: Alberto Cascione

USA: un'economia che rallenta sotto la superficie?

Quale quadro restituisco dell'economia Usai i dati su Pil, consumi e beni durevoli? 

I dati pubblicati oggi negli Stati Uniti offrono uno spaccato contraddittorio dell'economia americana: titoli rassicuranti in superficie, segnali di fragilità non trascurabili al di sotto. Letti insieme — ordini di beni durevoli, spesa dei consumatori, inflazione e risparmio — disegnano uno scenario in cui la crescita regge, ma le fondamenta si stanno incrinando.

Beni durevoli: il rimbalzo è reale, ma distorto

Gli ordini di beni durevoli ad aprile sono balzati del 7,9%, contro previsioni del 4% e un +1,3% di marzo. Un dato apparentemente brillante. Ma la lettura si complica subito: il salto è quasi interamente spiegato da un'impennata del 165,9% negli ordini di aerei civili, voce notoriamente volatile. Boeing ha ricevuto 136 ordini ad aprile, contro 33 di marzo — un rimbalzo tecnico che non dice nulla di strutturale sull'economia reale.

Il dato che conta davvero è il cosiddetto core capital goods — ordini di beni strumentali non legati alla difesa, esclusi gli aerei — che viene usato come termometro degli investimenti delle imprese. Qui il segnale è negativo: –1,1%, contro un'attesa di +0,4% e un precedente +3,9%. Le aziende, insomma, stanno frenando i piani di investimento. Vale la pena notare che nei trimestri precedenti gli investimenti in tecnologia legata all'intelligenza artificiale avevano sorretto il comparto; quel propellente sembra ora in esaurimento, almeno temporaneamente.

Consumi: ancora positivi, ma a caro prezzo. Pil: leggermente sotto le attese

Per quanto riguarda il Pil, la stima odierna parla di +1,5%, contro attese fissate a +1,6%. Sul fronte dei consumatori, i dati di aprile mostrano un'economia che avanza a fatica. La spesa reale delle famiglie è cresciuta appena dello 0,1%, un segnale di decelerazione marcata rispetto ai mesi precedenti. E la composizione interna è ancora più eloquente: la spesa per beni è scesa dello 0,2% in termini reali, mentre i servizi hanno tenuto con un +0,2% — dinamica che riflette una domanda di beni in ritirata, probabilmente per effetto dei prezzi elevati.

Il quadro si aggrava guardando ai redditi. Il reddito personale nominale è sostanzialmente piatto, mentre il reddito disponibile reale ha segnato il terzo calo consecutivo, a –0,5%. Le famiglie stanno dunque sostenendo i consumi erodendo il risparmio: il tasso di risparmio è sceso al 2,6%, il livello più basso da quasi quattro anni. È un segnale di stress, non di fiducia.

Inflazione: il nodo che lega tutto

A complicare ulteriormente il quadro c'è l'inflazione, che torna ad accelerare. L'indice PCE headline ha raggiunto il 3,8% annuo — massimo dal 2023 — mentre il core PCE si attesta al 3,3%. Le pressioni derivano soprattutto dall'energia, alimentate dal conflitto in Medio Oriente che continua a far sentire i suoi effetti sulle catene di fornitura e sui prezzi delle materie prime, petrolio e alluminio in testa.

È questo il nodo centrale: l'inflazione erode il potere d'acquisto delle famiglie proprio mentre i redditi reali calano. La fiducia dei consumatori è ai minimi, con una cautela crescente soprattutto tra i redditi più bassi.