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Data di pubblicazione 12 maggio 2026

Guerra in Iran, cibo e petrolio: come si sta comportando l'inflazione?

Guerra in Iran, cibo e tassi:  il mondo è alle prese con prezzi che non scendono

Ad aprile 2026 l'inflazione globale torna al centro del dibattito economico. Il conflitto in Iran e la chiusura dello Stretto di Hormuz hanno impresso una nuova accelerazione ai prezzi di energia e materie prime, rimettendo sotto pressione le banche centrali di tutto il mondo. Da Pechino a Brasilia, da Oslo a Mumbai, ecco cosa sta succedendo — e cosa dobbiamo aspettarci nei prossimi mesi.

Cina: segnali di normalizzazione, ma la deflazione è un ricordo ancora fresco

Dopo un lungo periodo di pressioni deflattive, la Cina mostra segnali timidi ma concreti di ripresa dei prezzi. Ad aprile 2026, l'indice dei prezzi al consumo (CPI) cinese è salito all'1,2% su base annua, sostenuto da una domanda interna in graduale ripresa — in particolare nei servizi legati a viaggi e turismo — e dall'aumento dei prezzi di energia, carburanti e gioielli in oro.

Il dato più preoccupante arriva però dall'inflazione alla produzione (PPI), che ha registrato un'accelerazione del 2,8% annuo — il livello più alto dal 2022. Il rialzo è trainato dall'aumento dei costi delle materie prime innescato dalla guerra in Iran e dalle tensioni sui mercati internazionali delle commodity.

Il paradosso cinese, tuttavia, è strutturale: la debolezza della domanda interna impedisce a molte imprese di trasferire i costi crescenti sui prezzi finali, comprimendo i margini di profitto e segnalando una fragilità di fondo nell'economia reale.

La Banca centrale cinese (PBoC) ha lanciato un avvertimento esplicito sui rischi di inflazione importata, sottolineando la necessità di monitorare la trasmissione dei prezzi esteri all'economia domestica. Pur mantenendo una politica monetaria "moderatamente accomodante", l'istituto appare prudente rispetto a ulteriori stimoli: la maggior parte degli analisti esclude tagli dei tassi nel breve periodo.

Norvegia: cibo, energia e l'effetto Pasqua che distorce i dati

In Norvegia i prezzi alimentari sono aumentati del 6,1% su base annua (+2,8% mensile), un rialzo che gli esperti attribuiscono in larga parte all'aumento dei costi energetici. I dati di aprile sono tuttavia influenzati dall'effetto Pasqua, che tende a distorcere le variazioni mensili rendendo più complessa un'analisi puntuale della tendenza reale.

L'inflazione complessiva norvegese si attesta al 3,4% annuo, ben al di sopra dell'obiettivo del 2% fissato dalla Norges Bank, che ha recentemente portato il tasso di riferimento al 4,25%. Gli economisti ritengono comunque improbabile un ulteriore rialzo immediato dei tassi.

Una nota positiva: la crescita dei salari degli ultimi anni ha superato quella dei prezzi, preservando il potere d'acquisto reale della maggior parte delle famiglie norvegesi. Contribuisce anche il forte calo dei prezzi di carburanti e lubrificanti (-10,6% tra marzo e aprile), favorito da una riduzione fiscale su benzina e diesel. Nel complesso, i dati sono in linea con le attese e non dovrebbero modificare a breve la strategia monetaria della banca centrale.

India: inflazione migliore del previsto, ma la guerra in Iran resta un rischio sistemico

Ad aprile 2026, l'inflazione in India è salita al 3,48% su base annua, in aumento rispetto al 3,40% di marzo ma inferiore alle previsioni degli economisti (attese al 3,78%). Si tratta del livello più alto degli ultimi 13 mesi, con il dato che si avvicina al target del 4% fissato dalla Reserve Bank of India (RBI).

Nonostante il risultato migliore del previsto, i rischi restano significativi. La guerra in Iran ha spinto al rialzo il petrolio oltre i 100 dollari al barile — un fattore critico per un paese come l'India, che importa circa il 90% del fabbisogno petrolifero. Finora il governo ha scelto di non scaricare interamente l'aumento sui consumatori, ma ha razionato il gas ad alcune industrie, con effetti a catena sui costi di produzione.

Le principali pressioni future sull'inflazione indiana potrebbero arrivare da:

  • Eventuali aumenti dei prezzi alla pompa, con il petrolio ancora sopra quota 100 dollari;
  • Prezzi alimentari (+4,2% annuo ad aprile), esposti al rischio siccità, ondate di calore e a un eventuale monsone sfavorevole (rischio El Niño).

Sul fronte della politica monetaria, la RBI ha mantenuto i tassi invariati, adottando un approccio attendista. Gli economisti avvertono che nuovi rincari energetici potrebbero cambiare rapidamente il quadro. La prossima riunione è fissata per il 5 giugno 2026.

Brasile: inflazione in accelerazione, elezioni in arrivo e una banca centrale sotto pressione

In Brasile l'inflazione torna ad accelerare: ad aprile 2026 i prezzi al consumo sono aumentati dello 0,67% mensile, portando il tasso annuo al 4,39% — vicino al limite superiore del target della banca centrale. La spinta principale è arrivata da cibo ed energia, con lo shock del conflitto in Iran che si trasmette direttamente ai carburanti e ai beni di prima necessità.

Il quadro si complica in vista delle elezioni di ottobre: il presidente Lula sta cercando di attutire l'impatto sui consumatori attraverso sussidi, tagli fiscali e programmi di ristrutturazione del debito. Misure che, tuttavia, aumentano l'incertezza sulle prospettive di inflazione a medio termine e sulla tenuta dei conti pubblici.

Nonostante una politica monetaria molto restrittiva, la domanda interna si mantiene robusta grazie alla spesa pubblica e a un mercato del lavoro solido. Secondo le previsioni degli analisti, l'inflazione brasiliana rimarrà sopra il target del 3% almeno fino al 2029, rendendo il percorso della banca centrale particolarmente sfidante.

Il quadro globale: l'indice FAO ai massimi da tre anni

Il contesto in cui si inseriscono questi dati è quello di una tensione globale sui prezzi alimentari senza precedenti recenti. La guerra in Iran e la chiusura dello Stretto di Hormuz hanno spinto i prezzi mondiali delle materie prime agricole ai livelli più alti degli ultimi tre anni.

L'indice FAO dei prezzi alimentari ha registrato un'accelerazione trainata da:

  • Oli vegetali
  • Cereali
  • Carne

La preoccupazione principale degli analisti è che l'aumento dei costi di energia e fertilizzanti — entrambi sensibili al prezzo del petrolio — si traduca in una nuova ondata di pressioni inflazionistiche per consumatori e produttori nel corso del 2026–2027, rendendo più difficile il lavoro delle banche centrali di tutto il mondo.