News Tempo di lettura: 5 minuti
Data di pubblicazione 29 maggio 2026
author image

Autore: Alberto Cascione

Tutto sull'Italia: Pil, Inflazione, lavoro e fiducia

Come va il nostro Paese? Ecco un approfondimento sull'Italai guardando ai dati dicrescita, prezzi, lavoro e fiducia di imprese e consumatori

L'Istat ha pubblicato nel giro di pochissimi giorni diversi dati sull’Italia che consentono di tracciare un ritratto completo — e per certi versi contraddittorio — dello stato di salute del paese. Da una parte, segnali incoraggianti: l'economia cresce, il lavoro avanza, le famiglie tornano a fidarsi. Dall'altra, qualcosa che logora la vita quotidiana: l'inflazione ha accelerato in modo deciso, e il sistema produttivo rimane cauto.

Il PIL tiene, trainato dai servizi e dalle esportazioni

Nel primo trimestre del 2026 il Prodotto Interno Lordo italiano è cresciuto dello 0,3% rispetto al trimestre precedente, e dello 0,8% rispetto allo stesso periodo del 2025. Entrambi i dati sono superiori alle attese, rispettivamente pari allo 0,2% e dello 0,7%. La variazione acquisita per l'intero 2026 è già pari allo 0,6% — ovvero, anche se il PIL rimanesse fermo per il resto dell'anno, chiuderebbe comunque in positivo. A spingere la crescita sono stati soprattutto i consumi delle famiglie e gli investimenti: i consumi finali nazionali sono aumentati dello 0,4% e gli investimenti fissi lordi dello 0,7%. Ma la vera sorpresa arriva dall'estero: le esportazioni sono balzate del 2,2%, mentre le importazioni sono calate dello 0,7% — una combinazione che ha contribuito in misura significativa alla crescita complessiva. A livello di settori, i servizi hanno segnato una crescita congiunturale dello 0,4%, l'industria è rimasta stazionaria e l'agricoltura ha registrato una lieve contrazione del 0,5%. È un'economia sempre più orientata ai servizi, dove il sistema manifatturiero fatica ancora a trovare slancio.

Il lavoro tocca nuovi record

Sul fronte occupazionale, aprile 2026 porta con sé numeri storici. Il numero di occupati ha raggiunto i 24 milioni e 337mila, con un aumento dello 0,5% rispetto al mese precedente — ovvero 123mila persone in più al lavoro. Un risultato che ha coinvolto tutte le tipologie di contratto: sono cresciuti i dipendenti permanenti (16 milioni 480mila), quelli a termine (2 milioni 525mila) e gli autonomi (5 milioni 332mila). Guardando al confronto con un anno fa, il quadro è ancora più positivo: rispetto ad aprile 2025, gli occupati sono aumentati di 269mila unità, pari a un incremento dell'1,1%. In parallelo, la disoccupazione continua a scendere. Il tasso di disoccupazione è calato al 5,1%, mentre quello giovanile si è ridotto al 16,9%. Anche gli inattivi — cioè coloro che non cercano lavoro — sono diminuiti: il tasso di inattività è sceso al 33,4%, con una riduzione di 102mila persone tra i 15 e i 64 anni rispetto al mese precedente.

L'inflazione torna a mordere

Il quadro si incupisce quando si passa ai prezzi. A maggio 2026, secondo le stime preliminari, l'inflazione è salita al 3,2% su base annua, in decisa accelerazione rispetto al 2,7% di aprile. La principale causa di questa fiammata sono i prezzi dell'energia: i beni energetici non regolamentati hanno accelerato dal 9,6% al 12,6% su base annua. Ma non è solo la bolletta a pesare: anche i servizi di trasporto e i servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona hanno registrato aumenti più marcati rispetto al mese precedente. Un dato confortante riguarda il cosiddetto "carrello della spesa", ovvero i beni alimentari e per la casa: i prezzi in questo comparto sono rimasti sostanzialmente stabili, con una variazione del 2,3%. Tuttavia, l'inflazione di fondo — quella che esclude energia e alimentari freschi, considerata la misura più strutturale dell'inflazione — è salita all'1,8%, in rialzo dall'1,6% di aprile. In termini pratici, l'inflazione acquisita per il 2026 è già al 2,6% — il che significa che, indipendentemente da quello che accadrà nei prossimi mesi, il livello medio dei prezzi quest'anno sarà già sensibilmente più alto rispetto all'anno scorso.

Famiglie più ottimiste, imprese più preoccupate

L'ultimo tassello del quadro riguarda la fiducia, ovvero come cittadini e aziende percepiscono l'andamento dell'economia. Ed è qui che emerge la contraddizione più nitida del momento. A maggio 2026 il clima di fiducia dei consumatori è migliorato, passando da 90,8 a 93,4, mentre l'indicatore composito della fiducia delle imprese è sceso da 95,1 a 94,1. Le famiglie, insomma, guardano al futuro con maggiore serenità: sia il clima economico sia quello futuro sono aumentati (rispettivamente da 82,7 a 86,2 e da 82,5 a 87,2), mentre il clima personale è salito da 93,8 a 96,0. Le imprese, invece, mostrano segnali di stanchezza. Il calo riguarda soprattutto i servizi di mercato e le costruzioni, mentre la manifattura è rimasta stabile e solo il commercio al dettaglio ha registrato un lieve miglioramento, grazie a vendite in crescita e scorte di magazzino ridotte. Vale però la pena ricordare, come sottolinea l'Istat, che il miglioramento della fiducia dei consumatori rimane comunque al di sotto dei livelli registrati nei primi mesi del 2026 — segnale che il clima di inizio anno, più ottimistico, non è stato ancora recuperato.

Un paese in equilibrio precario

Messi insieme, questi quattro indicatori disegnano un'Italia che cammina, ma non corre. La crescita economica c'è ed è reale, il mercato del lavoro si avvicina a livelli di occupazione mai visti prima, e le famiglie cominciano a respirare. Ma l'inflazione che torna a salire — spinta dall'energia — rischia di erodere il potere d'acquisto proprio mentre i salari cercano di tenere il passo. Le imprese lo sentono, e la loro cautela potrebbe frenare gli investimenti nei prossimi mesi. È il classico equilibrio precario di un'economia matura che cerca di crescere senza surriscaldarsi, in un contesto internazionale che non aiuta.

Il pannello sotto riassume visivamente i dati principali.

Italia: i dati