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Data di pubblicazione 19 maggio 2026
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Autore: Alberto Cascione

Tutto sulla Polonia: inflazione, Pil, azioni e obbligazioni

La Polonia fronteggia le sfide di tutte le economie mondiali: pressioni sui prezzi e sul Pil, ma la dinamica della crescita economica è più vivace che altrove

Nel primo trimestre del 2026, l'economia polacca ha mostrato segnali di rallentamento più marcati del previsto. Il PIL è cresciuto del 3,4% su base annua, un risultato inferiore sia al 4,1% registrato nel trimestre precedente sia alle attese di mercato, ferme al 3,7%. Tra i fattori determinanti, un inverno insolitamente rigido ha penalizzato in modo particolare il settore delle costruzioni, contribuendo a trascinare verso il basso l'aggregato complessivo. Gli economisti parlano apertamente di un inizio deludente per il 2026, e alcune stime di crescita annuale sono già state riviste al ribasso, portandosi al 3,6%. Si tratta comunque di risultati che, se confrontati con quelli dell’eurozona, sono nettamente migliori e mostrano una dinamica che rimane sostenuta ed importante.

A complicare il quadro si aggiunge una dinamica inflazionistica in accelerazione. Ad aprile, l'inflazione ha raggiunto il 3,2% su base annua, con una variazione mensile di +0,6%. La componente core, o di fondo — che esclude energia e alimentari freschi — si è attestata al 3,0%, in crescita rispetto al mese precedente, e rappresenta la principale fonte di preoccupazione per le autorità monetarie, anche perché la Polonia mostra una dinamica dei prezzi più vivace rispetto agli altri paesi della regione. Le pressioni inflazionistiche originano da fonti molteplici: gli shock energetici legati alle tensioni geopolitiche in Medio Oriente hanno spinto al rialzo i prezzi dei carburanti e delle tariffe aeree; sul fronte domestico, sono aumentati i costi di servizi quali acqua, raccolta rifiuti, telecomunicazioni e piattaforme di streaming; infine, si sono ridotti gli effetti deflattivi che in precedenza contenevano i prezzi di abbigliamento e arredamento. Le prospettive per i prossimi mesi non appaiono rassicuranti: il petrolio sopra i 100 dollari al barile e il rischio di rialzi nei prezzi alimentari — legato a condizioni climatiche avverse e ai costi dei fertilizzanti — potrebbero alimentare ulteriormente la spirale inflazionistica.

In questo contesto, la Banca Centrale polacca (MPC) si trova a dover navigare un dilemma di difficile soluzione: da un lato, un'inflazione persistente e in crescita richiederebbe un intervento restrittivo; dall'altro, un'economia che rallenta sconsiglia mosse affrettate che potrebbero soffocare ulteriormente la crescita. Prevale dunque un orientamento definito “wait-and-see”, cioè di rimanere a guardare cosa succede, detta in maniera molto semplice, con diversi membri dell'MPC inclini ad attendere nuovi dati prima di imprimere una svolta alla politica dei tassi. I mercati finanziari, tuttavia, mostrano un atteggiamento più aggressivo, scontando fino a tre possibili rialzi dei tassi nel corso del 2026.

In sintesi, la Polonia affronta l'anno con una combinazione di fattori non favorevoli: una crescita sotto le attese, un'inflazione in accelerazione alimentata da pressioni sia esterne sia domestiche, e un quadro internazionale caratterizzato da elevata incertezza geopolitica. La traiettoria della politica monetaria resta aperta, con la banca centrale chiamata a bilanciare il controllo dei prezzi con la tutela di un'espansione economica che mostra i primi segni di fragilità. Tutto questo è esattamente il quadro che stanno affrontando le economie di un po’ tutto il mondo. La Polonia, però, mostra tassi di crescita superiori a quelli di molte aree: per questo, la sua Borsa è presente in portafoglio. Per quanto riguarda le obbligazioni, quelle in zloty non sono da acquistare, quelle denominate in euro, invece, possono essere inserite in portafoglio.