Il Brasile resta il caso più delicato. La banca centrale ha tagliato per la terza riunione consecutiva i tassi, portandolo al 14,25%, prosecuzione di un ciclo di allentamento iniziato nel 2026 dopo una fase di tassi altissimi, fino al 15%. Ma è proprio mentre continua a tagliare che la banca lancia un segnale di allarme: le aspettative di inflazione per il 2026 sono salite intorno al 5,2%, ben sopra l’obiettivo del 3%, spinte da prezzi energetici, shock globali, dagli stimoli fiscali legati alla vicinanza delle elezioni e da una domanda interna che non rallenta. Il risultato è una comunicazione che si fa più prudente, quasi contraddittoria nella forma: si tagliano i tassi, ma senza più dare indicazioni su ulteriori mosse, ribadendo che le prossime decisioni saranno strettamente legate ai dati. Il ciclo dei tagli, insomma, rischia di trasformarsi in una pausa imminente: il Brasile deve tenere insieme una crescita relativamente resiliente con un'inflazione che si sta allontanando dall’obiettivo, e questo restringe sensibilmente il margine per nuovi stimoli.
Diversa, ma non meno indicativa, la posizione della Riksbank svedese, che ha lasciato i tassi fermi all'1,75% per la sesta riunione di fila — il segno di un'attesa che dura da tempo. Ciò che cambia, però, è il tono: la banca centrale ha alzato la probabilità di un rialzo nel corso del 2026, con uno scenario possibile, anche se non scontato, di un aumento di 25 punti base entro fine anno. L'inflazione svedese resta oggi contenuta, vicina o sotto l’obiettivo del 2%, ma sono i rischi esterni — ancora una volta la guerra in Medio Oriente e i prezzi dell'energia — a preoccupare per i mesi a venire, in un'economia che intanto rimane più debole del normale, con crescita moderata, disoccupazione relativamente alta e capacità produttiva non del tutto utilizzata, sebbene si intravedano primi segnali di ripresa. Anche qui, come per la Bank of England, prevale un atteggiamento "aspettare e vdere": non si alzano i tassi subito, ma la banca si dichiara pronta a farlo se le pressioni inflazionistiche dovessero materializzarsi.
La Banca nazionale svizzera, infine, racconta una storia per molti versi opposta. La SNB ha mantenuto i tassi a zero, confermando una politica accomodante, e ha ribadito — pur con linguaggio leggermente più cauto — la propria disponibilità a intervenire sul mercato valutario se necessario per contenere un franco troppo forte. Paradossalmente, è proprio l'accordo di pace in Medio Oriente ad aver allentato la pressione sul franco, che come valuta rifugio aveva beneficiato delle tensioni internazionali e che ora si è indebolito, alleggerendo la SNB da uno dei suoi pensieri principali. L'inflazione svizzera resta bassissima, attesa allo 0,6% per il 2026 e stabile intorno a quei livelli anche negli anni successivi, ben dentro l’obiettivo compre tra lo 0-2%, mentre la crescita è prevista attorno all'1% nel 2026 e all'1,5% nel 2027. In un mondo in cui Fed, Norvegia e area euro si muovono spesso in direzione più restrittiva, la Svizzera si distingue per un problema rovesciato: non è l'inflazione a preoccupare, ma la forza della propria moneta, al punto che uno degli scenari futuri ipotizzati dalla banca centrale è un eventuale ritorno ai tassi negativi, qualora il franco tornasse ad apprezzarsi eccessivamente.
Tiriamo le fila
Nel complesso, questo secondo gruppo di decisioni amplia lo spettro già emerso in precedenza: se l'Indonesia agiva con aggressività per salvare la propria valuta e la Bank of England restava in attesa, qui si aggiungono il Brasile, stretto tra il bisogno di sostenere la crescita e il timore di perdere credibilità anti-inflazione; la Svezia, ferma ma pronta a virare verso il rialzo; e la Svizzera, che si muove su un piano del tutto diverso, dove il vero rischio non è l'inflazione ma una moneta troppo forte. Un filo comune, però, attraversa tutte queste decisioni: la consapevolezza che la situazione in Medio Oriente e l'andamento dei prezzi energetici restano variabili capaci, in qualsiasi momento, di ribaltare gli scenari su cui le banche centrali stanno costruendo le proprie strategie.
Come investire?
Attualmente non investiamo in Svizzera e Svezia, né con le obbligazioni né con le azioni. Per il Brasile, le obbligazioni sono a mantenere, mentre per le azioni controlla i nostri portafogli.